“Una notte all’opera”

 

Geniale scorribanda dei fratelli Marx nel mondo operistico. E’ il primo film (purtroppo soltanto di 2, con "Un giorno alle corse") che i fratelli Marx girarono sotto l’auspicio dell’enfant-prodige Irving Thalberg, alla MGM, e la differenza si vede. Da Thalberg i fratelli, venuti dalla grande provincia americana, si sentivano particolarmente stimati e lo stesso Groucho, che nutriva grande considerazione per il giovane produttore, dichiarò che proprio questi due film furono, a suo avviso, i migliori che avessero mai girato. La regia di un professionista come Sam Wood, una schiera di fidati sceneggiatori, i fondi assicurati dalla MGM, garantirono, infatti, la realizzazione di un’ottima pellicola, in cui rilucesse appieno il talento dei Fratelli.

 

night at the operaLa trama, per la prima volta dall’esordio cinematografico dei fratelli, è costituita da un solido plot narrativo e non da una mera riproposizione di sketch teatrali: due giovani idealisti e una storia d’amore ostacolata, qualche ben caratterizzato villain, i fratelli pronti a schierarsi dalla parte dei fidanzatini contro i cattivi usurpatori. Il tutto è condito da alcuni numeri musicali in grande stile, aventi spesso Harpo e Chico come protagonisti e dal fondamentale contributo della Dumont. Una struttura narrativa così ben definita permette di amplificare l’effetto comico allorquando l’irruenza fisica e verbale dei Marx Bros si cala in contesti del tutto inattesi (l’alta società a bordo di una nave piuttosto che il paludato mondo dell’Opera). Tantissime le gag da immortalare in una ipotetica antologia della storia della risata: su tutte la storica scena della cabina, in cui, con un irresistibile effetto di accumulazione e crescendo comico, il ristrettissimo spazio della cabina di una nave arriva ad essere progressivamente popolato da una miriade di personaggi. Fantastico anche il momento in cui Chico e Groucho cercano di stipulare un contratto, via via "stralciando" clausole, culminando con la mitica battuta del "Sanity Clause". Elegante, scoppiettante, vintage ma ancora capace di far godere. E’ on-line un sito interamente dedicato al film, straripante di materiale: http://www.nightattheopera.net/

Voto personale: 9e1\2

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Dedicato ai fratelli Marx

Fanno bene allo spirito i film dei fratelli Marx. Anche i loro film meno noti, meno celebrati, sono delle perle di comicità assoluta, dei distillati di piacere. Da loro hanno "preso" a piene mani personaggi come Woody Allen, il gruppo dei Python e una infinità di altri comici contemporanei. Hanno avuto il grandissimo merito di innovare la comicità attraverso una sapiente mistura di gag-slapstick (affidate di solito all’immenso Harpo), giochi di parole di fulminante genialità (pronunciate dall’inconfondibile maschera di Groucho) e non-sense lessicale (il principale apporto di Chico). La loro comicità è una comicità anarchica, surreale, totale. I loro film sono straordinari esempi di comicità moderna, sebbene girati tutti tra gli anni ’30 e gli anni ’40. Tutti ancora godibilissimi.

marx 1Figli d’arte, sarà la loro madre Minnie Schönberg, intraprendente oriunda tedesca, a spingerli ancor bambini alla carriera teatrale. Cominciano ad esibirsi in alcuni numeri canori sotto diverse sigle (la prima, The Three Nightingales, ovvero "I Tre Usignoli"). Aiutati dallo zio, noto comico teatrale, cominciano a girare per la provincia americana e a farsi conoscere. Ai numeri musicali (Chico si esibisce come estroso pianista e Harpo come elegante arpista) aggiungono anche alcune improvvisazioni comiche, che contribuiranno ad aumentare l’amore del pubblico nei loro confronti. Vengono presto ingaggiati per vere e proprie tournée. Nel 1912 inventano una scenetta comica in cui un severo insegnante deve tenere a bada una classe di scapestrati alunni. Qui cominciano ad intravedersi quelli che diverranno i loro celeberrimi personaggi sullo schermo: Groucho, il baffuto e ironico chiacchierone, Harpo, il vagabondo muto fintamente ingenuo con una grande parrucca riccia, e Chico, il bullo ignorante e maneggione di origine italiana. Gummo lascerà il gruppo poco dopo, mentre Zeppo continuerà ancora per diverso tempo (fino al 1934) a far da mera spalla ai tre istrioni.

groucho2Dopo quasi trent’anni di gavetta, i fratelli trovano il successo, quando nei primi anni venti approdano a Broadway, dove portano tutta la loro sfrenata ed anarchica ironia. Così racconta Groucho: «Il nostro arrivo a New York fu strano. Facemmo un successo che non ci aspettavamo. Non pensavamo di essere bravi». La loro carriera cinematografica comincia nel lontano 1929, quando sottoscrivono con la Paramount un vantaggioso contratto per la realizzazione di ben 5 pellicole, che in ordine cronologico saranno:

  • "The Cocoanuts – il ladro di gioielli" (1929):è quasi una mera registrazione di uno spettacolo teatrale, ma ottiene un incredibile successo di critica e di pubblico
  • "Animal Crackers" (1930), sardonica presa in giro dell’alta società americana
  • "Monkey  Business" (1931), considerato il primo grande film dei fratelli Marx
  • "Horse Feathers – i fratelli Marx al college" (1932)
  • "Duck soup – la guerra lampo dei fratelli Marx" (1933), il loro capolavoro. Quest’ultimo film, diretto da Leo McCarey, è una feroce satira antimilitarista, in cui i tre fratelli sono al massimo della loro comicità delirante e corrosiva. Alla sua uscita nelle sale la pellicola non ottiene purtroppo il successo sperato, e così la Paramount decide di non rinnovar loro il contratto.

Nel 1935 il grande produttore della Metro Goldwyn Mayer, Irving Thalberg, li scrittura per due film, in cui valorizzerà decisamente il loro inestimabile talento, inserendoli abilmente in un contesto conformista in cui essi possano portare scompiglio. I due film saranno

  • "Una notte all’opera – A Night at the Opera" (1935), arguta parodia della buona società,in cui si verifica l’imprevedibile connubio tra i fratelli Marx e il paludato mondo operistico. Film strepitoso, ricchissimo di gag entrate di diritto nella storia del cinema.
  • "Un giorno alle corse – A Day at the Races" (1937), in cui i tre Marx dileggiano la medicina e il mondo delle corse dei cavalli.

marx2Per tastare gag e battute Thalberg aveva concesso loro di portare in tournée in alcune cittadine di provincia alcune scene del film prima che cominciassero le riprese, così da saggiare appunto la validità del materiale. Purtroppo poco dopo l’inizio delle riprese del secondo film, Thalberg muore ancor giovane per una polmonite. Da allora i tre Marx non godranno più dello stesso grande interesse da parte del cinema. I film successivi, pur contenendo momenti di apprezzabile comicità, non saranno all’altezza dei precedenti.

  • "Servizio in camera – Room Service" (1938, per la RKO)
  • "Tre pazzi a zonzo – At the Circus"  (1939, nuovamente per la MGM)
  • "I cowboys del deserto – Go West"  (1940, MGM)
  • "Il bazar delle follie – The Big Store" (1941, MGM)
  • "Una notte a Casablanca – A Night in Casablanca" (1946, MGM) 
  • "Una notte sui tetti – Love Happy"  (1949)
  • "L’inferno ci accusa – The Story of Mankind"  (1957)

RISORSE ON-LINE

“La terra trema – episodio del mare”

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Esemplare rilettura cinematografica del testo Verghiano "I Malavoglia", fermamente voluta e lucidamente realizzata dal genio di Luchino Visconti. Ben oltre la poetica neorealista, "La terra trema" è un grande film d’autore, personalissimo e lontano dalla essenzialità figurativa del cinema del periodo. La realtà è certamente "dentro" il film in modo pressocchè assoluto (il film fu girato nell’arco di 6 mesi ad Aci Trezza, vicino Catania, con la partecipazione di abitanti del luogo che recitarono in stretto dialetto siculo perchè non conoscevano altra lingua), ma in Visconti, già allora, era presente un gusto nella composizione dell’inquadratura e nei movimenti di macchina tali da rendere il suo cinema vero eppure "costruito" e rielaborato nella forma, molto distante, ad esempio, dalla "naturalità" rosselliniana. Anche dal punto di vista ideologico il film si pone in modo originale e autonomo rispetto al testo letterario. Se Verga, da conservatore, narrava con malinconico disincanto le dolenti vicende delle classi subalterne, Visconti, da marxista-aristocratico, insiste sul territorio della rivolta sociale ma non è immune al fascino decadente che simili personaggi e scenari portano con sè. Travagliate e interessanti anche le difficoltà produttive che la troupe, di stanza nel piccolo borgo di Aci Trezza, dovette affrontare. Il film, in origine, doveva essere una sorta di documentario antropologico, andando a costituire, come sottolinea la presenza del sottotitolo, una ideale trilogia insiema ad altre due pellicole (dedicati al lavoro nelle miniere e al mondo agricolo). Le cose andarono, però, diversamente:la lavorazione si fece via via più complessa e strada fecendo l’idea della trilogia venne archiviata. Alla continua ricerca di fondi, lo stesso Visconti arrivò a vendere gioielli appartenuti alla madre per completare il film. La stessa pellicola, poi, ancora prima di essere proiettata nelle sale, suscitò le vibranti polemiche delle autorità locali, preoccupate che il film potesse dare una immagine abietta e degradata della Sicilia. Regista e produttore risposero personalmente sulle colonne di giornali locali, e oggi questo interessante "carteggio" è stato riesumato dalla RHV per andare a costituire il booklet della edizione in DVD del film. Sempre in questa edizione in DVD (in 2 dischi) sono presenti delle interessanti interviste a Pietro Ingrao (che analizza i rapporti di Visconti con i gruppi dissidenti di sinistra nell’immediato dopoguerra), Francesco Rosi (assistente alla regia di Visconti, insiema a Franco Zeffirelli ne "La terra trema") e Turi Vasile. Il film, ancora oggi straordinario per intensità e ricchezza, vinse il Leone d’oro alla IX Mostra del Cinema di Venezia. Riscoprire film come questi è necessario e piacevolissimo.

Voto personale: 9

“Uno sparo nel buio”

Shot_in_the_darkStraordinario secondo capitolo della fortunata saga della Pantera Rosa, e secondo molti il migliore in assoluto. A distanza di pochi mesi, nel 1964, Peter Sellers torna per la seconda volta a vestire gli indimenticabili panni (trench e cappello) del sagace Ispettore Clouseau della Suretè francese, sotto l’abile mano registica del grande Blake Edwards. Dopo l’esordio della "Pantera Rosa", film collocabile sul territorio della commedia giallo-rosa e impreziosito da un cast stellare, con "A shot in the dark" Edwards vira decisamente sul versante comico, quasi farsesco. La sua mano registica, però, è ancora sobria ed elegante, a differenza di quanto accadrà per buona parte dei titoli successivi della serie (che ripartirà, dopo questo film, solo dopo oltre 10 anni di pausa, con "La pantera rosa colpisce ancora"). Se a ciò si aggiunge una trama convenzionale ma ben architettata, l’ammaliante colonna musicale di Henry Mancini, la suggestiva atmosfera parigina e soprattutto la grande prova d’attore di Peter Sellers (nei suoi anni d’oro) il gioco è fatto. Tantissime le scene che lasciano il segno, per la loro geniale comicità: la disastrosa partita a biliardo dell’Ispettore Clouseau, i numerosi arresti dello stesso, la parentesi nella colonia nudista (vero capolavoro di humor, molto vicina per atmosfere ad Hollywood Party), la sincronizzazione degli orologi, l’eccelsa sequenza finale in cui l’ispettore rivela il colpevole. Il film riveste, inoltre, una particolare importanza per i fan della saga perchè introduce due personaggi che diventeranno, col tempo e con le apparizioni in quasi tutti i film successivi, delle vere e proprie colonne della serie: l’ispettore capo Dreyfuss (Herbert Lom) e il karateta Kato (Burt Kwouk). Molto divertente, splendidamente confezionato, vivamente consigliato.

Voto personale: 8 e 1\2

“Eraserhead”

"Eraserhead": sbalorditivo e terribile. Non-raccontabile, ma altamente raccomandabile. Eppure una trama, un senso, lungo la sua ora e mezza di durata, il film ce l’ha. Non stiamo parlando degli esiti dadaisti che la sperimentazione conobbe nel secolo scorso (vedi "Entr’acte"), nè tantomeno di lampi surrealisti, sconnessi uno dall’altro, come quelli del primo Bunuel. In questo film, che comunque è definito correntemente "d’avanguardia", Lynch usa i mezzi espressivi propri della settima arte in modo classico, canonico. Quello che è completamente nuovo è il contenuto, totalmente (forse apparentemente) irrazionale, di questa narrazione. Il desiderio/terrore della castrazione, la sessuofobia, la auto-cancellazione, l’attrazione per la materialità della terra sono tematiche che si sono spesso allacciate al film, ma la grandezza della pellicola sta nella sua atmosfera allucinata e onirica. L’incubo è totale e investe tutti i personaggi, gli ambienti e le azioni presenti nel film. Quindi ogni sforzo interpretativo, come accade spesso con i film di David Lynch, è inconsolabilmente destinato a rimanere frustrato. Per capire film come questi (a proposito, avete mai visto un altro film come questo?) bisogna soltanto sforzarsi di non capire e "salire sul film", come lo stesso Lynch ha più volte sottolineato nei suoi (peraltro rari) incontri con il pubblico. Utilizzare l’arma dell’intuito e del "sesto senso" pare essere l’unica chiave di volta per potersi addentrare nel pianeta "Eraserhead" e, più in genere, nell’universo Lynch. Splendida fotografia in bianco e nero, originalissimo uso degli effetti sonori (completamente "off", come qualcuno ha cercato di definirli, ovvero avulsi dal contesto narrativo), regia, come detto, raffinata ma classica, senza eccessi: ampio uso di zoom, lenti carrelli, dissolvenze, splendidi rallenty, spesso macchina da presa statica. Un solo, trascurabile, appunto: il sottotitolo italiano "la mente che cancella" non è fedele al titolo originale e al geniale doppio senso del film. Molto meglio sarebbe stato "la TESTA che cancella"… Vedere il film per capire cosa intendo.

Il film fu realizzato da Lynch, tra enormi difficoltà economiche, grazie ai fondi dell’AFI, nella durata record di 5 anni, necessari per recuperare di volta in volta il denaro che serviva. Si narra che fosse il film preferito da Stanley Kubrick, il quale avrebbe invitato degli amici a casa sua promettendo loro la visione di "Eraserhead". Clamoroso fallimento al box-office al momento dell’uscita, è diventato col tempo un vero e proprio cult del cinema di mezzanotte. Svariate le leggende su un film che è già, per i fatti suoi, leggenda. Miti e curiosità, per esempio, sulla materia (organica?) che fu utilizzata dal regista per ricreare il neonato mutante. Tutto contribuisce ad accrescere l’interesse, ormai vicino al feticismo, per questo film, davvero unico nella storia del cinema. E’ il primo film nella preziosissima filmografia Lynchiana. Il film al quale Lynch ha recentemente dichiarato di sentirsi più vicino. Domani esce in Italia "Inland Empire", l’attesa è enorme. Pare si tratti di un degnissimo nuovo capitolo, questa volta girato interamente in digitale, della cinematografia dell’ignoto, di marca Lynch, nel segno iniziato da Eraserhead. Non vediamo l’ora.

Voto personale: 9+

David Lynch su SU

lynchQualcuno si ricorda di David Lynch, per fortuna. Per la precisione mi riferisco al canale satellitare Studio Universal (canale 320 di Sky) che ogni martedì a partire da stasera e per tutto il mese di Febbraio omaggerà questo genio incontrastato del cinema post-moderno. Il calendario è ricchissimo di prelibatezze,essendo alcune delle vere rarità. Il tutto sarà corredato da interviste e materiale inedito sul regista. Da non perdere.

6/2 ore 23,20 "Eraserhead"- a seguire i corti di Lynch, inediti in Italia: "The grandmother", "The amputee", "The alphabet"

13/2 ore 23,20 "Elephant Man"

20/2 ore 23,15 "Fuoco cammina con me"

27/2 ore 00,05 "Una storia vera"