“Fino all’ultimo respiro”

a_bout_de_souffle_affMeraviglioso esordio dietro la macchina da presa (siamo nel 1960) di un signore che si chiama  Jean Luc Godard. Film ancora oggi freschissimo, vivace, inebriante. Splendida ambientazione parigina, due attori magnifici in stato di grazia (Lui, Jean-Paul Belmondo e Lei, Jean Seberg), una trama esilissima eppure infallibile (da un soggetto di Francois Truffaut). E’ il film che praticamente inaugurò il terremoto cinematografico operato dalla Nouvelle Vague francese, ed è emblematico che dietro la realizzazione di questo film ci siano forse le tre più influenti personalità di questa "corrente": Godard alla regia, Chabrol alla scenografia, Truffaut alla stesura del soggetto. Da un punto di vista della collocazione puramente "di genere" il film, con qualche forzatura, potrebbe collocarsi nell’ambito del "gangster-noir", da cui mutua stilemi e situazioni tipiche (l’inseguimento, la donna come femme-fatale, le sparatorie). Il tutto però è filtrato attraverso uno sguardo che fa della "leggerezza" (di tocco e di tono) il suo credo, fino alla fine, fino all’ultimo respiro appunto. La regia è assolutamente originale, e talmente ricca di spunti da non poter essere analizzata in poche righe: studi e studi si sono soffermati sull’importanza del contributo di Godard allo sviluppo del linguaggio filmico moderno, a questi rimando gli interessati con un po’ di link alla fine del post. In sintesi, diciamo che la mano registica di Godard, almeno in questo film d’esordio, è caratterizzata da una tendenza quasi parossistica alla instabilità, al movimento, alla percezione fugace dell’attimo, alla sensazione del "passaggio" veloce e ritmato di gesti e figure. La regia è aiutata in questo dall’interessantissimo uso del montaggio "sincopato", che tende a frammentare in numerose schegge giustapposte i dialoghi e l’azione. Semplicemente geniale il tema musicale del film, opera del jazzista Martial Solal. Film straordinario in tutti i sensi.
 

Voto personale: 9 e 1/2

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3 risposte a ““Fino all’ultimo respiro”

  1. @Monia: Non posso che quotarti…film di una levità, e di una libertà espressiva senza pari. Cose che gran parte dei cineasti di oggi (aimè) si sognano…un saluto e grazie per la gradita visita

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