“Tre passi nel delirio”

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Singolare operazione artistica, questo bizzarro film a episodi del lontano 1968. Tre racconti, ispirati agli scritti dell’immenso Edgar Allan Poe, portati sullo schermo da tre registi diversi. Con approcci, stili ed esiti altrettanto diversi, inevitabilmente. Nel primo episodio, "Metzengerstein", diretto da Roger Vadim, Jane Fonda è una tormentata nobildonna perseguitata dal rimorso per aver procurato la morte in un incendio ad un  suo cugino, da cui era sempre stata in realtà segretamente attratta. Brucerà nell’etterno dolore anche lei, insieme ad un moro destriero che pare essere la funesta reincarnazione del cugino. Episodio assolutamente pessimo, su cui non è il caso di soffermarsi troppo. Il livello del film migliora solo leggermente con la seconda "piece" di questa presunta opera al nero (che almeno per i primi due episodi ricorda però più un’opera da tre soldi, nel senso più letterale dell’espressione). In "William Wilson" , diretto da Louis Malle, uno spaesato Alain Delon impersona un soldato austriaco ossessionato dall’idea di essere in tutto ostacolato da un suo fantomatico "doppio", in realtà geminazione partorita dalla sua psiche distorta. Unico momento da salvare, non privo di un certo fascino, la mano al tavolo verde tra Delon e una imbrunita Brigitte Bardot. Per il resto, poca roba. Come spesso accade, il meglio lo si trova alla fine. In "Toby Dammit" ( tratto dal racconto di Poe "Non scommettere la testa con il diavolo") c’è forse una delle cose più belle che Federico Fellini abbia mai regalato al cinema. Il suo è uno sguardo cupo, funereo e assolutamente creepy ad una Roma popolata da fantasmi e maschere in putrescente disfacimento. Memorabile l’interpretazione di uno straordinario Terence Stamp (ribattezzato dall’ineffabile cineasta riminese "Teresino Francobollo"), artista maledetto chiamato a Roma per girare un "western-teologico". Vittima dei suoi stessi eccessi e in preda a incubi di morte e allucinate visioni, si avvierà verso un folle destino di autodistruzione. Memorabile. Valutato come singolo episodio si attesterebbe tranquillamente sulle cinque stellette. Sui primi due già si è detto abbastanza…Fate un po’ voi la media. Aggiungo una importante segnalazione. Potete trovare alcuni interessantissimi retroscena sulla realizzazione di "Toby Dammit" qui, nell’ormai mitico Teatrino gestito dal grande Conte Nebbia. Dalle pagine di Cinedrome invio nella lontana e nebulosa Carfax un caloroso ringraziamento per la menzione a questo post.

[***]

15 risposte a ““Tre passi nel delirio”

  1. …il primo episodio potevi anche tacerlo… ammenocchè tu non sia appassionato di equini..

    meglio una mano a tressette/teresina/piattino/poker

  2. @Tranello: Devo dire..questa visione la hai sopportata stoicamente, con dignità e compostezza. Complimenti. Del primo episodio in effetti resta un certo interesse per la razza equina (per la serie “diamoci all’ippica”) e null’altro. Certo: un giro di piattino, o un giro in centro, oppure un giro di sol alla chitarra hanno un altro valore. Statti bbuono.

    @Ale55andra: Non è affatto una cattiva idea!

  3. ne sentirai, che ne sentirai, che ne sentirai di giri di chitarra nonchè di giri di parole sui giri di chitarra dei chitarristi

  4. @Tranello: Ne sentirò? ottimo, ne sono felice. Sempre un piacere. L’importante è la variatio, diciamo. Anche nei giri di parole.

  5. L’episodio di Fellini è insuperabile, quasi stona con la media, all’epoca Vadim era considerato un ottimo regista (ma per poco tempo), mentre Malle è sempre un bravo regista.

  6. @Cinemasema: Infatti…l’episodio di Fellini alza decisamente la media! Malle certo resta comunque un grande regista (da me però non amato alla follia). A presto

  7. pensa, amico mio, che le scene (che Fellini aveva girato!!!) dello “spaghetti western cristologico” interpretato da Stamp sono andate perdute!!!

  8. @Conte: Aspetti un attimo Conte..cosa mi sta dicendo? c’erano scene di uno spaghetti-western cristologico girate per davvero?? e da Fellini?!? ci illumini! nel librone di Kezich lessi che c’era del materiale (circa un quarto d’ora) che fu sacrificato in moviola, definito spassoso ma superfluo…

  9. Federico degli Spiriti[..] Non si è scritto ancora abbastanza del lato umbratile, inquieto, del grande Federico Fellini. Ogni suo film è una Totentanz, che si svolge con macabra ieraticità, sulle assi scriscchiolanti di un palsocenico, ove la luce del sole [..]

  10. grazie al conte son finito qui, molto interessante, questo fellini mi è completamente sconosciuto, cercherò di recuperarlo

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