“Il treno per Darjeeling”

Salire su un treno. Non conoscendone la destinazione. E’ quello che mi è capitato quando sono salito sul treno per Darjeelling, insieme a Wes Anderson. Non conoscevo affatto il suo cinema: viaggiavo verso l’ignoto. Ma avevo deciso di perdermi lungo quei binari, fidandomi di chi mi aveva suggerito di fare quel viaggio. Un viaggio di catarsi, di de-composizione e ri-composizione: di rapporti, di facce, di vite. Tre fratelli, separati dalle distanze di un passato troppo ancorato al presente e alle cose del mondo. Le valige dei ricordi sono zavorre troppo pesanti: quando si intraprende una scalata è bene non portarsi dietro il superfluo. Meglio lasciarsi alle spalle i ricordi per tentare di ritrovare le tracce di un ricordo, finalmente condiviso, finalmente sincero. Un itinerario per tentare di recuperare il recuperabile, quindi: anche una madre, se possibile. L’India ovviamente, culla di spiritualità e terra di infinite rinascite. Tre fratelli: lontani, persi nei loro piccoli universi di tranquillanti, insicurezze e tragicomiche nevrosi, eppure vicini, costantemente “intrappolati” dalla macchina da presa del regista all’interno della stessa inquadratura. Quasi forzatamente: certi legami non li cancelli con un colpo di spugna. Movimenti di macchina di geometrica compostezza: carrelli in orizzontalità (il recupero di un sentire condiviso non può prescindere da una relazione paritaria e appunto “orizzontale” tra i fratelli), improvvisi moti ascensionali (con la macchina che significativamente quasi trascende il suo stesso punto di vista spostandosi verso l’alto), ralenty (nei momenti della narrazione destinati a “segnare” la memoria e il vissuto dei protagonisti, attimi dilatati nella dimensione futura e già prossima del ricordo), circolarità. Un film che vive di sottili moltiplicazioni. Tutto è “per tre”: limonate, biglietti, passaporti, telefonate, diffidenze. Di meravigliose contrapposizioni cromatiche. Il funerale del passato si celebra sulle tonalità “grige” del nero più cupo, quello del “presente” (che è anche momento di ritorno alla vita) è ricco di tutti i colori del bianco. Di inquadrature che sono meravigliosi tableaux vivants: “ripieni” di oggetti, di colori e di vita. Ottimo terzetto di attori protagonisti. Menzioni speciali per due splendide presenze femminili incastonate all’inizio e alla fine del film: Natalie Portman, che nel prologo parigino offre davvero il meglio di sé, e Anjelica Huston, inattesa e mi(s)tica apparizione alla fine del viaggio. Cinema che sprigiona un calore particolare. Denso di folgoranti istanti di lucidissima follia. Un treno da cui non volevo scendere. Forse non sono ancora sceso.

 

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26 risposte a ““Il treno per Darjeeling”

  1. Bellissime le parole che hai usato per descrivere i due funerali. Sono felicissima che ti sia piaciuto, spero che adesso recupererai anche gli altri di Anderson

  2. Condivido le tue parole, una per una. Poi ti sei soffermato proprio sui due funerali e sui loro colori. Questo ad esempio è uno degli aspetti che mi stanno ancora logorando. Infatti aspetto a scrivere la mia recensione: devo ancora ponderare. Ma il film mi è piaciuto.

  3. L’inquadratura a tableaux vivants credo sia una delle caratteristiche più interessanti di Anderson. Mi fa pensare al barocchismo dell’inquadratura di un Von Sterneberg (ma a colori, e lo scrivevi quanta importanza hanno i colori per Wes). Ci vorrebbero più Wes…

  4. “Sei proprio tu John Wayne, e io chi sarei? – Chi ha parlato, chi cazzo ha parlato? Chi è quel lurido stronzo comunista checca pompinaro, che ha firmato la sua condanna a morte? Ah, non è nessuno, eh? Sarà stata la fatina buona del cazzo…”
    Il Sergente Hartman inveisce contro le nuove reclute.

    “Quanto sei alto soldato? – Signore, 1 e 73, signore – 1 metro e 73, prima non facevano file di merda così alte! Cerchi anche di fregarmi qualche centimetro, eh? – Signor no, signore…”
    Il soldato Cowboy.

    “I tuoi genitori hanno anche figli normali? – Signor sì, signore – Si saranno pentiti di averti fatto. Tu sei talmente brutto che sembri un capolavoro d’arte moderna. Come ti chiami sacco di lardo? – Signore, Leonard Lawrence, signore – Lawrence, Lawrence come, D’Arabia? – Signor no, signore – Il tuo è un nome da nobili, tu sei di sangue reale? – Signor no, signore”
    Il Sergente Hartman si rivolge al soldato “Palla di Lardo”.

    “Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri Gesù Cristo, tanti auguri a te!”
    Il giorno di Natale.

    Il soldato Palla di Lardo – “Tornate in branda. Ma che cazzo di cinematografo è questo? Che vi prenda un accidente secco, che cazzo state facendo nel mio cesso? Come mai il soldato Palla di Lardo non è in branda dopo il silenzio? Come mai il soldato Palla di Lardo ha un fucile in mano? Come mai non gli hai ancora strappato le budella soldato Joker?”
    Il Sergente Hartman trova il soldato “Palla di Lardo” con un fucile in mano.

  5. e ancora

    Topolin, Topolin, viva Topolin!
    Assomigli a tutti noi, sei furbo e birichin
    e perciò noi gridiam, viva Topolin!

    Solo tu – Topolin! – puoi capir – Topolin!
    i mille e mille sogni di un bambin, ah! ah! ah!

    Noi gridiamo in coro, evviva, evviva, urrà, sì, sì!
    Topolin, Topolin, viva Topolin!

    Che fa sempre divertire i grandi ed i piccin
    e perciò noi gridiam, viva Topolin!

    Solo tu – Topolin! – puoi capir – Topolin!
    i mille e mille sogni di un bambin, ah! ah! ah!

    Noi gridiamo in coro, evviva, evviva, urrà, sì, sì!
    Topolin, Topolin, viva Topolin!

    Su venite a far baldoria insieme a Topolin,
    anche noi, come voi, canterem così.
    Come noi bambini, tu sei tanto piccolin,
    Topolin, Topolin, viva Topolin!

    materiale tratto dal sito internet:

    PERUNTUOPROMEMORIA.IT

  6. ricordo ancora lo stupore di fronte ai Tenembaum (di cui conservo gelosamente la VHS originale)…e ora questo splendido treno per darjeeling…

    passando ovviamente per le avventure acquatiche di Steve Zissou…

  7. @Ale: Sempre gentilissima! a breve recupererò di certo “I tenenbaum”, e ti farò sapere 😉

    @Cinemasema: I due funerali sono credo due momenti-chiave per mostrare l’evoluzione dei personaggi all’interno dei film. Poi se ci pensi proprio l’idea del funerale Indù, cromaticamente dominato dal bianco (che “è” effettivamente la somma di tutti gli altri colori) è in sè bellissima. Vengo a vedere da te se per caso hai partorito un post su questo film, sono fiducioso 😉

    @Noodles: Von Sterneberg…parallelismo molto molto interessante! C’è in effetti lo stesso gusto barocco per la composizione “ricamata” dell’inquadratura. In più ci sono i colori. Grazie per questo intervento decisamente stimolante. A presto

  8. @Anonimo poco anonimo del commento 4 e 5: La prossima volta metti un qualche cartello di segnalazione, spaventi la blogsfera con citazioni del genere.

    E comunque: ho capito la lezione, non c’era bisogno di infierire in tal modo :))

  9. @Damiani: Devo recuperarlo, devo recuperare Anderson in toto: absolutely

    Un abbraccio, a presto

    @Chimy: Anche due! quando si parte?? chi è il terzo??? 🙂

    @Filippo: Non perdere il treno! corri, prendi un taxi…fai qualcosa 😉

  10. i tenenbaum è inarrivabile.
    è come il grande lebowski per i fratelli coen.

    natalie portman???prologo parigino???…ma…io non ho visto quella scena e non so di cosa tu stia parlando.
    l hai visto in lingua originale o al cinema?….

  11. @Tabagista1986: Ti svelo il mistero. Trattasi del corto “Hotel Chevalier”, un prologo ideale al film ma in sè diciamo compiuto, che (in teoria) dovrebbe essere stato distribuito insieme al film stesso! pare che non sia andata così in tutte le sale, però. Io per mia fortuna in quel di Bari sono riuscito a vederlo.

  12. grazieee
    tutto chiaro 🙂

    ma natalie portman,per un secondo, si vede anche nella versione che ho visto io.credo sia la tizia con un asciugamano in testa e l accappatoio rosa.
    ma in questo prologo ha qualche parte rilevante anche bill murray o ha avuto solo quel ‘misero’ cammeo?

    grazie ancora

  13. ciao. Non è per commentare. Non ho letto questo post. Ma conosco il tuo modo di scrivere e la tua squisita gentilezza. Volevo sapere da te, se ti è piaciuto TRANSAMERICA, che ho visto solo ieri sera in casa. Dopo il film ho pianto a dirotto. Sì lo so premiato a Cannes, giustissimamente 2005, ma non credevo si potesse arrivare a tanta poesia…

    2. Vorrei sapere sempre se mi puoi rispondere qual è il titolo del film che uscì pochi anni fa su Virginia Wolf. Ne sarei estremamente grata.
    Grazie ancora! E buon lavoro! vanna

  14. @Tabagista1986: E’ lei, è lei. Nel prologo di cui parlo io però ti assicuro che si vede qualcosa in più, e qualcosa di meglio 🙂
    Bill Murray invece nel corto non c’è. Ma il suo cammeo all’inizio del film è già leggendario. Saluti 😉

    @Vanna: Ciao! allora: “Transamerica” non l’ho visto. Da quel che leggo in girò però dovrebbe trattarsi di un buon film. Il film a cui ti riferisci su Virginia Woolf invece credo possa essere “The hours”. Spero di esserti stato d’aiuto. A presto

  15. Ti ringrazio per la fiducia^^ ma pubblicherò la recensione domani. Interessante l’idea del bianco come somma di tutti i colori! E il funerale potrebbe essere la somma di tutti i funerali? Ossia il ricordo di tutti i funerali a cui purtroppo ognuno di noi ha dovuto partecipare? Grazie Pick.

  16. tocca vederlo. i road movies li gradisco sempre e mi fanno sempre canticchiare ‘born to be wild’ degli steppenwolf…
    Simone

  17. @Cinemasema: Certo…Somma di molti funerali o (perchè no) di più rinascite…di tre rinascite magari. Un caro saluto. Attendo la tua rece, più che fiducioso 😉

    @Simone: Da vedere…più che un road-movie un RAILroad-movie, diciamo. Ma la sostanza non cambia. Ci dirai. Saluti.

  18. @Lore: Corri a vederlo!!! :))

    @Iggy: Felicissimo di incontrare il tuo consenso 😉 Davvero: quell’incipit lascia il segno, caspita

  19. @Edoo: Ha un modo molto particolare di girare, hai ragione. Approfondirò la sua filmografia per afferrarne lo stile ancora meglio.
    A presto

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