A journey through: Chimy

 



Pickpocket83
: Siamo in onda, Chimy. Sei a tuo agio?

 

Chimy:  Moltissimo.

 

Pick:  Perfetto. Per cominciare con qualcosa di interessante partirei dalla frase che per molto tempo è apparsa sul tuo/vostro blog. "Il cinema è l’arte di scolpire il tempo".

 

Chimy : Ok, si parte subito forte.

 

Pick: E’ una frase importante.

 

Chimy: Estremamente importante.. come sai, è un frase del nume tutelare di Cineroom, Andrej Tarkovskij, ed esprime perfettamente cosa lui intende col fare del cinema. Per la maggior parte dei teorici il cinema aveva come arti-sorelle la pittura e il teatro. Per Tarkovskij invece il cinema si doveva paragonare alla musica, per le scelte legate ai tempi musicali, e alla scultura. Da qui deriva "L’arte di scolpire il tempo".

 

Pick: Credi che Tarkovskij, sulla base di queste premesse teoriche, sia riuscito nel suo cinema a "plasmare" il tempo?

 

 Chimy: Credo che in diversi momenti dei suoi film Tarkovskij porti lo spettatore a perdere le proprie coordinate spaziali, immergendoti in un flusso temporale dove non diventa più importante dove ti trovi (e vale sia per i personaggi dei suoi film che per gli spettatori) ma quanto tempo passi in quello spazio e come lo passi. Per spiegarmi meglio… consiglio di vedere, e rivedere, il momento in “Solaris” in cui la macchina da presa gira seguendo il corridoio circolare dell’astronave.  Le immagini spiegano sempre meglio il cinema delle parole.

 

Pick: Qualcosa di simile accade anche in "Arca russa" di Sokurov.

 

Chimy: Verissimo, ed è interessantissimo il parallelo perché “Arca russa” fa esattamente la stessa cosa. Ci si muove in uno spazio fisso, definito, concreto, dove però la cinepresa ci "invita" a muoverci all’interno di tempi differenti, astratti e mentali. Questo almeno è quello che ho provato io. Su questo però vorrei sapere se sei d’accordo…

 

Pick: Assolutamente d’accordo.

 

Chimy: Perfetto.

 

Pick: Quali sono i tuoi "punti di riferimento" teorici? Gli scritti che più consideri importanti e che più hanno influito sul tuo rapporto con il cinema e la scrittura di cinema?

 

Chimy: Sicuramente il primo nome che mi viene da fare è Bazin. L‘unico, o uno dei pochissimi, che faceva teoria che si collegava direttamente a come andare a valutare i film. Trovo molto più moderne le sue idee scritte negli anni ’50 di quelle uscite invece negli ultimi 25 anni.

 

Pick : Lo consideri quindi più importante della teoria degli anni più recenti. Molti invece vedono Bazin come un teorico storicamente superato.

 

Chimy: Io non sono d’accordo e anzi ribatto che per tornare a far sì che le teorie sul cinema abbiano ancora un senso bisogna riprendere l’approccio di Bazin di applicare direttamente le idee teoriche ad esempi di film o a "scelte cinematografiche" dei registi. Molte teorie più odierne sono, a mio parere, troppo incentrate sul voler seguire approcci metodologici, extra-cinematografici, e spesso si vanno a dimenticare di parlare dei film veri e propri.

 

Pick: Ti riferisci all’approccio strutturalista, o cosiddetto "post-strutturalista"?

 

Chimy: Anche, ma non solo… a quasi tutti gli approcci che si sono sviluppati negli anni ’70 manca quel contatto diretto con l’opera che Bazin aveva. E quel contatto diretto si può anche definire "passione" per il cinema… che anche negli approcci teorici non dovrebbe comunque mai mancare.

 

Pick: A questo punto è doveroso spendere qualche parola su una vera e propria istituzione cinebloggara come Cineroom.

 

Chimy: L’idea per Cineroom è nata quasi per gioco. Al festival di Udine di due anni fa, quando parlando con Murda (blog Murdamoviez) ci ha parlato del suo blog, a me e al Para è venuta voglia di provarci. Il giorno dopo che eravamo tornati da Udine, il Para mi ha chiamato e mi ha detto che voleva subito impostare il blog e che dovevamo trovargli un nome. Così è nato Cineroom… che in questi due anni ci ha dato davvero grandi soddisfazioni.

 

Pick: Quanto è difficile gestire un blog a 2? E quanto è difficile gestirlo con uno come il Para?

 

Chimy: Haha… allora per la prima domanda, io ho sempre pensato che avere un blog in due fosse una grande comodità, così ci si divide un po’ il "lavoro"… sulla seconda: ecco il problema è che mi è capitato di gestirlo con il Para.. haha.

 

Pick: E’ dura?

 

Chimy: Durissima. Anzi guarda, senza farci sentire da lui, cosa dici se ne apriamo uno io e te?

 

Pick: Lui ci ascolta, segue questa rubrica. Potrebbe vendicarsi. Lo invitiamo ufficialmente per una delle prossime puntate, anzi. Così avrà modo di replicare.

 

Chimy: Perfetto. Aggiungo soltanto che la "convivenza" funziona molto bene anche perché siamo quasi sempre d’accordo sui film… perché quando non lo siamo volano parole grosse. E qui vorrei rendere pubblico che al Torino Film Festival del 2007, con Honeyboy testimone, stavamo quasi arrivando alle mani per “La promessa dell’assassino” di Cronenberg. Ed eravamo soltanto a mezzo voto (in scala Cineroom) di differenza 🙂

 

Pick: Ma quello era un mezzo voto rilevante, visto il film.

 

Chimy: Decisamente.

 

Pick: Visto che hai nominato il TFF passiamo all’argomento festival. Voi due ne avete vissuti parecchi.

 

Chimy: Sì, personalmente i festival di cinema li amo moltissimo… forse addirittura più che per i film, per l’atmosfera che c’è attorno in cui si respira cinema.

 

Pick: Sei soddisfatto dei premi assegnati all’ultimo festival di Cannes?

 

 Chimy: Sono rimasto molto stupito che diversi premi siano andati a film che erano stati "bastonati" dalla critica. Il premio alla regia a Brillante Mendoza in particolare. Sono molto contento per Haneke che è un regista essenziale per il cinema odierno.

 

 Pick: Perché lo ritieni tale?

 

 Chimy: Perchè è un regista che ancora vuole colpire e sperimentare lavorando sul linguaggio cinematografico. E ancor di più perché è uno dei pochissimi registi odierni che inserisce lo spettatore direttamente nel film. Lo spettatore fa parte del testo… partecipa insieme ai personaggi… e questa era una delle basi anche del cinema di Hitchcock, che (ti anticipo se magari volevi chiedermelo successivamente) è in assoluto il mio regista preferito.

 

 Pick: Però rimandendo su Haneke, non ti sembra che nei suoi film dia l’impressione di trattare lo spettatore, in un certo senso, come una specie di cavia da esperimento? Io vedendo il secondo “Funny Games” ho sperimentato questa sensazione.

 

Chimy: He he… Haneke, seppure a vederlo non sembra, è (secondo me) un grandissimo burlone… e spesso va a giocare con lo spettatore, arrivando anche a "prenderlo un po’ in giro" come ha fatto col nuovo Funny Games. Sul quale, se ben ricordo, abbiamo due opinioni molto diverse.. 🙂

 

Pick: Molto molto diverse, ricordi bene. Spostiamoci su Venezia. Cosa ricorderai dell’edizione dello scorso anno?

 

Chimy: La prima cosa che mi viene in mente pensando a Venezia è quanto noi ci siamo divertiti in quei giorni.. al di là dei film che metto in secondo piano nella memoria.

 

Pick: Quale dei film visti ti è più "rimasto"?

 

Chimy: Sicuramente “Ponyo sulla scogliera” di Miyazaki, che per me è, indubbiamente, il miglior film uscito fin’ora nel 2009.

 

Pick: Proiettiamoci  un po’ sulla prossima edizione della Mostra, aperta da Tornatore. Sai qualcos’altro sui film della selezione?

 

Chimy: Purtroppo nulla di certo… qualche rumor magari.

 

Pick: Ci va bene lo stesso.

 

Chimy: Credo che ci possano essere Clint Eastwood con "Invictus" (del quale si parlava anche come possibile apertura), Todd Solondz con "Life During Wartime"… magari Scorsese, visto che il suo film esce ad ottobre… poi ho sentito parlare di Herzog, con il remake de "Il cattivo tenente" e avevo anche sentito parlare di Malick, anche se visti i suoi tempi abituali di montaggio ho qualche dubbio.

 

Pick: Beh, non male.

 

Chimy: Speriamo che poi siano confermati…

 

Pick: Ci fossero tutti questi registi ci sarebbe da andarci in pellegrinaggio.

 

Chimy: Assolutamente. Aggiungo anche che mi piacerebbe molto vedere "White Material", il nuovo film della purtroppo poco nota in Italia Claire Denis, che dovrebbe essere pronto in tempo per la Mostra. I suoi film, non arrivando in sala, è sempre meglio beccarli nei festival.

 

Pick: Ti riposi un attimo con un filmato che la redazione ha preparato per te.

 

Chimy: Ottimo.

 Chimy: Straordinario. Avrò rivisto questo incipit almeno 200 volte e ogni volta è un’esperienza incredibile. Come tutto il film, dall’inizio alla fine, del resto.

  Pick: Ci dai una definizione di campo lungo?

Chimy: Haha. Argomento che è stato molto dibattuto… La vuoi davvero?

 

Pick: Certo! La più chiara possibile.

 

Chimy: Allora diciamo così… Nel campo lunghissimo i soggetti (se ci sono) che vengono inquadrati sono ridotti a semplici puntini-silhouette e ogni azione che compiono è impercettibile. Nel campo lungo, pur se lo spazio è rappresentato ancora in tutta la sua estensione, i soggetti sono ad una distanza che permette di capire le azioni che stanno facendo, anche se non riesci ancora a riconoscere i volti degli attori-personaggi. Anche qui le immagini spiegano meglio delle parole… E’ stata faticosa questa domanda.

 

Pick : E se, poniamo, non ci sono esseri umani o animati nell’inquadratura?

 

Chimy: Dipende. Se inquadri il mare al tramonto è un campo lunghissimo. Se c’è un albero che "blocca l’orizzonte" (che brutta frase)… quell’albero può essere in campo medio, in campo lungo etc etc. O anche in dettaglio su una foglia.

 

Pick: Ok… mi accontento.

 

Chimy: Meno male.

 

Pick: Qualche altro dubbio me lo tengo per i commenti al post.

 

Chimy: Haha.. va bene.

 

Pick: Cosa pensi della critica cinematografica "cartacea" italiana? Segui qualche critico in particolare?

 

Chimy: Il mio pensiero sulla critica dei quotidiani in Italia è pessimo. Non faccio nomi, ma la maggior parte sono persone senza vere basi cinematografiche (e passione che ribadisco essere la cosa più importante!) e che spesso danno "aiutini" a film che non li meriterebbero. Nel complesso, leggo le recensioni dei quotidiani ma con poco interesse e ancor meno fiducia. Preferisco di gran lunga quelle delle riviste, dei siti e anche dei blog.

 

Pick: Cosa pensi di Pino Farinotti?

 

Chimy: He he.. seguo la bellissima frase usata dal caro Lost la volta scorsa: un compilatore di dizionari.

 

Pick: Non va bene. Vogliamo sapere qualcosa di più sul tuo rapporto con lui. Possiedi il suo dizionario?

 

Chimy: No, assolutamente. Leggo ogni tanto su Mymovies quello che scrive, quando scrive. Mi sembra che sia uno che giudica il film dal "soggetto", se gli interessa o meno, o dal nome del regista…ed è un qualcosa che a me non va troppo a genio.

 

Pick: Cosa pensa il Para di Ferzan Ozpetek?

 

Chimy: Haha. Finge di deriderlo in pubblico, ma lo esalta nel privato… Quando leggerà questa frase mi ucciderà… haha.

 

Pick: Lo penso anch’io. Quando caspita esce "The limits of control" in Italia? Dacci una parola di conforto.

 

Chimy: Bella domanda.. purtroppo non lo so.

 

Pick: Un tuo parere sull’ultimo film di Marco Bellocchio.

 

Chimy: Allora.. è un film che mi ha convinto a metà… E semplicemente per il motivo che la prima parte mi è piaciuta decisamente… mentre la seconda purtroppo no. Il motivo è che la prima parte ragiona magnificamente sul cinema.. su quello degli anni ’10 italiano (epoca in cui è ambientato) in particolare… il futurismo e il melodramma  su tutti. Mentre nella seconda la regia di Bellocchio si adagia su standard molto convenzionali, concentrandosi unicamente sul raccontare la storia di Ida Dalser senza interessarsi più del tutto alle immagini e al linguaggio su come farlo.

 

Pick: Uno sguardo al cinema d’animazione, e alle nuove frontiere tecnologiche che il futuro ci riserva. Qualche anticipazione o suggerimento?

 

Chimy: Domanda interessante anche perché proprio ieri stavo parlando di come, a mio parere, nelle ultime stagioni i film più importanti usciti in sala fossero opere d’animazione. Se partiamo da settembre 2008 a oggi, i due film migliori che ho visto sono “Wall-e” e il già citato “Ponyo sulla scogliera”. Adesso non vedo l’ora di vedere "Coraline e la porta magica"… stop-motion e 3d assieme, potrei impazzire. E naturalmente “Up”, che dovrebbe essere proiettato a Venezia nei giorni dedicati alla Pixar, in cui ci saranno anche “Toy Story” e “Toy Story 2” in 3D.

 

Pick: Gioco regista/aggettivo/film.

 

Chimy: Ahia.. questo è difficile.

 

Pick: Pronto?

 

Chimy: Vai. Sii spietato.

 

Pick : Terry Gilliam.

 

Chimy: Fantasmagorico. “Brazil”.

 

Pick: Lars Von Trier.

 

Chimy: Incompreso/troppo compreso. “Le onde del destino”.

 

Pick: Tim Burton.

 

Chimy: Favolistico (se esiste ). “Edward mani di forbice”.

 

  Pick: Steven Spielberg.

 

Chimy: Intelligente. “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

 

Pick: Erich Von Stroheim.

 

Chimy: Folle. “Rapacità”.

 

Pick: Charlie Chaplin.

 

Chimy: Il cinema. “Tempi moderni”.

 

Pick: Buster Keaton.

 

Chimy: Beckettiano. “La palla nr.13”.

 

  Pick: Pietro Germi.

 

Chimy: Indagatore. “Sedotta e abbandonata”.

 

Pick: David Lynch.

 

Chimy: Extrasensoriale. “Mulholland Drive”.

 

Pick: Jim Jarmusch.

 

Chimy: Poetico. “Ghost Dog”.

 

Pick : Benissimo. Direi che ci siamo. Dedicherei questa intervista a David Carradine. Sei d’accordo?

 

Chimy: Assolutamente. Con tutto il cuore.

 

Pick: Un grande.

 

Chimy: Davvero un grande.

20 risposte a “A journey through: Chimy

  1. Riceverete presto una lettera dal mio avvocato.
    E accetto l’invito ufficiale ad una delle prossime puntate di questa rubrica, ma soltanto in presenza del mio avvocato.
    🙂
    Saluti.
    Para

  2. Emozionante vedere l’intervista in rete! 🙂

    Ora che l’ho visto posso anche confermare che “Coraline” è un grandissimo film 🙂

    Intanto aspetto la lettera di quel disgraziato del commento precedente 😉

    Chimy

  3. @Para: Volentieri! Preparo uno scranno illuminato apposito per l’avvocato. E per te sto già selezionando le domande per l’intervista, che verterà in gran parte sulla tua sconfinata ammirazione per l’opera di Ferzan Ozpetek.

    Saluti 🙂

  4. Bellissima intervista, interessante e istruttiva.
    Non sapevo che il Para fosse un fan di Ozpetek: questa chicca, da sola, vale il prezzo del biglietto!

  5. Eh no eh, questa menzogna adesso si sparge a macchia d’olio, il mio avvocato sarà spietato.
    La cosa curiosa è che non potrò dire nulla, perchè questo è un cotesto pubblico, e quindi direste tutti “vedi, in pubblico lo denigri”. Quindi invito tutti, uno per uno, a venire casa mia, per dirvi in privato che Ozpetek è un demente. Prima che esca fuori la cosa anticipo io: sì, ho dato 2,5 a Saturno Contro, ma è l’unico 2,5 su una schiera di 1.
    🙂
    Saluti.
    Para

  6. @Para: L’importante è fare luce su una questione che, a mio parere, presenta ancora qualche zona d’ombra. 😀

    @Lost: Felici che anche un lettore attento come te abbia apprezzato questo scoop. :))

  7. Ahah Para lo state massacrando!
    Gran bella intervista ragazzi, complimenti.
    Perfetta dedica a David Carradine.
    Ci stava tutta.

  8. sembra un intervista a tre, il terzo (Farinotti) è il morto, (nel senso dei giochi di carte, intendo).
    mi sa che alla fine ci vorrà un intervista con Farinotti (riparatoria?).
    verissimo che chi legge qualche blog di cinema su internet non ha nostalgia delle recensioni dei giornali.

  9. Io continuo a non amare del tutto Haneke. O meglio non sempre. Alcuni suoi film li trovo magnifici, ma altri mi infastidiscono e non per la natura del soggetto, ma per l’approccio stesso che Haneke sceglie. I due Funny Games mi interessano fino a un certo punto: c’è troppa voglia di colpire lo spettatore, di torturarlo, con un sadismo che diventa alla lunga noioso, è quello il guaio, e non punge neanche più. Poi rifare un film pari pari lo trovo di un onanismo incredibile. Se fosse pure una presa in giro voluta, neanche lo scuserei. Il cinema deve raccontare (per immagini), non essere un palcoscenico dell’ego per il regista (o meglio può anche esserlo, ma dipende da cosa mostra e per me il penultimo Haneke sembrava troppo a una masturbazione fine a se stessa, sterile e inconcludente – senza contare che funzionava indubbiamente meglio con gli attori germanici. I “divi” tolgono molto a quella storia, e lo dice uno che adora Naomi).

  10. @noodles: su “Funny Games”capisco il tuo/vostro discorso, ma non lo condivido come già si discuteva ai tempi dell’uscita del film ultimo. Riguardo all’originale è un film che va a ragionare (e molto bene per me) sulla violenza al cinema e su quanto ne voglia sempre di più lo spettatore, che viene coinvolto esplicitamente. Sul remake secondo me ha un senso di esistere proprio per il suo essere coi “divi”, andare nei multisala, fingere di essere qualcosa che non è… è una presa in giro, ma non gratuita e per me molto utile.

    Linko la mia vecchia recensione sul film per spiegare meglio il discorso

    http://cineroom.splinder.com/tag/funny_games

    Saluti 🙂

    Chimy

  11. Per quanto riguarda Haneke e Fanny games concordo alla grande con Chimy. Per quanto riguarda Ferzan Ozpetek, potrei smettere di leggere le recensioni del Para per due settimane, dopo aver letto questa notizia 🙂
    Comunque, come la volta scorsa, complimenti vivissimi all’intervistatore e all’intervistato.
    Questa rubrica mi sta conquistando completamente!!

  12. @Al: Grazie per l’apprezzamento, Al.
    😉

    @Fmmasala: Lunga vita a Farinotti, ci mancherebbe. 🙂

    @Noodles e Chimy: Condivido al 100% quello che hai scritto nel commento, Noodles. E’ una questione di approccio nei confronti del pubblico, in primis. E comunque a conti fatti Haneke sembra uno di quei registi fatalmente destinati a spaccare. Un regista “spaccone”. 🙂

    @Ale: No, no… non smettere di leggere le recensioni del Para, assolutamente… Nonostante questo piccolo scheletro nell’armadio, è un valentissimo cineblogger. E poi in fondo sembra abbia anche ritrattato la sua posizione in merito. 🙂

  13. nn c’entra nulla con il post, ma volevo congratularmi per la scelta di james caburn nell’immagine d’inizio blog. strepitoso attore!
    andrea

  14. Da queste parti Coburn è sacro oggetto di culto e venerazione. Come del resto il film da cui quell’immagine è presa. 🙂

  15. Complimenti ad entrambi per questa fertilissima intervista. Discorsi interessanti e pregni di spunti per discussioni oceaniche. Ragionamenti interessanti e incredibilmente “vicini” ai miei ragionamenti di questi giorni: dal cinema “scultura” ai due Funny di Haneke che vedo come due membri di una stessa equazione: identici ma differenti.

  16. @Cinemasema: Bella l’idea dei due “Funny Games” come membri di una equazione…
    Grazie per la visita e per l’apprezzamento. 🙂

  17. Para io ti difendo perchè come te mi sono fatta fregare da Saturno contro!

    Non demordere.

    Chimy massima stima, ma Burton me lo dovevi nominare almeno una volta!

    Cmq ragazzi fate i bravi e non divorziate che sarebbe un delitto!

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