“Apocalypto”

APOCALYPTOQuarto lavoro dietro la macchina da presa di Mel "Mad Max- Letal Weapon" Gibson. A mio parere, una fotocopia di "The Passion". Sembra che il buon Mel abbia scoperto la formula per il successo e non sia intenzionato a cambiarla almeno per i prossimi dieci film: interesse posticcio per un popolo/una lingua + violenza esagerata, a tratti tanto esagerata da diventare noiosa + trama scontata ma affidabile, standardizzata sul modello di migliaia di action-movie già visti. Questo e poco altro è il troppo pubblicizzato "Apocalypto". Inutile dire che le risibili polemiche politiche che il film ha scatenato hanno sicuramente contribuito al successo di pubblico della pellicola. La trama del film è tanto banale da rendere persino inutile raccontarla. Il "messaggio" (o presunto tale) del film, poi, è tutto un programma: nessuna civiltà può essere conquistata dall’esterno, se prima non è già marcita al suo interno. Concetto interessante. Peccato che applicato alle antiche popolazioni dell’america latina suoni quasi come una legittimazione (o come una giustificazione "Storica") degli stermini sistematici operati dai "nostri" conquistadores a danno delle popolazioni amerindie: tanto dovevano crepare da soli. Insomma si balla su un campo minato. Da un punto di vista tecnico tutto è all’insegna del piattume (no, non pattume, ma poco ci manca). Regia standard, da telefilm. Fotografia buona per lo spot di una station-wagon (ennesimo abuso di rallenty). Si salvano solo le buone prove di recitazione offerte dagli attori "indigeni" non professionisti e i costumi,molto spettacolari e frutto evidente di una ricerca approfondita.

Voto personale: 4

Who’s who: Max Ophuls

ophulsMax Ophuls è il cinema. Movimento, illusione, narrazione, affabulazione, danza. Erroneamente considerato regista di melodrammi o più o meno abile narratore di feuilleton, Ophuls rappresenta l’essenza stessa della forma cinematografica. Una carriera da apolide, costruita sulle sponde dell’oceano Atlantico: una manciata di film girati negli Stati Uniti (per sfuggire, tedesco di origini ebraiche, alla persecuzione nazista) e poi gli anni della maturità in Europa, tra Francia, Germania e Italia. Pochi film, ma fondamentali, girati nel giro di breve tempo racchiudono tutti i motivi e la sublime bellezza della sua arte: nel 1948 "Lettera da una sconosciuta", che già introduce i temi tipici del cinema Ophulsiano (il destino, la caduta, la disillusione del vivere). ronde1Nel 1950 l’elegante gioco sul tema dell’eros di "La ronde – il piacere e l’amore", vero capolavoro di stile e brillante esempio di meta-narrazione. Nel 1952 "Il piacere" tratto da Maupassant, nel ’53 "I gioielli di madame de.." con Vittorio De Sica e nel ’55 l’ultimo film, "Lola Montes",primo suo film a colori e sintesi perfetta (solo apparentemente smisurata) di tutte le tematiche sviluppate nei film precedenti. Idolatrato da registi come Kubrick, Resnais, Bertolucci, ha anticipato molti temi e stilemi registici che saranno ripresi da grandi cineasti successivi (da Fellini a Greenaway). La sua idea di cinema era connessa per un buon 50 per cento alla costruzione dell’inquadratura e ai movimenti di macchina. Lunghe carrellate e improvvisi cambi di prospettiva, vorticosi movimenti circolari della cinepresa intorno ad un oggetto, complessa costruzione dello spazio e magnifico uso della profondità di campo, tutto come in un valzer. Cinema come danza, come movimento perpetuo. Il restante 50 per cento è attribuibile alla storia (spesso tratta dal patrimonio letterario europeo) e alla recitazione degli attori. Un film di Ophuls, quindi, funziona anche in presenza di attori vistosamente inadeguati (come la Martin Carol di "Lola Montes"), proprio perchè vive indipendentemente da essi, quasi come se utilizzasse delle marionette.ilpiacere3 E proprio il tema della maschera, della clownerie velata di malinconia, del circo-spettacolo di burattini è forse il cuore pulsante di tutta l’opera di questo grande genio del cinema. In Italia sono comparsi in DVD gran parte dei suoi film (ormai manca all’appello soltanto "La ronde"), editi da etichette disparate. Ottime le edizioni di "Le Plaisir" (molto interessante una lunga intervista a Bertolucci) della Flamingo Video e di "Lola Montes"della RHV. L’occasione giusta per conoscere un raro esempio di pura arte cinematografica.