A journey through: Chimy

 



Pickpocket83
: Siamo in onda, Chimy. Sei a tuo agio?

 

Chimy:  Moltissimo.

 

Pick:  Perfetto. Per cominciare con qualcosa di interessante partirei dalla frase che per molto tempo è apparsa sul tuo/vostro blog. "Il cinema è l’arte di scolpire il tempo".

 

Chimy : Ok, si parte subito forte.

 

Pick: E’ una frase importante.

 

Chimy: Estremamente importante.. come sai, è un frase del nume tutelare di Cineroom, Andrej Tarkovskij, ed esprime perfettamente cosa lui intende col fare del cinema. Per la maggior parte dei teorici il cinema aveva come arti-sorelle la pittura e il teatro. Per Tarkovskij invece il cinema si doveva paragonare alla musica, per le scelte legate ai tempi musicali, e alla scultura. Da qui deriva "L’arte di scolpire il tempo".

 

Pick: Credi che Tarkovskij, sulla base di queste premesse teoriche, sia riuscito nel suo cinema a "plasmare" il tempo?

 

 Chimy: Credo che in diversi momenti dei suoi film Tarkovskij porti lo spettatore a perdere le proprie coordinate spaziali, immergendoti in un flusso temporale dove non diventa più importante dove ti trovi (e vale sia per i personaggi dei suoi film che per gli spettatori) ma quanto tempo passi in quello spazio e come lo passi. Per spiegarmi meglio… consiglio di vedere, e rivedere, il momento in “Solaris” in cui la macchina da presa gira seguendo il corridoio circolare dell’astronave.  Le immagini spiegano sempre meglio il cinema delle parole.

 

Pick: Qualcosa di simile accade anche in "Arca russa" di Sokurov.

 

Chimy: Verissimo, ed è interessantissimo il parallelo perché “Arca russa” fa esattamente la stessa cosa. Ci si muove in uno spazio fisso, definito, concreto, dove però la cinepresa ci "invita" a muoverci all’interno di tempi differenti, astratti e mentali. Questo almeno è quello che ho provato io. Su questo però vorrei sapere se sei d’accordo…

 

Pick: Assolutamente d’accordo.

 

Chimy: Perfetto.

 

Pick: Quali sono i tuoi "punti di riferimento" teorici? Gli scritti che più consideri importanti e che più hanno influito sul tuo rapporto con il cinema e la scrittura di cinema?

 

Chimy: Sicuramente il primo nome che mi viene da fare è Bazin. L‘unico, o uno dei pochissimi, che faceva teoria che si collegava direttamente a come andare a valutare i film. Trovo molto più moderne le sue idee scritte negli anni ’50 di quelle uscite invece negli ultimi 25 anni.

 

Pick : Lo consideri quindi più importante della teoria degli anni più recenti. Molti invece vedono Bazin come un teorico storicamente superato.

 

Chimy: Io non sono d’accordo e anzi ribatto che per tornare a far sì che le teorie sul cinema abbiano ancora un senso bisogna riprendere l’approccio di Bazin di applicare direttamente le idee teoriche ad esempi di film o a "scelte cinematografiche" dei registi. Molte teorie più odierne sono, a mio parere, troppo incentrate sul voler seguire approcci metodologici, extra-cinematografici, e spesso si vanno a dimenticare di parlare dei film veri e propri.

 

Pick: Ti riferisci all’approccio strutturalista, o cosiddetto "post-strutturalista"?

 

Chimy: Anche, ma non solo… a quasi tutti gli approcci che si sono sviluppati negli anni ’70 manca quel contatto diretto con l’opera che Bazin aveva. E quel contatto diretto si può anche definire "passione" per il cinema… che anche negli approcci teorici non dovrebbe comunque mai mancare.

 

Pick: A questo punto è doveroso spendere qualche parola su una vera e propria istituzione cinebloggara come Cineroom.

 

Chimy: L’idea per Cineroom è nata quasi per gioco. Al festival di Udine di due anni fa, quando parlando con Murda (blog Murdamoviez) ci ha parlato del suo blog, a me e al Para è venuta voglia di provarci. Il giorno dopo che eravamo tornati da Udine, il Para mi ha chiamato e mi ha detto che voleva subito impostare il blog e che dovevamo trovargli un nome. Così è nato Cineroom… che in questi due anni ci ha dato davvero grandi soddisfazioni.

 

Pick: Quanto è difficile gestire un blog a 2? E quanto è difficile gestirlo con uno come il Para?

 

Chimy: Haha… allora per la prima domanda, io ho sempre pensato che avere un blog in due fosse una grande comodità, così ci si divide un po’ il "lavoro"… sulla seconda: ecco il problema è che mi è capitato di gestirlo con il Para.. haha.

 

Pick: E’ dura?

 

Chimy: Durissima. Anzi guarda, senza farci sentire da lui, cosa dici se ne apriamo uno io e te?

 

Pick: Lui ci ascolta, segue questa rubrica. Potrebbe vendicarsi. Lo invitiamo ufficialmente per una delle prossime puntate, anzi. Così avrà modo di replicare.

 

Chimy: Perfetto. Aggiungo soltanto che la "convivenza" funziona molto bene anche perché siamo quasi sempre d’accordo sui film… perché quando non lo siamo volano parole grosse. E qui vorrei rendere pubblico che al Torino Film Festival del 2007, con Honeyboy testimone, stavamo quasi arrivando alle mani per “La promessa dell’assassino” di Cronenberg. Ed eravamo soltanto a mezzo voto (in scala Cineroom) di differenza 🙂

 

Pick: Ma quello era un mezzo voto rilevante, visto il film.

 

Chimy: Decisamente.

 

Pick: Visto che hai nominato il TFF passiamo all’argomento festival. Voi due ne avete vissuti parecchi.

 

Chimy: Sì, personalmente i festival di cinema li amo moltissimo… forse addirittura più che per i film, per l’atmosfera che c’è attorno in cui si respira cinema.

 

Pick: Sei soddisfatto dei premi assegnati all’ultimo festival di Cannes?

 

 Chimy: Sono rimasto molto stupito che diversi premi siano andati a film che erano stati "bastonati" dalla critica. Il premio alla regia a Brillante Mendoza in particolare. Sono molto contento per Haneke che è un regista essenziale per il cinema odierno.

 

 Pick: Perché lo ritieni tale?

 

 Chimy: Perchè è un regista che ancora vuole colpire e sperimentare lavorando sul linguaggio cinematografico. E ancor di più perché è uno dei pochissimi registi odierni che inserisce lo spettatore direttamente nel film. Lo spettatore fa parte del testo… partecipa insieme ai personaggi… e questa era una delle basi anche del cinema di Hitchcock, che (ti anticipo se magari volevi chiedermelo successivamente) è in assoluto il mio regista preferito.

 

 Pick: Però rimandendo su Haneke, non ti sembra che nei suoi film dia l’impressione di trattare lo spettatore, in un certo senso, come una specie di cavia da esperimento? Io vedendo il secondo “Funny Games” ho sperimentato questa sensazione.

 

Chimy: He he… Haneke, seppure a vederlo non sembra, è (secondo me) un grandissimo burlone… e spesso va a giocare con lo spettatore, arrivando anche a "prenderlo un po’ in giro" come ha fatto col nuovo Funny Games. Sul quale, se ben ricordo, abbiamo due opinioni molto diverse.. 🙂

 

Pick: Molto molto diverse, ricordi bene. Spostiamoci su Venezia. Cosa ricorderai dell’edizione dello scorso anno?

 

Chimy: La prima cosa che mi viene in mente pensando a Venezia è quanto noi ci siamo divertiti in quei giorni.. al di là dei film che metto in secondo piano nella memoria.

 

Pick: Quale dei film visti ti è più "rimasto"?

 

Chimy: Sicuramente “Ponyo sulla scogliera” di Miyazaki, che per me è, indubbiamente, il miglior film uscito fin’ora nel 2009.

 

Pick: Proiettiamoci  un po’ sulla prossima edizione della Mostra, aperta da Tornatore. Sai qualcos’altro sui film della selezione?

 

Chimy: Purtroppo nulla di certo… qualche rumor magari.

 

Pick: Ci va bene lo stesso.

 

Chimy: Credo che ci possano essere Clint Eastwood con "Invictus" (del quale si parlava anche come possibile apertura), Todd Solondz con "Life During Wartime"… magari Scorsese, visto che il suo film esce ad ottobre… poi ho sentito parlare di Herzog, con il remake de "Il cattivo tenente" e avevo anche sentito parlare di Malick, anche se visti i suoi tempi abituali di montaggio ho qualche dubbio.

 

Pick: Beh, non male.

 

Chimy: Speriamo che poi siano confermati…

 

Pick: Ci fossero tutti questi registi ci sarebbe da andarci in pellegrinaggio.

 

Chimy: Assolutamente. Aggiungo anche che mi piacerebbe molto vedere "White Material", il nuovo film della purtroppo poco nota in Italia Claire Denis, che dovrebbe essere pronto in tempo per la Mostra. I suoi film, non arrivando in sala, è sempre meglio beccarli nei festival.

 

Pick: Ti riposi un attimo con un filmato che la redazione ha preparato per te.

 

Chimy: Ottimo.

 Chimy: Straordinario. Avrò rivisto questo incipit almeno 200 volte e ogni volta è un’esperienza incredibile. Come tutto il film, dall’inizio alla fine, del resto.

  Pick: Ci dai una definizione di campo lungo?

Chimy: Haha. Argomento che è stato molto dibattuto… La vuoi davvero?

 

Pick: Certo! La più chiara possibile.

 

Chimy: Allora diciamo così… Nel campo lunghissimo i soggetti (se ci sono) che vengono inquadrati sono ridotti a semplici puntini-silhouette e ogni azione che compiono è impercettibile. Nel campo lungo, pur se lo spazio è rappresentato ancora in tutta la sua estensione, i soggetti sono ad una distanza che permette di capire le azioni che stanno facendo, anche se non riesci ancora a riconoscere i volti degli attori-personaggi. Anche qui le immagini spiegano meglio delle parole… E’ stata faticosa questa domanda.

 

Pick : E se, poniamo, non ci sono esseri umani o animati nell’inquadratura?

 

Chimy: Dipende. Se inquadri il mare al tramonto è un campo lunghissimo. Se c’è un albero che "blocca l’orizzonte" (che brutta frase)… quell’albero può essere in campo medio, in campo lungo etc etc. O anche in dettaglio su una foglia.

 

Pick: Ok… mi accontento.

 

Chimy: Meno male.

 

Pick: Qualche altro dubbio me lo tengo per i commenti al post.

 

Chimy: Haha.. va bene.

 

Pick: Cosa pensi della critica cinematografica "cartacea" italiana? Segui qualche critico in particolare?

 

Chimy: Il mio pensiero sulla critica dei quotidiani in Italia è pessimo. Non faccio nomi, ma la maggior parte sono persone senza vere basi cinematografiche (e passione che ribadisco essere la cosa più importante!) e che spesso danno "aiutini" a film che non li meriterebbero. Nel complesso, leggo le recensioni dei quotidiani ma con poco interesse e ancor meno fiducia. Preferisco di gran lunga quelle delle riviste, dei siti e anche dei blog.

 

Pick: Cosa pensi di Pino Farinotti?

 

Chimy: He he.. seguo la bellissima frase usata dal caro Lost la volta scorsa: un compilatore di dizionari.

 

Pick: Non va bene. Vogliamo sapere qualcosa di più sul tuo rapporto con lui. Possiedi il suo dizionario?

 

Chimy: No, assolutamente. Leggo ogni tanto su Mymovies quello che scrive, quando scrive. Mi sembra che sia uno che giudica il film dal "soggetto", se gli interessa o meno, o dal nome del regista…ed è un qualcosa che a me non va troppo a genio.

 

Pick: Cosa pensa il Para di Ferzan Ozpetek?

 

Chimy: Haha. Finge di deriderlo in pubblico, ma lo esalta nel privato… Quando leggerà questa frase mi ucciderà… haha.

 

Pick: Lo penso anch’io. Quando caspita esce "The limits of control" in Italia? Dacci una parola di conforto.

 

Chimy: Bella domanda.. purtroppo non lo so.

 

Pick: Un tuo parere sull’ultimo film di Marco Bellocchio.

 

Chimy: Allora.. è un film che mi ha convinto a metà… E semplicemente per il motivo che la prima parte mi è piaciuta decisamente… mentre la seconda purtroppo no. Il motivo è che la prima parte ragiona magnificamente sul cinema.. su quello degli anni ’10 italiano (epoca in cui è ambientato) in particolare… il futurismo e il melodramma  su tutti. Mentre nella seconda la regia di Bellocchio si adagia su standard molto convenzionali, concentrandosi unicamente sul raccontare la storia di Ida Dalser senza interessarsi più del tutto alle immagini e al linguaggio su come farlo.

 

Pick: Uno sguardo al cinema d’animazione, e alle nuove frontiere tecnologiche che il futuro ci riserva. Qualche anticipazione o suggerimento?

 

Chimy: Domanda interessante anche perché proprio ieri stavo parlando di come, a mio parere, nelle ultime stagioni i film più importanti usciti in sala fossero opere d’animazione. Se partiamo da settembre 2008 a oggi, i due film migliori che ho visto sono “Wall-e” e il già citato “Ponyo sulla scogliera”. Adesso non vedo l’ora di vedere "Coraline e la porta magica"… stop-motion e 3d assieme, potrei impazzire. E naturalmente “Up”, che dovrebbe essere proiettato a Venezia nei giorni dedicati alla Pixar, in cui ci saranno anche “Toy Story” e “Toy Story 2” in 3D.

 

Pick: Gioco regista/aggettivo/film.

 

Chimy: Ahia.. questo è difficile.

 

Pick: Pronto?

 

Chimy: Vai. Sii spietato.

 

Pick : Terry Gilliam.

 

Chimy: Fantasmagorico. “Brazil”.

 

Pick: Lars Von Trier.

 

Chimy: Incompreso/troppo compreso. “Le onde del destino”.

 

Pick: Tim Burton.

 

Chimy: Favolistico (se esiste ). “Edward mani di forbice”.

 

  Pick: Steven Spielberg.

 

Chimy: Intelligente. “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

 

Pick: Erich Von Stroheim.

 

Chimy: Folle. “Rapacità”.

 

Pick: Charlie Chaplin.

 

Chimy: Il cinema. “Tempi moderni”.

 

Pick: Buster Keaton.

 

Chimy: Beckettiano. “La palla nr.13”.

 

  Pick: Pietro Germi.

 

Chimy: Indagatore. “Sedotta e abbandonata”.

 

Pick: David Lynch.

 

Chimy: Extrasensoriale. “Mulholland Drive”.

 

Pick: Jim Jarmusch.

 

Chimy: Poetico. “Ghost Dog”.

 

Pick : Benissimo. Direi che ci siamo. Dedicherei questa intervista a David Carradine. Sei d’accordo?

 

Chimy: Assolutamente. Con tutto il cuore.

 

Pick: Un grande.

 

Chimy: Davvero un grande.

“Vincere”

“Ho visto Mussolini, al cinema. Molto diverso”. Lo afferma uno dei personaggi del film di Marco Bellocchio. C’è davvero uno scarto, nel film, tra l’icona-volto storica di Benito Mussolini (quella dei cinegiornali, dei libri di storia, di tutto un immaginario collettivo) e quella del Mussolini re-incarnato nelle sembianze di Filippo Timi. In più di una occasione l’ardito montaggio del film gioca persino ad accostare deliberatamente queste due figure, svelandone le incongruenze fisiche. Quasi a voler porre in opposizione il vero Mussolini e qualcuno che (e in una delle scene finali del film questo è chiaramente suggerito) si limita ad interpretarlo. E sarà proprio la “interpretazione di un personaggio” la possibilità che uno psichiatra indicherà ad Ida Dalser come unica via di salvezza perseguibile dalla follia e dalla disperazione. Sta forse in questa giustapposizione la natura tutta dialogica di questo (grande) film. Un dialogo inscritto nel cinema, che al cinema continuamente rimanda e che di frammenti di altro cinema si nutre e compone. Bellissima e significativa la sequenza in cui all’interno di una chiesa (trasformata in ospedale di guerra) si proiettano scene del “Christus” di Giulio Antomoro. Una chiesa che si trasforma in ospedale che si trasforma in cinema: tre diverse "sacralità" sovrapposte e stratificate in un solo luogo. Polifonia di voci e di mezzi espressivi. Un dialogo anche e soprattutto storico (o storiografico). Dopo “Buongiorno, notte” un nuovo capitolo di una sorta di libro apocrifo sulla storia segreta del nostro paese. Nella volontà di decrittare il linguaggio del potere e raccontarlo in modo altro ricollegabile al “Divo” di Paolo Sorrentino.

 

La macchina da presa di Bellocchio torna prepotentemente a farsi “camera stilo” per provare a ri-scrivere, imbevuta nell’inchiostro di uno straordinario impeto espressivo, un pezzo importantissimo della storia d’Italia e tentare di comprendere le ragioni di un doppio tradimento: quello di Mussolini ai suoi ideali giovanili (il socialismo democratico, il pacifismo, il sostegno alle classi più deboli, il viscerale anticlericalismo) e quello di Benito nei confronti di Ida Dalser e suo figlio. La “scrittura” di questo duplice tradimento si materializza sul film di Marco Bellocchio a caratteri cubitali, si consuma nella magnifica fotografia sgranata e plumbea di Daniele Ciprì (che, da sola, vale il prezzo del biglietto), e rivive in un uso assolutamente interessante e significativo degli effetti digitali. Pur con delle evidenti differenze di tono. Se la prima parte del film, con il suo ritmo incalzante e il suo violento mescolarsi di riprese del film a materiale d’archivio dell’Istituto Luce, è quasi una riscoperta formale (e critica) del marinettismo futurista, la seconda, più virata (anche nella colonna sonora di Carlo Crivelli) verso il melodramma, assomiglia ad un “Changeling” di casa nostra. Singolare che questo film sia uscito in Italia a distanza di 100 anni esatti dalla pubblicazione del Manifesto del Futurismo. Il tempo trascorso è servito per capire la genesi profonda di molti errori. Per comprendere quanto siano (state) pericolose l’idea che il progresso dovesse passare attraverso una necessaria fase di cauterizzazione violenta e la folle illusione di una guerra (r)innovatrice. Il busto di Mussolini in frantumi, stritolato sotto il peso dei caratteri della sue epigrafe (“VINCERE”), non è che l’emblematico e persistente segno di questa drammatica sconfitta.

 

[**** 1/2]

A journey through: Losteyeways

Pickpocket83: Benvenuto, Lost. Questo è il primo appuntamento su Cinedrome con una rubrica che periodicamente tenterà di portare i lettori dei blog ad un contatto un più diretto e ravvicinato con i blogger. Ammesso che i lettori siano davvero interessati a questo. Sei a tuo agio?

 

Losteyeways: Certamente, a Cinedrome mi sento come se fossi a casa mia. Per l’occasione mi sono messo in mutande.

 

Pick: Ne siamo lieti.

 

Lost: Anche le mie pudenda accaldate.

 

Pick: Cominciamo parlando dello stato di salute generale del cineblogging. E’ sotto gli occhi di tutti , specie sulla piattaforma di splinder, che sia preda di un infiacchimento diffuso. Sembra che tutto il fenomeno attraversi un periodo di crisi. A cosa la attribuiresti? La domanda, me ne rendo conto, è impegnativa.

 

Lost: Sono quasi sicuro che sia tutto un complotto della sinistra comunista ed antilibertaria, alla quale è notoriamente invisa la libertà di espressione. Però probabilmente ci sono cause più profonde, che posso solo provare ad accennare.

 

Pick: Potremmo provarci.

 

Lost: La comunicazione via web ha conosciuto negli ultimi anni una veloce evoluzione che ha seguito un cammino di progressiva semplificazione e velocizzazione. Si è passati dalle ormai vecchie pagine web, pesanti, statiche e verbose, ai blog: più veloci, più sintetici e dinamici. Il blog evidentemente non era un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza: pensiamo al fenomeno tumblr, per esempio, che propone una piattaforma di micro-blogging che privilegia la comunicazione istantanea, spesso affidata a semplici immagini, o brani musicali ed in cui la parola scritta assume un ruolo ormai marginale. Se poi aggiungiamo il boom di Facebook, ecco che le possibile cause della crisi dei blog possono sembrare un tantino più chiare. Probabilmente c’è anche altro, ma la mia capacità di analisi (quando sono in mutande) non riesce ad andare oltre un certo punto.

 

Pick: Quindi, in sostanza, pensi che l’avvento di nuove piattaforme più versatili e “leggere” (facebook, tumblr, twitter) abbia sottratto appeal al blogging?

 

Lost: Personalmente, utilizzo anche io Tumblr. Twitter e Facebook, ma cerco di utilizzarli come accessori, mezzi complementari ed ausiliari, che aiutino il mio blog ad aumentare il bacino di lettori. Però mi rendo conto che per la loro leggerezza (anche in termini di impegno) siano una tentazione forte ad abbandonare un tipo di comunicazione più elaborata ed approfondita. Si, è possibile che tanti abbiano ceduto per percorrere strade più semplici.

 

Pick: Torniamo al capitolo cineblogging.

 

Lost: Torniamoci.

 

Pick: Quali sono le caratteristiche che deve possedere un cineblog ideale per riuscire a catturare la tua attenzione di lettore-internauta?

 

Lost: Un cineblog per catturarmi deve innanzitutto sapersi sintonizzare sulle mie frequenze emozionali, di gusto e cinefilia snob. Non deve fossilizzarsi sull’attualità cinematografica chè tanto ormai la si trova pure dentro i pacchi di patatine, ma deve scavare nella ricca miniera delle opere più oscure e spesso ingiustamente trascurate. Inoltre deve saper proporre letture non convenzionali, coraggiose ed anche spietate, ma senza alcuna traccia di spocchia, che mi fa sempre allergia. Un giusto substrato di umorismo ed autoironia è indispensabile. Poi deve anche saper attirare il mio occhio perchè, da buon scopofilo quale sono, il blog non lo leggo soltanto ma lo guardo. Mi piace quindi che le parole siano poste dentro una degna scenografia.

 

Pick: Dacci 3 buone ragioni per cui credi che il tuo blog meriti di essere letto.

 

Lost: Addirittura tre ? Non ti sembra di essere troppo ottimista ?

 

Pick: Ce la puoi fare.

 

Lost: Prima di tutto perchè è un blog assolutamente anarchico e fancazzista. Non vi prenderà molto tempo: non dovrete scomodarvi a visitarlo spesso, perchè tanto il tempo per scrivere è sempre pochissimo, il che mi porta necessariamente a privilegiare una scrittura sintetica e, spero, diretta.

 

Pick: Siamo a quota uno.

 

Lost: Secondo motivo: Peeping Tom, nella sua perversione (ci)necrofila, ha il desiderio di  proporre visioni originali, delle quali non si parla sovente nella blogosfera, privilegiando magari titoli persi ormai nelle pieghe del tempo o ingiustamente sbertucciati dalla critica più ingessata e seriosa. Soprattutto cercando di trovare spunti interessanti di riflessione anche da pellicole che apparentemente parrebbero meritevoli del macero.

 

Pick: E siamo a due.

 

Lost: La terza è dura perchè impone al lettore un ulteriore sforzo di sospensione dell’incredulità

 

Pick: Siamo pronti alla sospensione. Abbiamo tutte le sospensioni a posto.

 

Lost: Da recenti studi condotti presso l’università di Tubinga, è emerso che su un campione di mille lettori di sesso maschile di Peeping Tom (a proposito, mi devono ancora spiegare dove li hanno trovati) il 40% abbia sviluppato capacità extrasensoriali quali la visione a distanza, la capacità di guardare attraverso gli abiti e di comprendere l’eloquio di un senatore qualunque della Lega Nord. Il restante 60% invece ha mostrato condizioni di salute soddisfacenti, salvo qualche raro caso di narcolessia o di stipsi ostinata. Sintomi che comunque tendono a scomparire non appena ci si allontana dal monitor. In ultima analisi leggere Peeping Tom non fa male. E questo mi pare già tanto.

 

Pick: Sono notizie che sicuramente faranno la felicità di molti lettori.

 

Lost: Io farei leggere Peeping Tom ai miei figli. Senza alcun timore.

 

Pick: Faresti educare i tuoi figli da Peeping Tom?

 

Lost: E secondo te chi li educa? La mamma? Fosse per lei potrebbero guardare tranquillamente Hanna Montana o Amici di Maria De Filippi. Io preferisco tirarli su a pane e Bava.

 

Pick: Su Bava ci torniamo dopo. Il Cineblogger Trivia Award è giunto alla conclusione della sua quarta tappa, tra l’altro da te dominata. E’ stata, lungo il suo cammino, una esperienza molto interessante. Ci sai dire qualcosa sul suo prosieguo? Ci saranno altre tappe?

 

Lost: Ci sarà a breve un’altra tappa che concluderà la prima edizione. Spero ovviamente che ci saranno altre edizioni  e che possano coinvolgere nuovi blogger anche al di fuori della piattaforma di Splinder.

 

Pick: Andiamo con un giro di domande a risposta secca.

 

Lost: Vai, facciamoli secchi.

 

Pick: Gli ultimi 3 film che hai visto.

 

Lost: “Antichrist”, “Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave”, “Sepolto vivo”.

 

Pick: Come hai trovato il film di Von Trier?

 

Lost: Mi è rimasto attaccato addosso, tanto che non sono ancora riuscito a scriverne. E non è detto che io lo faccia. Non scrivo di tutti i film che vedo. L’ho trovato potente, disperato. E’ un film che deve essere visto. Poi si può decidere di amarlo o odiarlo. Ma è ciò che un film deve fare: mettere in moto il cuore ed il cervello. E Antichrist lo fa.

 

Pick: Gli ultimi 3 film che hai visto al cinema.

 

Lost: “Antichrist”, “Wall-E”, “Kung Fu Panda”.  Dura la vita di un papà, vero ? Tra l’altro “Kung Fu Panda” lo so già a memoria. E con questo ho detto tutto.

 

  Pick: L’ultimo libro letto.

 

Lost: “Cent’anni di cinema italiano”,  di Brunetta. Non il nanetto, eh. Poi racconti sparsi di Poe.

 

Pick: L’ultimo libro comprato.

 

Lost: “Ricordando l’apocailsse” di Kurt Vonnegut, autore che amo oltre ogni dire.

 

Pick: L’ultimo DVD comprato.

 

Lost: Domanda difficile. Devo guardare sullo scontrino qual è l’ultimo della lista. "Hardware" di Richard Stanley.

 

Pick: 3 DVD che ritieni imprescindibili e consiglieresti a chiunque di comprare.

 

Lost: Odio questa domanda! Potrei metterci secoli, anzi di più, per rispondere. Ed intanto potrebbe essere giunta la fine del mondo. Ti dirò tre dei film che amo di più, così tagliamo la testa al toro.

 

Pick: No! Parliamo di DVD. Edizioni particolarmente degne, o meritevoli. Magari di film altrettanto degni.

 

Lost: Eh .. allora la cosa cambia (resta una domanda crudelissima).

 

Pick: Ne sono consapevole.

 

Lost: Allora buttiamoci sulla roba grossa, restando però sul mercato italiano altrimenti non ci si raccapezza più.

 

Pick: Mercato italiano, assolutamente.

 

Lost: La prima cosa che mi viene in mente, perchè ce l’ho qui vicino sullo scaffale, è il box di "Twin Peaks" ,la "Definitive Gold Box Edition". Ben 10 dvd.

 

Pick: Cose per cui non sia necessario stipulare un mutuo?

 

Lost: Cose per le quali vale la pena stipulare un mutuo!

 

Pick: Andiamo su cose che potenzialmente ogni lettore potrebbe permettersi, diciamo: tetto massimo 25-30 euro. Sono già moltissimi soldi.

 

Lost: Sicuramente “8 e mezzo”, anche se la Medusa non meriterebbe i vostri soldi.

 

Pick: E’ un ottimo DVD qualitativamente ma scarnissimo sul fronte extra. Mi pare ci sia solo una soporifera introduzione di Maurizio Porro. Ancora un titolo.

 

Lost: "Quarto potere" edizione a doppio disco. Con un bel disco di extra molto interessanti. tra l’altro ad un        prezzo popolarissimo. Così bilanciamo i debiti per Twin Peaks.

Pick: Bene. Il peggior DVD in assoluto che hai comprato. L’edizione che più ti ha fatto incazzare per il suo livello qualitativo.

 

Lost: Qui ci sarebbe da riempire pagine intere. Però l’incazzatura più recente è quella procurata da una indegna edizione di "Ombre rosse". Sembrava il riversamento da una VHS mangiucchiata da un cane idrofobo. Se cercate "Ombre rosse" meglio rivolgersi al mercato estero.

 

Pick: Conosco quella edizione. Il tuo eroe dei fumetti preferito.

 

Lost: Non sono mai stato un grande lettore di fumetti. Li sto riscoprendo solo da poco, prediligendo però quelli non basati su un "personaggio-eroe". Ultimamente sto scoprendo Batman. Ma quando ero ancora imberbe impazzivo per Lupo Alberto. Quando faceva ancora ridere. Vado invece letteralmente matto per le opere (perchè più che di fumetti si tratta) di Dino Battaglia. Amo Dino Battaglia.

 

Pick: Hai a disposizione un budget illimitato per produrre un film. Pensi ad un adattamento di un’opera di Lovecraft. Chi scegli come regista?

 

Lost: Sei un sadico. Lo affiderei a Lucio Fulci, così avrebbe finalmente i soldi che meritava .

 

Pick: Ma purtroppo Fulci non è più su questa terra. Scegliamolo tra i registi viventi.

 

Lost: Potrei utilizzare parte del budget per resuscitarlo, con il rimanente farebbe comunque un gran film. Oppure proverei a chiamare Lars von Trier.. chi sa cosa ne verrebbe fuori…

 

Pick: 3 buone ragioni per cui un lettore di questo post dovrebbe assolutamente vedere “Papaya dei caraibi”.

 

Lost: La prima ragione  è Laura Gemser, che è sempre una gioia ammirare. Poi Papaya  è il paradigma di quel genere porno-esotic-horror praticamente inventato dal grande Joe D’amato. Ed infine perchè può essere sempre istruttivo soppesare  i rischi  di un rapporto orale. Vero Presidente ?

 

Pick: Mi sembrano 3 ottime ragioni.

 

Lost: Io lo farei proiettare nei fine settimana a Villa Certosa, che ne dice?

 

Pick: Idea illuminata. Cosa pensi della critica cinematografica “cartacea” in Italia?

 

Lost: Non saprei esprimere un giudizio complessivo, anche perchè non mi affanno certo a leggere la critica cartacea. Mi affido più serenamente agli amici cinebloggers e a qualche nome selezionato, gente che ormai sento vicina per gusto e passioni. Gervasini, Pier Maria Bocchi, Andrea Bruni. Spesso anche Giona A. Nazzaro e pochi altri. Per il resto mi pare che lo scenario sia alquanto sconfortante.

 

Pick: Cosa pensi di Pino Farinotti?

 

Lost: Mah. Un compilatore di dizionari. Nulla più.

 

Pick: C’è un piccolo inserto video che la redazione ha preparato per lei.

 

Lost: Ohibò.

  Lost: Ohhh. Ma questo è praticamente il filmino della mia infanzia. Cinema puro.

Pick: La scopofilia è una pulsione fondante del fare (e consumare) cinema. Perché hai scelto il riferimento a un film come “Peeping Tom” per il titolo del tuo blog?

 

Lost: Perchè in “Peeping Tom” c’è tutto il cinema nella sua essenza. Peeping Tom è il cinema. Peeping Tom sono io. Ecco scusa, Puoi metterti un attimo di profilo? Si ecco, così…

 

Pick: Ci approssimiamo alla fine di questa intervista. Dacci la tua Top3 di film horror, quelli che credi abbiano formato e deformato di più il tuo occhio di spettatore.

 

Lost: Altra domanda infida.

 

Pick: Il finale delle interviste è sempre irto di domande infide.

 

Lost: In rigoroso disordine e con la certezza di lasciar fuori titoli fondamentali: "La notte dei morti viventi" di Romero, capostipite dell’horror moderno, "Halloween" di Carpenter e ci metterei anche "L’esorcista" che per un po’, ero ragazzino, mi tolse il sonno. Se mi è permesso vorrei ricordare, fuori classifica, anche "La mosca" con il grande Vincent Price, che fu uno dei primi horror che vidi. In un tardo pomeriggio, dalla nonna, mentre mangiavo per merenda un panino con i pomodori secchi, cominciai ad avere un inusitato rispetto per le mosche.

 

Pick: Un vero e proprio imprinting.

 

Lost: Un’infanzia rovinata.

 

Pick: Siamo quasi alla fine. Ti nominerò dieci registi. Dovrai darmi rapidamente per ognuno un aggettivo (uno e uno solo) e citarmi il suo film (uno e uno solo) che credi lo rappresenti meglio, o quello che più ami. So che sarà difficile. Ti chiedo quest’ultimo sforzo. Pronto?

 

Lost: Prontissimo.

 

Pick: Lucio Fulci.

 

Lost: Eclettico, “L’Aldilà… e tu vivrai nel terrore”.

 

Pick: Sergio Leone.

 

Lost: Epico, “Per un pugno di dollari”.

 

Pick: Blake Edwards.

 

Lost: Affilato, “Hollywood party”!

 

Pick: Roger Corman.

 

Lost: Versatile, “Il pozzo e il pendolo”.

 

Pick: Tim Burton.

 

Lost: Immaginifico, “Sweeney todd”.

 

Pick: John Woo.

 

Lost: Lirico. “The killer”.

 

Pick: David Cronenberg.

 

Lost: Profetico, “Videodrome”.

 

Pick: Roman Polanski.

 

Lost: Sinistro, “Rosemary’s baby”.

 

Pick: John Carpenter.

 

Lost: Anarchico. “La cosa”.

 

  Pick: Mario Bava.

 

Lost: Ironico. “I tre volti della paura”.

 

Pick: Andrai a votare?

 

Lost: Certo!

 

Pick: Grazie Lost, abbiamo finito.

 

Lost: Se mi è concesso vorrei aggiungere solo una cosa.

 

Pick: Ci mancherebbe.

 

Lost: Smentisco categoricamente tutte le dichiarazioni qui sopra riportate, poichè sicuramente manipolate e stravolte dalla stampa notoriamente dominata dalla sinistra comunista ed illiberale. Leggete Peeping Tom e solo tra le sue pagine troverete la Verità.

 

Pick: Sai che oggi non si può fare propaganda politica, Lost.

 

Lost: Ah, non lo sapevo! Ma ormai … Sarà sufficiente una smentita. Mai fatta propadanga politica. Lo smentisco categoricamente. E se non fosse sufficiente smentisco la smentita.