“Piano Blues”

Jazz e Blues secondo Clint Eastwood sono le uniche due forme d’arte che possano dirsi autenticamente americane. Non due "generi": due mood in grado di attraversare territori (sonori e cromatici) disparati. Tonalità di base su cui la partitura di suoni può conoscere infinite diverse declinazioni. Una sorta di grande common ground per tutta la musica (e per tutta la storia) a stelle e strisce, figlia secondo Muddy Waters delle "pene d’amore" e della "fame" del gospel, e da cui sarebbero poi nati discendenti illustri come il rock’n roll. E’ alle radici storiche (e alle radici delle radici, nella più complessa delle esegesi algebrico-sociologiche) di questo mood che Clint Eastwood ha scelto di dedicare il suo episodio della bella serie di documentari "The Blues", prodotta da Martin Scorsese. Un viaggio nel tempo, a ritroso negli anni, a bordo dei tasti bianchi e neri del pianoforte. Calpestati con decisione, solamente sfiorati, o dolcemente accarezzati dalle dita di alcuni tra i più grandi bluesman mai vissuti. Ammirati con lo sguardo incantato (da eterno bambino) della macchina da presa di Clint Eastwood.

Il miracolo di vedere nella stessa inquadratura Ray Charles e Clint Eastwood lascia spazio ad alcune splendide esecuzioni live di giganti come Dave Brubeck, Dr. John, Pinetop Perkins, Marcia Ball, Jay McShann. Ognuno ricorda il suo "padre", il sound che da giovane più lo ha influenzato. Potere maieutico di uno “strumento” (il pianoforte, costantemente al centro dell’attenzione di Clint "Honky-tonk" Eastwood) sul ricordo. Ed ecco allora snocciolati i nomi (e gli sfrenati virtuosismi) di autentici extraterrestri come Art Tatum, Oscar Peterson, Fats Domino, Nat King Cole, Professor LonghairCharles Brown. Attraverso le loro mani e la loro presenza (ri)evocata dalle note si tesse la tela di una immaginifica "epopea nazionale". Che troverà non a caso il suo memorabile compimento in una versione blues da brividi di un pezzo come "America the Beautiful". From sea to shining sea. Dal delta del Niger a quello del Mississipi. Da New Orleans a Chicago, passando per le chiese, i bordelli, e i saloon del Grande Paese. Persino into the wilderness del Wyoming: Fats Domino al piano e dieci alci, rapite, ad ascoltarlo.

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7 risposte a ““Piano Blues”

  1. Ah sei riuscito a vederlo questo film di Eastwood. Da quello che ho letto è fra i migliori della collana prodotta da Scorsese. E vedo che sei piuttosto d’accordo anche te 😉

  2. Questo film dev’essere proprio un’esperienza appagante, visto che si unisce anche ad una musica non indifferente. Anche questo è da recuperare ^^

  3. eccezionale pick. Ci voleva che qualcuno dedicasse un post a questo documentario (purtroppo mi son perso quasi mezza seconda parte, causa sonno -_-“). Ma lo recupererò. Adoro il jazz e il piano in particolare. Clint con le sue composizioni per i film dimostra di saper emulare egregiamente… gli extraterrestri

  4. p.s. poi tra i vari strumenti ho sempre avuto una predilezione per il piano (sia classico che jazz). Ha un suono molto malinconico e privato. Mi ricordo di quella meravigliosa Misty di Errol Garner (uno dei miei preferiti) che dava il titolo (originale) al primo film da regista di Clint… quasi un cerchio che si chiude questo docmentario.

  5. @Al: Sono piuttosto d’accordo anche io, sì sì. Almeno tra quelli che ho visto finora: questo, l’episodio di Scorsese (di cui forse dirò qualcosina in futuro) e quello di Figgis. Da vedere anche “L’anima di un uomo” di Wenders. Da quanto letto in giro il più interessante della serie, insieme a “Piano Blues”.

    @Ale: Direi! Esperienza entusiasmante. Soprattutto se (come il sottoscritto) ami certe sonorità. Sonorità di cui hai un corposo assaggio nel post (post più da ascoltare che da leggere ^^).
    A presto

    @Noodles: Qua la mano. :))
    Recuperalo per intero, sicuramente apprezzerai. Il piano, sì, è il più intimo e delicato degli strumenti. Quelle che con fare discreto e profondamente rispettoso raccoglie Clint dai musicisti davanti al pianoforte sono quasi delle confessioni. Bellissima (e vera) la tua considerazione su “Misty”… un cerchio che si chiude.

  6. Questo mi manca (grave carenza). Ma se c’è Brubeck (se non sbaglio nell’episodio di Eastwood) dev’essere mio. Poi ci sono i più grandi tra i miei musicisti preferiti come Art Tatum, Fats Domino, Nat king Cole. Splendido!

  7. @Cinemasema: C’è Brubeck nell’episodio di Eastwood di cui si parla nel post, sì. Il grandissimo Brubeck. E Clint ad ascoltarlo. 🙂
    Cerca di vederlo, se ci riesci. Merita.

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