Persistence of the dead

 

Quando nel 1967 George Romero, insieme ad un pugno di amici e collaboratori, decise di realizzare un film, dopo un lungo e decisivo apprendistato nelle cabine di montaggio televisive, l’idea di dirigere un horror non era così scontata. Si optò per una scelta di questo tipo sulla base di motivazioni puramente pragmatiche: un horror avrebbe avuto di certo più mercato di un western (genere che pure attirava Romero), e la sua realizzazione non avrebbe richiesto l’utilizzo di cavalli o di location difficilmente raggiungibili. Un horror a basso costo, invece, finanziato e realizzato da una vera e propria cooperativa di soci, avrebbe potuto benissimo ambientarsi nella tranquilla campagna circostante Pittsburgh. Uno dei modelli dichiarati il magnifico “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel, la cui claustrofobica visione politica (vigorosamente anticomunista nel film di Siegel, del 1956) sarebbe stata aggiornata e adattata allo spirito dei tempi. Il risultato, prodotto fortunato di una fortunata serie di circostanze e talenti, avrebbe lasciato un segno profondissimo nel cinema e nell’immaginario collettivo di tutti i tempi. “La notte dei morti viventi”, eccezionale sul piano stilistico nella sua assoluta ruvidità espressiva, nella America agitata dai prodromi della rivoluzione culturale, si rivelò essere una vera pellicola-molotov, capace di innescare la sua violenta carica eversiva e di amplificarla lungo una serie di pellicole che, negli anni, ne avrebbero rappresentato i seguiti. Furono necessari 10 anni a George Romero per riuscire a completare il secondo capitolo della saga. “Zombi”, alla cui realizzazione furono chiamati a collaborare anche i “nostri” Dario Argento e Goblin, aggiungeva ai forti spunti di polemica socio-politica presenti nel primo film, soprattutto incentrati sulla questione razziale, un nuovo fronte di lotta: la scena, lunare e agghiacciante, di un enorme centro commerciale deserto, verso cui gli Zombi, in preda ad una emblematica coazione a ripetere post-mortem, fanno compulsivamente ritorno anche dopo il trapasso. La satira anticonsumistica è palese: mentre i pochi umani (umani?) sopravvissuti spendono le ultime ore della loro vita rubando merce che non avranno mai modo di consumare e combattendo una violenta guerra fratricida, una massa di morti viventi busserà alle porte del paradiso/ipermercato in attesa di soddisfare i suoi appetiti.

vlcsnap-4143.png picture by pickpocket83

E’ del 1985 il terzo capitolo della saga, lo straordinario “Day of the dead” (“Il giorno degli Zombi”). Probabilmente il segmento più radicale, pessimista ed estremo dell’opera di Romero. Gli Zombi popolano l’intera superficie terrestre, e ciò che resta di una umanità residuale, lacerata al suo interno tra bellicosi tutori dell’ordine e folli uomini “di scienza”, sconta la sua condanna a morte rinchiusa all’interno di un bunker anti-atomico scavato nel sottosuolo. Gli Zombi sembra abbiano persino riacquisito un barlume/ricordo di “umanità”, mentre quello che resta degli “uomini” sembra averlo definitivamente perso. E’ con questo film che Romero fa deflagrare, dentro il suo cinema, il carico più cospicuo di “attacchi” al sistema-America. Il rapporto con tutte le minoranze razziali, il ruolo femminile nella società, il modo di relazionarsi con tutto quanto è diverso o nuovo, il capitalismo selvaggio come caterpillar in grado di frantumare ogni logica di pensiero e comportamento umano, la perdita di dignità del morire, questioni aperte come l’eutanasia (il proiettile mortale che, spesso, si è costretti a somministrare a persone amate per evitare di vederle trasformarsi in Zombi): tematiche che hanno sempre avuto diritto di cittadinanza nel cinema di Romero, ma che, anche grazie al notevolissimo contributo degli effetti visivi di Tom Savini, con “Il giorno degli Zombi” vengono esplicitate in modo straordinariamente efficace. Tanto da rendere George Romero un regista scomodo, inviso ai potentati economici che pretendono di dettare le linee-guida ad Hollywood. Complice un risultato non esaltante al botteghino, Romero è costretto ad aspettare la bellezza di altri 20 anni prima di riuscire a tornare, ancora una volta e tra notevoli difficoltà, dietro la macchina da presa per dirigere un nuovo, il quarto, capitolo della saga degli Zombi. Completata quella che ha tutte le apparenze di una trilogia strutturata e conclusa con i primi tre film, sociologicamente imperniata su tre diversi decenni, “La terra dei morti viventi” sembra quasi la rilettura, aggiornata nei metodi e nei mezzi al 2005, del progetto originario. Sprofondata in un buio e in un caos dal sapore carpenteriano e aftermath, New York è una città in cui le differenze di classe, radicalizzate in ghetto, hanno prodotto una dicotomia estrema: i ricchi si sono accasati in una sontuosa prigione blindata costruita dal magnate dell’edilizia Kaufman (un funzionale Dennis Hopper), mentre chi non può permettersi questo lusso è costretto a sbarcare il lunario per le strade, difendendosi come meglio può dalla minaccia degli Zombi. Tra gli uni e gli altri bande di pirati metropolitani, quasi tutti ispanici (spic, come veniva apostrofato il giovane Romero), pronti a mettere al servizio del miglior offerente il loro crimine. Gli Zombi, capeggiati per la prima volta da un morto vivente coloured, imbracciate vanghe e picconi, faranno saltare in aria i dollari di Kaufman, annegandone l’onnipotenza nel suo stesso petrolio.

vlcsnap-12195.png picture by pickpocket83

Con “Diary of the dead”, del 2007 (ma ancora assurdamente inedito in Italia), l’opera romeriana si arricchisce di ulteriori livelli di lettura. Il quasi contemporaneo, di poco successivo, “Cloverfield” è stato salutato come un importante saggio teorico sulle potenzialità del cinema come mezzo di “cattura” della catastrofe e dell’orrore. Probabilmente se avessimo avuto l’opportunità di vedere il quinto capitolo della saga romeriana, avremmo trovato in questo film, molto più che in “Cloverfield”, le ipostasi di un cinema che muore nell’atto di filmare la morte, atto oramai totalmente disumanizzato e ridotto a pabulum per una umanità in preda al delirio da ripresa/documentazione/falsificazione della realtà. L’idea, geniale, di girare un falso documentario, figlio di un progetto che all’origine (nella finzione del film) doveva portare alla realizzazione di un film horror (ed ogni riferimento alla vicenda artistica e autobiografica dello stesso Romero non mi sembra puramente casuale), permette a Romero di costruire una serie di importantissime riflessioni sulla “condivisione” mass-mediologica dell’orrore nell’era di internet, dei blog e del file-sharing. E sul ruolo che il cinema può rivestire all’interno di questa Babele di immagini e suoni. Le voci di Stephen King, Wes Craven e Quentin Tarantino annunciano, in televisione, l’inizio della fine. E’ il cinema che tenta di preconizzare il (suo) futuro, cannibalizzando se stesso. Non ci rimane che attendere il compimento della profezia romeriana, e il suo inevitabile sopravviverci.

13 risposte a “Persistence of the dead

  1. Romero è stato uno di quei registi che meglio ha fatto capire di come l’horror sia (da sempre naturalmente) il genere più adatto per descrivere la realtà che stiamo vivendo e il mondo che ci circonda.

    In questo senso aggiungerei su “La terra dei morti viventi” che è in assoluto una delle migliori metafore cinematografiche per parlare dell’11 settembre (e lo fa molto esplicitamente) con il palazzo “inattaccabile” di Dennis Hopper, certo di non poter essere raggiunto: una certezza che riposava su false sicurezze e incerte stabilità.

    Un saluto

    Chimy

  2. @Ale: Ora attendo di leggere qualche post dedicato a Romero anche dalle tue parti. 🙂

    @Chimy: Aggiungi bene. La lettura collegata all’aspetto dell’11 Settembre, per “La terra dei morti viventi”, è decisamente calzante. Soprattutto considerando che quel quarto capitolo è il primo successivo a quell’evento-cerniera della storia americana, quindi quello più cronologicamente vicino a quell’epicentro.

    Saluti 🙂

  3. Sì, il riferimento di LotD all’11 è palese e fulminante.
    Concordo anche sul suo gustosissimo sapore Carpenteriano.

    Consiglio di riscoprire anche pellicole ritenute minori, come “The crazies” e “Martin”.

    E’ un vero peccato che “Diary of the Dead” non sia ancora uscito da noi, ma ho notizie di una prossima edizione Rarovideo.
    Speriamo bene.

  4. @Lost: Speriamo bene sì.

    Intanto segnalo, a te che già lo sai e agli altri amici di Cinedrome, che da qualche giorno su queste pagine è attivo un piccolo canale tematico su misura. Lo trovate qui a destra. Sarà aggiornato di frequente, con contenuti accuratamente selezionati. Stay tuned. 🙂

    Saluti

  5. Romero è un grande! E chi non lo capisce -o non lo ha capito in passato- si è solo lasciato impressionare dai ‘visual FX’, non accorgendosi di quanta profondità tematica raccolga ogni inquadratura dei suoi film.

    Personalmente adoro tutti i suoi zombie-movies: ognuno è un potente apologo sulla società (ad esso) contemporanea. Altro che semplici ‘horror’…

    Per me il vero orrore è alla portata di tutti… basta accendere la TV, basta guardarsi intorno per notarlo… ma molti hanno gli occhi chiusi!

    Per fortuna Romero sa come aprirli 😉

    Bye! 🙂

  6. Anche per me un percorso interessante e istruttivo su un regista che è stato troppo spesso relegato nell’oblio o poco considerato. Molto stimolante il discorso sulla morte del cinema attualmente in fase di “zombizzazione” ^^

  7. Un gran bel post, dedicato ad un regista scomodo ma geniale…non sapevo nulla di questo progetto romeriano del 2007 ancora inedito in italia, speriamo di vederlo presto anche da noi. Dei 4 film credo che in assoluto il migliore (e come dici anche tu il più estremo) sia il terzo, che se è il più crudo e “orrorrifico” dal punto di vista degli effetti speciali del grandissimo Savini, è anche e soprattutto il più estremo nella denuncia dei temi trattati (la militarizzazione, il rapporto col diverso, il ruolo della donna); in effetti è come se a partire da la notte dei morti viventi ci sia stata una progressiva estremizzazione dei temi trattati, andata avanti di pari passo con la progressiva estremizzazione dell’aspetto macabro ed horror dei film. Il quarto capitolo è stato, e qui sono d’accordo con te, una sorta di “ripresa” del percorso iniziato nel 1968, quasi Romero volesse riaggiornare quanto detto allora (forse con una nuova trilogia?).

  8. @Iohannes: Romero ha sempre saputo come aprirli. E, dici bene, lo ha fatto in modo sempre diverso, re-inventando il suo cinema nel corso degli anni. Restituendo nei suoi film l’umore e gli umori delle epoche diverse che li hanno partoriti. Anche in questo sta la grandezza dei suoi film.

    Un saluto e grazie per la visita 🙂

    @Cinemasema: Lo stesso Romero ha dichiarato di aver considerato per anni “Night of the living dead” una specie di zombi in pellicola: “ritornava in vita” a sorpresa, per esempio in Europa, a distanza di mesi dalla sua uscita negli US. Romero tutto questo non se lo aspettava per nulla. 🙂

    @MonsierVerdoux: Uno scandalo che in Italia “Diary of the dead” non sia stato distribuito… l’ennesimo scandalo distributivo italico.

    Sicuramente anche per me “Day of the dead” è in cima alla ideale zombi-classifica, per una serie di motivi. E credo che “La terra” segni quantomeno l’apertura di un nuovo ciclo/progetto, se non proprio di una seconda trilogia. Vedremo presto gli sviluppi a Venezia.
    Grazie per essere passato da queste parti.

  9. Grande! gli ultimi due mi mancano ma giusto quest’estate ho trovato il cofanetto da collezione di “Zombi” con, oltre alla versione di Dario Argento portata in Europa, le versioni americane (sia quella uscita al cinema che il director’s cut)…della saga è senz’altro il mio preferito…Comunque sto vedendo che Diary of the Dead si trova anche in hd…e sottotitolato…grazie mulo!

  10. @Zenn: Quel cofanetto argentato è un gran bel cofanetto. “La terra dei morti viventi” lo trovi anche, con grande facilità, in DVD italiani. “Diary” invece è uscito in DVD per ora solo all’estero. Invece sul Romero visto a Venezia… ancora non sono in grado di formulare una valutazione. Per ora ti dico solo che è stato davvero magnifico vederlo in sala insieme a lui.
    By!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...