451 gradi Fahrenheit

Nota della redazione : vista l’ormai incipiente fase calante estiva della stagione cinematografica, nelle prossime settimane sulle pagine di Cinedrome in questa e in altre nuove rubriche troveranno spazio post dedicati alla carta stampata, al fumetto, e a varie altre policrome forme di creatività umana degne di considerazione. Ne vedrete di tutti i colori. Per adesso abbiamo deciso di cominciare con il nero. Buona lettura.

"Camerata Topolino", Alessandro Barbera – Edizioni Stampa Alternativa

Se come il sottoscritto siete cresciuti a pane e Topolino, se finora per voi l’universo Disneyano ha rappresentato una specie di caldo rifugio uterino, se come Ezra Pound pensate che Mickey Mouse sia la più importante figura letteraria del Novecento beh… la lettura di questo brillante saggio di Alessandro Barbera non potrà non turbarvi nell’intimo. In sostanza due le domande a cui l’autore cerca di dare una risposta nell’arco di una ottantina di divertentissime e sagaci pagine. Domanda numero uno: Esiste un elemento "politico" unificatore identificabile all’interno dell’opera disneyana? (e, di riflesso, in che modo la critica nostrana prevalentemente di matrice marxista ha letto questo elemento?). Domanda numero due: E’ possibile individuare in certi segmenti della sterminata produzione disneyana (fumettistica, cinematografica, televisiva) alcuni significati subliminali, nascosti o più propriamente esoterici?

La prima domanda presuppone una risposta ben chiara ad ogni buon conoscitore del personaggio Walt Disney. Disney era un conservatore, un uomo di destra, di estrema destra. Amico e sostenitore di Mussolini nel periodo pre-bellico. Affascinato dagli elementi magico-esoterici del nazional-socialismo. Grande elettore Reaganiano. Interessanti e succosi gli aneddoti storici a questo proposito riportati nel testo. Gli incontri avvenuti a Roma (1932 e 1937) tra Disney e Mussolini ad esempio, in cui il secondo ebbe modo di esprimere al primo tutta la sua entusiastica ammirazione per l’elemento dinamico, marinettiano, giovanile e avventuroso dei fumetti Disney (nonchè per "il loro valore artistico e per la sostanziale moralità"): posizioni che permisero, miracolosamente, a Topolino (e solo a Topolino) di sfuggire alle rigide censure autarchiche del Minculpop. Le sognanti e ammirate dichiarazioni di Goebbels su "Biancaneve e i sette nani" ("Alto godimento artistico"). Le simpatiche preferenze del Duce, a cui, pare, piacesse da matti "I tre porcellini" (tanto da farselo proiettare a Villa Torlonia in privato con cadenza periodica e da attirare spesso l’attenzione fischiettandone gaio il motivetto per casa). A fronte di questa ben chiara e inequivocabile posizione politica, è oltremodo divertente analizzare l’atteggiamento e i toni della critica italiana militante nei suoi confronti, toni quasi sempre divisi tra il massimamente iroso, l’offeso sdegnato e il facile denigratorio. Molti critici (in pagine che, lette oggi a distanza di anni, rappresentano dei piccoli capolavori di humor ,spesso involontario) si sono soffermati ad esempio su analisi dell’ambito sessuale nell’universo disneyano, arrivando a sostenere tesi a dir poco bizzarre. Acutamente qualcuno ha osservato come nel mondo disneyano non ci siano quasi mai figli, ma solo nipoti. In più "le giovani donne di Walt Disney sono quasi sempre e soltanto fidanzate, nel senso cameratesco e colleggiale del termine". Insomma l’eros sarebbe "bruciato, distrutto, assente" (Antonini). Sempre dello stesso autore il meraviglioso ritratto di un personaggio interessante seppure non centrale come Nonna Papera: "La grande madre. Vi sarebbe in lei la frigida, affettuosa-possessiva-dominatrice forza della virago del vecchio West pionieristico e intrepido, archetipo di figura materna totalmente de-sessualizzata". Non solo torte di mele, quindi. Di tutt’altro segno in questa sfera l’analisi (strepitosa) di Oreste De Fornari riportata nel saggio. La migliore attrattiva di Paperino sarebbe "il suo sedere", lo si potrebbe accusare di "stupro" (per lo "stupro grafico" su Aurora Miranda in I tre caballeros) e persino immaginarlo come un essere ermafrodito: figura priva di sesso eppure in cui " l’idea del fallo, protesi aggressiva e concentrato di potenza vitale, va a stabilirsi molto più in alto: nel becco, elemento che in sè conterrebbe anche due labbra voraci e prominenti". Notazioni semplicemente sconvolgenti. Direi pure traumatizzanti. Non è finita. Sempre De Fornari: "Il fatto che Biancaneve non dorma nella stessa stanza dei nani sarebbe una chiara caratteristica delle commedie musicali a sfondo sessuale. In Bambi si noterebbe l’insorgere improvviso e irrefrenabile dell’istinto sessuale nel coniglio e nella puzzola. in Peter Pan ci vengono elargite persino le curve e le nudità di alcune pin-up (Trilly e le sirene). In Fantasia nel brano dedicato a La Pastorale vi sarebbe un’atmosfera da casa di piacere, grazie a cupidi premurosi come Maitresses. In Saludos Amigos spetterebbe al pennello attivare fantasmi erotici". Straordinario.

Ben più destabilizzanti però le osservazioni dell’autore contenute nell’ultima parte del saggio, demartinianamente intitolata "Il mondo magico". Secondo Barbera all’interno della produzione cinematografica disneyana di lungometraggi (e in particolare in alcuni di essi, prodotti prima della morte di Walt Disney, come "Biancaneve", "Fantasia", "La spada nella roccia" e soprattutto "La bella addormentata nel bosco") sarebbe rintracciabile un filo conduttore magico-esoterico, intessuto di sotterranee contrapposizioni tra magia bianca e magia nera, di risvolti mistico-leggendari spesso ispirati direttamente dalle mitologie nordiche e di celati rimando all’occultismo, fino a sostenere la scioccante tesi del "nazismo magico" disneyano. Chi crede ancora che tutto questo sia soltanto "roba per bambini" si sbaglia di grosso.

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15 risposte a “451 gradi Fahrenheit

  1. ok…allora…nonna papera…frigida…benen bene…paperino ha il fallo in faccia…perfetto…ecco qui…bianca neve sotto i nani si è ispirato alle parti che walt disney aveva disegnato nelle sere di solitudine ma che aveva poi tolto….peeeeerfetto.
    Presi gli appunti chiave toccherà leggersi il libro!

  2. @Zenn: Esatto, bisogna leggerlo. Raccomandatissimo come lettura estiva. Detto questo sarebbe per esempio interessante chiarire anche una volta per tutte con l’aiuto dei lettori alcuni rapporti di parentela tra i personaggi disneyani. Per esempio: Qui, Quo e Qua sono i nipoti di Paperino, ma di chi sono figli? hanno un padre queste creature? Paperino chiama “zio” Zio Paperone, ma chi è suo padre?? E soprattutto: il legame decisamente poco chiaro (per non dire torbido) che lega Ciccio a Nonna Papera? vogliamo parlarne? E non abbiamo ancora nominato Gastone e Paperoga, due personaggi con evidenti zone d’ombra alle spalle.

    Saluti 🙂

  3. di molto curioso: spero di veder recensito il romanzo che ho tradotto per Bompiani: “Zeroville” di Steve Erckson. ci terrei molto t lo leggessi!

  4. Post fantasmagorico!! Interessantissimo davvero, mi hai fatto venire voglia di comprare e leggere questo libro!!!

  5. post davvero interessante, devo leggere questo libro! certo che immaginare il duce che guarda i tre porcellini… dice già tutto^^! comunque la disney è del tutto intrisa da messaggi più o meno subliminali di ogni genere; basta fissare per qualche secondo le immagini della sirenetta e ne esce di tutto, oppure ratatouille, film splendido ma impregnato di una pesante visione politica che è tutta americana. inoltre la disney è una delle multinazionali più feroci, sfruttatrice di lavoratori di ogni età… insomma tutto il paradiso disneyano è tutt’ altro che paradisiaco.

    ps: da qualche parte su internet c’è un albero genealogico che spiga le complicatissime parentele della famiglia dei paperi, anche se non so quanto sia attendibile^^.

    un saluto
    monia

  6. non ho letto il libro, quindi non so, ma sulle ambigue parentele desneyane e sulle contraddizioni antropomorfe s’era già autorevolmente pronunciato bisio in “quella vacca di nonna papera”, ormai un classico.
    un libro su disney che mi incuriosisce è “il principe nero di hollywood”.

  7. Molto interessante questa tua lettura e il libro è decisamente da leggere.
    Paperoga è il personaggio queer disneyano per eccellenza.

  8. Post interessante e molto affascinante. Dovrò comprare il libro (spero di farcela perché la mia lista si sta allungando e la moneta scarseggia^^)

  9. @Chimy e Ale: Ma Grazie! sono contento che questo post un po’ insolito (anzi decisamente insolito) abbia riscontrato questo successo. Gentilissimo. E se la faccenda vi interessa cercate di reperire questo graffiante libello. Saluti 🙂

    @Monia: Ciao!! bentornata su Cinedrome, sei sempre la benvenuta. Dici bene: tutt’altro che paradisiaco. Eppure io con i cartoon Disney, nonostante tutto, riesco ancora ad emozionarmi e a godere profondamente.

    Quell’albero genealogico di Carl Barks invece è incompleto, approssimativo e confuso. Non mi soddisfa per nulla.
    Un saluto, a presto 🙂

  10. @Iosif: Salve! Ti rigrazio per la segnalazione Bisiana. Il suo testo era sfuggito ad una revisione sistematica della letteratura sull’argomento. Anche il libro che tu citi deve essere molto interessante. Disney aveva davvero ben poco di azzurro. Saluti 😉

    @Souffle: Ti stupirò. Nel libro si citano elementi che comproverebbero la palese omosessualità di Gastone. 🙂
    Su Paperoga gravano invece pesanti sospetti circa l’abuso di alcol e sostanze stupefacenti: lo definirei lo “scoppiato” disneyano per antonomasia. Tra l’altro se non ricordo male Paperoga (a differenza di Gastone) è uno dei non pochi personaggi dell’universo disneyano totalmente made in Italy, figlio del grandissimo genio fumettistico del mitico Giorgio Cavazzano.
    Ciao! alla prossima

    @Luciano: Ti capisco eccome, sono problematiche che conosco benissimo. Se decidi di comprare questo libricino però te la cavi con poco 🙂
    Un abbraccio

  11. Interessantissimo post, anche se su ibs c’è un solo commento a Camerata Topolino, ed è negativo. Alessandro Barbera ha scritto per il settimanale L’Italia, che ormai non esce più e il cui direttore era Marcello Veneziani, mio compaesano e unico intellettuale di destra. Dunque l’interpretazione di un Walt Disney filo-nazista o comunque di destra proprio da uno che è schierato politicamente da quella parte fa un po’ storcere il naso. Quanto all’incontro tra Disney e Mussolini, la moglie Lillian ha smentito, così come sua figlia Diane in “Walt Disney. Prima stella a sinistra” di Mariuccia Ciotta. Anche Barrier, in “Vita di Walt Disney”, parla di un incontro con Mussolini e con il papa negli anni Trenta. Diane Disney Miller dice che suo padre incontrò solo Galeazzo Ciano, non Mussolini.
    Che poi Disney fosse anti-nazista (ma anti-hitleriano, più che altro) è confermato dai film di propaganda degli anni ’40 aventi per protagonista Paperino (“Der Fuehrer’s Face”, “The New Spirit” eccetera). Resta un’ambiguità indiscussa. E che dire dei messaggi subliminali e dell’iscrizione di Walt Disney all’Ordine De Molay International?
    Insomma, c’è molta carne al fuoco.
    Sui genitori di Qui, Quo e Qua mi ero interrogato anche io. Stesso dicasi per Tip e Tap, nipoti di Topolino.
    Però mi chiedo perché il libro di Alessandro Barbera non sia accreditato nella bibliografia dei miei due libri su Disney, “Vita di Walt Disney” di Michael Barrier e “Walt Disney. Prima stella a sinistra” di Mariuccia Ciotta. L’ho scoperto solo oggi, eppure è da marzo che faccio ricerche su Walt Disney.
    Un’ultima cosa: il libro di Marc Eliot, “Walt Disney. Il principe nero di Hollywood” è stato definito da Diane Disney un libro pieno di ingiurie e di accuse infondate, con date sbagliate e altre assurdità. L’ho ordinato l’altro giorno dalla Feltrinelli, ma solo perché devo consultare più libri possibili sull’argomento: si smentiscono tra di loro!
     
    (sto scrivendo una tesi di laurea su Walt Disney, ecco perché sono così informato, eh, eh!)
     
    Che la Forza sia con te,
     
     
    Palestriobi-wan, Cavaliere Jedi

  12. @Palestrione: Complimenti per l'ottimo lavoro di indagine bibliografica! Non deve essere semplice orientarsi in questo ginepraio. Il libro di cui scrivevo nel post te lo consiglio caldamente: è agile, divertente, molto ben scritto e argomentato.

    In bocca al lupo e che la forza sia con te! 🙂

  13. Il tempo stringe. Proprio stamattina ho preso dalla Feltrinelli il libro di Marc Eliot, "Walt Disney. Il principe nero di Hollywood". Persino la cassiera voleva sapere perché fosse definito "principe nero"!
    Se avrò tempo cercherò di leggere anche "Camerata Topolino". Non nascondo che sia davvero interessante questa tesi – la mia ma anche quella di Barbera. Peraltro c'è stata anche una mostra d'arte di un certo Max Papeschi, intitolata "My Little Adolf", in cui Topolino è rappresentato proprio come un nazista.
    Qualcuno si è permesso di dire che anche Paperino era rappresentato come un nazista: questo è vero, ma "Der Fuehrer's Face" è spudoratamente un film satirico, cosicché il nazismo è visto come qualcosa di assurdo, di perverso, di malato. E poi Paperino si risveglia baciando la Statua della LIbertà!
    Comunque è un casino e non saprei proprio a chi credere. Sapere se Disney fosse veramente un nazista o solo un anti-comunista è difficile.

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