“Bastardi senza gloria”



Si può tradire qualcosa che si ama di un amore devastante e che non conosce le mezze misure? La risposta (ovvia) è no. Si finisce anzi per trasformare ogni gesto, anche il più inconsapevole, in un atto di incondizionato affetto nei confronti dell’oggetto del nostro amore. Quentin Tarantino ha cominciato a fare una cosa del genere dal momento esatto in cui ha diretto il suo primo film. E con “Bastardi senza gloria” continua a percorrere, fedele alla linea, il suo personalissimo itinerario dentro i film del cuore che più di tutti hanno plasmato il suo profilo di cinefago (prima) e di cineasta (poi). Tarantino ha definito “Quel maledetto treno blindato” di Enzo Castellari “uno dei migliori esempi di exploitation all’italiana”, di certo apprezzandone il poderoso taglio visivo e la beffarda atmosfera da cameratismo badass in stile “Reservoir Dogs” ante-litteram. Cogliendo l’opportunità di omaggiare una pellicola tanto amata, ha pensato bene di costruirci su una sceneggiatura a dir poco impeccabile impreziosita da una mezza sporca dozzina di alcuni tra i più straordinari personaggi mai usciti dalla sua abile penna. Le loro “rappresentazioni” sullo schermo, su tutte quelle di Christoph Waltz (maestoso) e di Brad Pitt (ancora una volta perfetto), non sono da meno. Come sempre densissima la corrente “interna” di cinema nel cinema che attraversa anche questo film del buon Quentin. Se lo spirito e l’aura di Sergio Leone riecheggiano in molte splendide sequenze del film, è con l’articolato universo del cinema tedesco a cavallo della seconda guerra mondiale che Tarantino interagisce di più in “Inglourious Basterds”. Il cinema di propaganda in primis, capace di cooptare al suo interno figure di notevole calibro intellettuale come quella della documentarista Leni Riefenstahl. Il cinema di George Wilhelm Pabst, e le molteplici incarnazioni sul grande schermo di Greta Garbo. E finanche il capitolo (dalle nostre parti poco conosciuto) di un sotto-genere come quello dei “Film di montagna” tedeschi degli anni ’30. L’elenco potrebbe continuare, spostando la nostra attenzione sul cinema francese e su tutta una lunga serie di “influenze” (ma sarebbe forse più corretto parlare di “inglobamenti a caldo”) questa volta tricolori, che si possono percepire dentro “Bastardi senza gloria”: Castellari, Sollima, Di Leo, Margheriti. Non andrebbe però mai perso di vista l’aspetto più importante dell’intera faccenda: Tarantino compie questo tipo di scelte divertendosi come un bambino. Sbagliato sostenere  che Tarantino “prende in giro” il suo pubblico. Tarantino gioca con il suo pubblico, cosa ben diversa. Cerca un complice nel suo pubblico. Cerca uno sguardo alla pari con cui poter condividere entusiasmo e passione, nutrendo lui stesso ancora (e forse più di tutti i cineasti viventi) una sconfinata fiducia verso le potenzialità espressive del cinema. Se nel film di Castellari ad essere dirottato era un treno blindato, Tarantino nel suo remake-pastiche, posizionando un carico di pellicola altamente infiammabile sui binari del suo proiettore,  alza la posta in palio. Il suo è un cinema talmente potente da riuscire a dirottare persino il corso della storia.

 

[**** ½]

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28 risposte a ““Bastardi senza gloria”

  1. Non vedo l’ora di vederlo…è un po’ di tempo che al trend Tarantino ho visto contrapporsi un grosso trend “tarantino è sopravvalutato ed in realtà è un povero idiota”…sono sempre contento di riscoprire che non è così per tutti e che non sono un ultimo baluardo! (anche se non avevo molti dubbi a riguardo)…bella doc! come al solito trovo tutte le uscite che mi interessano prontamente riportate da queste parti! Amo le certezze!

  2. giustissimo. Cinema prima di tutto come divertimento. Una analisi molto interessante.
    La voglia di perpeturare il cinema, quel cinema (e quei registi) che si è amato e non si vuole vedere sparire, a costo di farlo rivivere nella inquadrature dei propri film o dando a un protagonista il nome di un regista amato, e facendone comparire un altro “as himself”.

  3. tarantino ha riscritto la storia! geniale.. non c’è che dire.
    mi sono quasi commosso durante la scena finale nel cinema.. è pura poesia secondo me.. pura e semplice amore per il cinema..
    catartico, non c’è che dire..
    e mi aspetto di vederlo in lingua originale per godermelo di più..

  4. @Zenn: Tarantino è una certezza. 🙂

    @MonsierVerdoux: Una delle uscite più importanti dell’anno…

    @Souffle: Cinema come divertimento, ma realizzato da un regista che nel corso degli anni ha sviluppato (da autodidatta) una conoscenza cinematografica paurosa. E che la mette per intero a servizio dei film che realizza.
    Un saluto, e grazie per la visita.

    @Anonimo: La questione della lingua è interessante. C’è una logica nel doppiaggio e nel “non doppiaggio” della versione italiana. E comunque, sì: la visione in lingua originale sarà imprescindibile, concordo con te.

  5. Aspettavo la tua recensione Pick. 😉
    Bè che dire, molto molto d’accordo su tutto. E soprattutto sul fatto che Tarantino non ci prende in giro, ma gioca con noi. Chi lo accusa di ingannare il pubblico forse è qualcuno che ha un’invidia pazzesca verso un personaggio che è ormai entrato di diritto nella storia del cinema, grazie alla storia del cinema. Film straordinario e divertentissimo, nonchè bellissimo nelle inquadrature. Ha soddisfatto le aspettative alla grande.
    Oltretutto Tarantino ha quasi fatto il giro….”Le iene” era un film al maschile…lentamente il personaggio principale dei suoi film è diventato donna (Kill Bill sopra tutti, ma anche in “A prova di morte” Ken Russell è trattato e ripreso come un mostro). Ora in questo “Inglorious Basterds”, sembra che la parte maschile sia tornata alla riscossa. Chissà se segue una strada già molto precisa….

  6. @Al: Questa del percorso maschile-femminile è una chiave di lettura della filmografia tarantiniana su cui non mi ero mai soffermato! Osservazioni interessanti. 🙂

  7. Grande grandissimo. Le citazioni si sprecano davvero, eppure tutte inanellate dentro un film assolutamente personale e tarantiniano. Le strizzate d’occhio sono tante e gustose (a me è piaciuta un sacco quella dello “smontaggio” del cartellone-titolo di Clouzot). Uno che ha questa potenza può permettersi davvero di dirottare anche la storia come noi la conosciamo!

  8. secondo me più che dire che gioca con lo spettatore, si potrebbe dire che Tarantino invita lo spettatore ad addentrarsi nella storia del cinema: credo, infatti, che la sua metacinematografia (esiste questa parola? :)) possa essere uno stimolo per conoscere e comprendere tutto ciò che ha formato il cinema fino ad ora; un film quindi che non è fine a se stesso ma apre nuove porte, questo per me è il merito più grande di inglorious basterds, oltre ad essere ovviamente un gran bel film!
    ciao ciao
    monia

  9. Grazie, Pick. Anche se nel mio proisso commento ho sbagliato a scrivere il nome dell’attore: ovviamente è Kurt Russell e non Ken che è il regista 😀

  10. @Noodles: Vero, bellissima la scena dello “smontaggio” dei titoli dei film! Tra l’altro è forse anche una esplicitazione tra le righe dello stesso “metodo” alla base del cinema tarantiniano: lo smontaggio e il rimontaggio di pezzi di cinema.

    @Fmmasala: Vedilo… non te ne pentirai. L’intervista che hanno realizzato per Fuori Orario è meravigliosa. Nel contesto di una nottata che subito dopo ha proposto nientedimeno che “L’inferno bianco di Piz Palu”. 🙂

    @Monia: Ciao! Giustissimo quello che dici. Tarantino mettendo dentro i suoi film così tanti “sapori” diversi, è come se invogliasse lo spettatore a cercare di apprezzare (o quantomeno conoscere) l’orto in cui ha raccolto quelle spezie. Anche in questo sta la sua grandezza. Grazie a lui in Italia è stato possibile per esempio, solo qualche anno fa, far scoprire ad una intera generazione un regista come Fernando Di Leo. Solo per citarne uno. 🙂
    Grazie per la visita, a presto.

    @Al: Certo, Kurt. Per gli amici Snake Plissken. ^^

  11. Allora l’amicizia di Russell me la devo ancora guadagnare: “1997 – Fuga da New York” non l’ho mai visto. Dovrò vederlo.

  12. “Cerca un complice nel suo pubblico. Cerca uno sguardo alla pari con cui poter condividere entusiasmo e passione, nutrendo lui stesso ancora (e forse più di tutti i cineasti viventi) una sconfinata fiducia verso le potenzialità espressive del cinema.”

    perfettamente perfetto, ineccepibile, Quentin vuole stare sulla poltrona con noi e si diverte davvero.

    will D.

  13. Questa recensione mi fa pentire di avere visto prima District 9. Venivano proiettati entrambi nello stesso cinema. Anche questo da non perdere!

  14. @Para: Attendo con ansia gli ululati cineroomiani! 🙂

    @Al: No… cosa aspetti?? Vedilo IMMEDIATAMENTE! 😀

    @Will: Quentin vuole stare sulla poltrona con noi. E pergiunta credo sia uno di quei vicini di posto al cinema perennemente in stato di agitazione psicomotoria. Di quelli che fanno ballare tutta la fila di poltroncine con i loro sussulti e sgambettamenti. Guardare un film (un suo film come un altro film) “con lui” è anche una esperienza fisica, di adrenalina che spande eccitazione e spasmi muscolari.
    Saluti tarantinati, mr. Dollace.

  15. sono d’accordo. insofferenza purista. come in death proof in cui nella scena del “pà…” non ci si poteva che alzare e applaudire a mani scorticate

  16. so di essere un fissato e che probabilmente non condividerai…anzi probabilmente qualcuno lo ha già detto ma..sul serio…23 commenti?! Ormai rappresenti una testata talmente affermata che faccio fatica a leggerli tutti!

    Io il film l’ho visto ieri, ho giusto lasciato il mio delirio entusiastico sul blog (anzi, colgo l’occasione, quando hai voglia passa!)…ho avuto la fortuna di trovare un cinema che lo passasse in lingua originale e ora mi sto chiedendo: come diavolo l’hanno reso questo film in italiano? Se normalmente sono contrario al doppiaggio qui non ne capisco il senso…ne hanno lasciati i 34 sottotitolati o hanno ridoppiato tutto?! E la scena in cui si spacciano per italiani? (da ridere!) Li hanno trasformati in spagnoli?!

  17. @WD: Nel braccio della morte a prova di morte. Ergastolati nel carcere di San Quentin!

    @Giuseppe: Ciao! Benvenuto da queste parti. E complimenti a te per l’ottimo lavoro che stai facendo su Cinemante. A presto.

    @Fmmasala: Bella proporzione cavallo-fantino!

    @Zenn: Ti ringrazio! Ma questo blog non ambisce assolutamente a definirsi una "testata", e nei fatti non lo è. Piuttosto è un posto virtuale frequentato da amici e lettori (spero, almeno un po’) affezionati. Tutto qui. Passerò presto a leggere il tuo entusiasmo.

    La questione del doppiaggio del film è interessante. Andrebbe analizzata nel dettaglio, e scena per scena. E’ stato credo doppiato tutto l’inglese presente nella versione originale, siparietto siciliano compreso. Vederlo in originale deve essere comunque un’altra cosa. Lo farò in DVD. By!!

  18. Visto e recensito! Ti dirò, non mi ha preso come altri film di Tarantino (alla fin fine se dovessi fare una "classifica" a malincuore lo metterei all’ultimo posto); eppure non si può non restare affascinati come bambini nel vedere come il regista gioca con lo spettatore (come giustamente fai notare) e con i generi cinamtografici che più ha amato. Secondo me le uniche pecche del film sono i dialoghi troppo lunghi e poco tarantiniani rispetto al solito e il finale un pò troppo scontato (ma di cui sto rivalutando la metaforica descrizione del cinema come mezzo e luogo che ha il potere di mutare la storia).

  19. @MonsierVerdoux: Grazie per la visita! Io se dovessi ex abrupto dire qual’è il mio film di Tarantino del cuore risponderei "Le iene". A ruota "Pulp Fiction" e, sicuramente sul podio, "I bastardi". Ma parliamo, anche per gli altri film tarantineschi che non ho citato, sempre di grandissimi film. "A prova di morte" incluso, anzi inclusissimo.

    P.S. Giusto ieri, con un amico, ho citato il tuo nickname, parlando, guarda caso, proprio del Monsier Verdoux chapliniano, che io non ho ancora visto ma che cercherò di vedere a breve.
    Un saluto

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