“L’avventura”

AVVENTURA20LOC1960. Michelangelo Antonioni gira la sua prima opera importante e forse il suo miglior film: "L’avventura". Primo ideale capitolo della cosiddetta "trilogia della incomunicabilità" (insieme ai successivi "L’eclisse" e "La notte"), il film, meraviglioso esempio di come sia ancora oggi modernissimo il cinema di Antonioni, narra la vicenda della scomparsa misteriosa di una giovane donna (Lea Massari), avvenuta a Lisca Bianca, una delle isole Eolie. L’elemento narrativo di  "giallo" è in realtà solo accennato (peraltro il mistero è destinato a non essere risolto), ed è funzionale allo sviluppo della vicenda, una vicenda tutta interiore. Quello che primariamente interessa al regista è raccontare lo sviluppo della travagliata relazione affettiva tra il fidanzato della scomparsa (Gabriele Ferzetti) e la sua migliore amica (Monica Vitti, per la prima volta con Antonioni) dopo il misterioso evento, tutta giocata sul non-detto e sul linguaggio dei gesti. I personaggi del film (e allargando lo sguardo, i personaggi di tutto il cinema di Antonioni) sembrano come "in scacco", non più in grado di esprimere sè stessi e i loro sentimenti, quasi sordi ad ogni richiamo interiore o definitivamente annullati, ripiegati sulle macerie di un animo divenuto arido ("E’ diventato così facile persino rinunciare a un dolore.." dice Monica Vitti). Nella sceneggiatura, comunque impregnata di silenzi e di lunghe pause, non a caso abbondano battute sul senso della comunicazione, sulla sua inutilità, sull’alienazione che da ciò scaturisce e ricorrono spesso frasi incomplete, lasciate sospese in una interlocutoria "difficoltà" comunicativa. Tutto questo si trasferisce sul piano registico con scelte (davvero straordinarie e innovative per l’epoca) che tendono ad accrescere la distanza, anche fisica (oltre che interiore), tra i personaggi: macchina da presa quasi sempre fissa o al massimo impegnata in piccoli e lenti movimenti, grande profondità di campo (specie nella splendida parte girata sull’isola), uso magistrale del paesaggio naturalistico (gli scogli, il mare) e degli scenari architettonici (la cattedrale di Noto, la villa nel palermitano), personaggi spesso ritratti di spalle (vedere la magnifica scena finale). Colonna sonora di Giovanni Fusco, grandissimo musicista e  compositore di colonne sonore "sperimentali", a lungo collaboratore di Antonioni. Film splendido ed imprescindibile.

Voto personale: 10

Trailer italiano

Trailer inglese

11 risposte a ““L’avventura”

  1. Oh, ma che bello scovare cinebloggers che si occupano del buon “vecchio” cinema! Grazie per essere passato dalle mie parti, ti linko subito!

    Ho avuto la fortuna di vedere L’Avventura durante una rassegna sul cinema italiano degli anni ’60 e rimasi estasiato. La parte sull’isola mozza il fiato per la sua intensità.

    L’ultimo Amelio (La stella che non c’è) per me deve molto a questo film!

  2. Quanta roba hai già messo collega! I miei complimenti e un grande in bocca al lupo!

    Ehm… io alcuni di questi non li ho neppure visti… cercherò qualche consiglo ineressante tra i tuoi post!

    Ti linko, fallo anche tu se ti va!

  3. Grazie per la visita! torna presto, io intento ti linko… complimenti per i bei post che hai scritto su Bertolucci!

  4. @Iggy: sicuramente molti sono debitori nei confronti di uno come Antonioni… l’ultimo di Amelio non l’ho visto, ora mi hai incuriosito… torna quando vuoi! alla prossima

    Pickpocket83

  5. Anche il tuo blog non scherza!! Ti linko anch’io nel ponte (feste) e dico che quello che mi è sempre piaciuto di Antonioni è la mancanza di un azione che globalizzi l’attenzione del pubblico abituato a essere trascinato da una scena all’altra. Ciao
    Nameerf

  6. @nameerf:Sono onorato dalla tua visita!x quanto riguarda Antonioni, beh… totale assenza di azione, ma grandissima ricchezza concettuale ed estetica… quindi, chi ha bisogno dell’azione?a presto..

  7. Si, intendevo dire che la mancanza d’azione oggi fa strano ad un pubblico abituato ai film girati come fossero spot, ma che invece è proprio la forza di Antonioni che in questo modo non ci trascina da un’azione all’altra. In questo modo si prende distanza da un coinvolgimento emotivo e si vive sulla propria pelle le impressioni e i retrogusti che solo un artista sa rendere presenti al pubblico in sala. Omaggi Nam

  8. @Nameerf: concordo in pieno con te.. personalmente sento proprio la necessità di sperimentare visioni “altre”, diverse dalla fuffa tecnologica che si vede oggi al cinema… e Antonioni in questo senso è un grande… byby

    Pickpocket83

  9. Davvero bello questo blog! Io però sapevo che “L’avventura” facesse parte di una “quadrilogia dell’incomunicabilità” con anche “Il deserto rosso”. Non so forse mi sbaglio

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