“La fiamma del peccato”

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Sintesi perfetta dei canoni espressivi del genere noir, "La fiamma del peccato" è opera capitale in tutta la storia del cinema per la sua stilizzata eleganza e per la sua formidabile sceneggiatura. Grande prova registica di Billy Wilder, discreta e perfetta nel convogliare l’attenzione dello spettatore sull’intreccio.

La storia, raccontata in forma di lungo flash-back dallo stesso protagonista maschile (lo stesso artifizio narrativo si ritrova nel "Viale del Tramonto", dove a parlare è addirittura un trapassato), si incentra sulla figura di una algida ma travolgente "femme fatale", capace con il suo appeal di scatenare il desiderio (erotico ed economico) di un tranquillo assicuratore capitato tra le sue grinfie. Inutile dire che , alla fine, tale frenetica ricerca si concluderà con la più atroce delle sconfitte. Ideale contrappunto alla figura della eva\tentatrice, il personaggio magistralmente interpretato da Edward G. Robinson si delinea assumendo i contorni del padre\controllore. Entrambe le figure si contendono il "dominio" sul tormentato Walter Neff (un magnifico Fred Mac Murray), tentando di incanalarlo l’una sulla via della perdizione, l’altro sulla rigorosa strada della legge.

Molti gli elementi di questo film entrati nel mito: dal braccialetto alla caviglia della Stanwyck all’incontro clandestino dei due amanti nel supermarket, per non citare le innumerevoli memorabili battute di cui grondano i dialoghi del film ("Yes, I killed him. I killed him for money and for a woman. I didn’t get the money and I didn’t get the woman. Pretty, isn’t it?"). Film assolutamente capitale, che brilla per la perfetta sceneggiatura, per l’eleganza stilistica e per le monumentali interpretazioni dei tre attori protagonisti. Da cineteca.

Voto: 9+