Cartoline dalla Laguna

“Lebanon”

 


 

Lo scorso settembre al termine della proiezione in sala grande a Venezia di “Lebanon” seguirono corposi ed entusiasti applausi. Non il solito sostegno che si riserva bene o male a tutti i film proiettati, il solito applauso di incoraggiamento e ringraziamento. Qualcosa di più. Qualcosa di convinto e spontaneo, che lasciò subito presagire l’idea che al film di Maoz sarebbe andato un premio importante. “Lebanon” è un film che scuote. E che frantuma le aspettative che vogliono il cinema medio-orientale prigioniero delle già viste e anguste esiguità produttive. “Lebanon” è un film potente e ricco, molto complesso sul piano stilistico e densissimo di materiale ad uso dei semiologi del cinema. La guerra come esperienza di distorsione percettiva, di claustrofobica e solipsistica separazione dal mondo, in grado di corrodere il vissuto neuro-sensoriale del soldato/spettatore/attore. Molteplici le implicazioni teoriche in un film che costruisce buona parte della sua originalità facendo coincidere il suo cine-occhio con il mirino di un carrarmato. Tante le suggestioni cinematografiche interne alla metafora di un cinema-macchina in movimento che uccide e che filma la morte al lavoro. L’elemento che colpisce di più è però l’intensità vibrante con cui Samuel Maoz sostiene il suo film. Figlia probabilmente della decisiva esperienza di guerra dello stesso Maoz nel lontano 1982. Ferite che attraverso il cinema cercano una qualche forma di catarsi, o terapia. Maoz, come altri registi “soldato” prima di lui, è riuscito ad emergere con un grande film da questa fondamentale sfida con se stesso e con il proprio passato. Leone d’oro meritato.

 

[**** ½]

 

“Capitalism: a love story”

 

Si può amare o odiare il cinema di Micheal Moore. Personalmente mi ritengo più vicino al secondo dei due poli. A Moore non si può non riconoscere però, comunque la si pensi, oltre al fatto di saper fare benissimo il suo lavoro, una certa necessarietà. Il suo cinema documentaristico è necessario, oltre che utile e ben costruito. E “Capitalism” tra tutti i suoi ultimi lavori sembra quello più coerente e riuscito. Perché lancia i suoi strali per una volta non soltanto contro l’amministrazione Bush, ma anche contro tutta la trasversalità politica che in America negli ultimi anni ha concesso alle banche e ai potentati economici di sovvertire ogni barlume di regola nella finanza globale. Il vero potere negli States è da anni nelle mani dell’alta finanza. Wall street è la sede dove si decidono le sorti dell’economia mondiale, e la Casa Bianca non è che una sua succursale. Così è stato per anni. Difficile ma non impossibile che le cose possano cambiare. Anche per Moore l’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti sembra aver aperto le porte ad un nuovo corso di speranza e cambiamento. Nell’attesa che qualcosa possa cambiare davvero, Moore cinge in assedio con la sua telecamera il fortino dove sono accumulati i milioni di dollari sottratti dalle banche a migliaia di famiglie americane. E ci invita a fare, tutti, la nostra parte.

 

[****]

 

“Diary of the dead”/ “Survival of the dead”

 

Altrove si è avuto modo di parlare su queste pagine della estrema rilevanza che la saga degli zombie romeriani riveste all’interno della storia del cinema di tutti i tempi. La sensazione è che Romero, chiuso un primo memorabile trittico, con “La terra dei morti viventi” abbia aperto un nuovo percorso. Inscrivendo la metafora dei suoi zombi nel contesto del nuovo millennio post-11 Settembre, e centrando, con quel film, subito il bersaglio. Con “Diary of the dead”, film del 2007, che con ritardo biblico giunge solo in questi giorni in alcune, selezionatissime sale del nostro paese, il discorso di progressivo update della saga romeriana prosegue. Inglobando al suo interno il ruolo dei nuovi media, vero fulcro di un film continuamente frammentato su schermi di ogni tipo. La mass-medializzazione collettiva, il poter girare ognuno il suo film grazie agli strumenti messi a disposizione della tecnologia, offre a Romero l’opportunità di ricollegare questo suo film al primo capitolo della saga. In “Diary of the dead” un gruppo di studenti di cinema cerca di girare un film horror a basso costo, sfruttando le potenzialità delle riprese digitali. Il tutto ricorda le circostanze in cui venne alla luce, nel lontano 1948, “La notte dei morti viventi”: diversi mezzi, ma identico lo spirito. Un esperimento riuscito, originale e avvincente. Interessante, sul piano teorico, almeno quanto (se non di più) il molto più considerato “Cloverfield”. Ben diverso, almeno a mio parere, il discorso per “Survival of the dead”, visto due mesi fa a Venezia. A fine visione il film ha lasciato persino i romeriani più convinti con l’amarissima sensazione di un totale buco nell’acqua. Sembra che il film sia stato girato con pochi soldi, poche idee e pochissimo entusiasmo. Che Romero abbia volutamente realizzato un film di così basso profilo? Il dibattito è più che mai aperto.

 

“Diary of the dead” [****]

“Survival of the dead” [**]

13 risposte a “Cartoline dalla Laguna

  1. Lebanon mi attira moltissimo, l’anno scorso a Roma ebbi la fortuna di vedere un altro film che riflette e fa riflettere sulla guerra, che poi fu anche il vincitore. Si chiama Opium war (girato da Siddiq Barmak, regista afghano) e mi colpì veramente moltissimo…peccato che non l’abbiano distribuito, almeno per ora…

    Capitalism a love story vorrei vederlo, ma sinceramente non ho mai visto niente di Moore, proprio perchè aprioristicamente non mi convince molto…ovviamente è una posizione sbagliata la mia, cercherl di rimediare.

    Mi fa piacere che tu abbia gradito Diary of the dead, del resto avevo letto già quanto avevi scritto tempo fa. Mi dispiace per Survival of the dead…mi aspettavo un altro gran bel film.

  2. Lebanon non so perché ma non riesce ad ispirarmi. Non ho molta voglia di vederlo, nonostante il premio veneziano.
    Su Romero, come sai son molto meno entusiasta (anhe se forse a questo giro sono il solo). E dire che aspettavo con ansia Survival, il taglio western mi interessava assai… Dici che è un buco nell’acqua? Se già l’escursione teorica finto-amtoriale di Diary non m’ha convinto… figuriamoci allor quest’altro 😦
    Il punto forse è capire, come scrivi, se sia una precisa volontà di Romero, girare con modalità da serie B, forse per recuperare una maggiore libertà.

    A me Moore piace, devo dire. Mi piace come imbastisce realtà e fiction, sarà anche fazioso ma il cinema lo usa bene e a noi quello interessa. Mi fa piacere leggere, anche da parte di uno che non lo ama molto, un commento positivo su Capitalism, che vedrò a breve 😛

  3. @Ale: E pensare che dalle nostre parti sta latitando anche "Parnassus". Non mi stupisce che un film bellico afghano non trovi spazio con questa distribuzione.
    I film di Moore vanno visti, secondo me. Dopo li potrai criticare nel merito della loro sostanza. Rimedia. 🙂
    Su Romero… quando uscirà "Survival of the dead", se mai uscirà, potremo discuterne. A distanza di un paio di mesi dalla visione il ricordo e il gradimento di quel film per me, purtroppo, sono stati in caduta libera.

    @Noodles: E’ un mio parere personale, ma ho trovato molte più "cose" in Diary che in Survival. Survival mi è sembrato un film spento, in cui non si accende mai la lampadina. Dopo la proiezione ci sono state animate e appassionate discussioni a Venezia, comunque. Come ho scritto nel post è un film che è difficile valutare. Subito dopo la visione, per esempio, io stesso ero più positivo. Invece a distanza di tempo mi rendo conto che di quel film mi è rimasto veramente poco dentro. Ci dirai.
    Saluti
     

  4. Guarda io sono incazzatissima perchè non sono arrivati da mè ancora nè Parnassus nè Nel paese delle creature selvagge e purtroppo sto avendo problemi alla macchina e non riesco a farmi 50 chilometri (che per la cronaca sono dispendiosi non solo economicamente, ma anche in fatto di tempo…) per andarmeli a vedere…spero che si decidano a metterli anche qui…

  5. Michael Moore non è simpatico neanche a me, tantomeno i suoi film…ma stavo pensando di dare uno sguardo a quest’ultimo…senza contare che devo ancora riuscire a concludere la visione di "Bowling for a Columbine"…Riguardo a Romero…a me manca ancora il penultimo (ma seguendo il tuo consiglio me lo sono procurato)…vabbè nessuno è infallibile, capita anche ai migliori!

    Ma su tutto mi chiedo (e premetto che non c’entra nulla)…come mai non ho ancora avuto modo di leggere la tua sull’ultimo Woody? Ti ha totalmente deluso, ancora non l’hai visto o l’hai semplicemente trovato irrilevate?

  6. Ciao Zenn!

    Su Woody: la seconda che hai detto. E’ uscito al cinema in un periodo per me incasinato non poco. Tra l’altro lo hanno tenuto in sala da queste parti ben poco. Lo recupererò di certo in DVD, e troverà la sua collocazione insieme all’altra trentina di film di Woody gelosamente custoditi nel mio sancta sanctorum. 🙂

  7. bene…allora poi mi dirai che ti è parso…comunque nel caso non volessi aspettare più di tanto ti consiglio di cercarlo su http://www.irfree.com…tra l’altro una vlta che lo avrai visto sarò curioso di chiederti cosa pensi di una tesi che ho avanzato nel blog in base alla quale questo – a dispetto dell’anno in cui fu scritto – sarebbe una sorta di ‘controcampo’ di "Vicky Cristina Barcellona"…

  8. @Cinemasema: Non so nemmeno che tipo di distribuzione stia avendo. Puoi comunque cercare di recuperarlo, quando uscirà, in DVD. Anche se il suo impatto sul grande schermo è di certo molto diverso.

  9. ho visto ieri sia diary of the dead che survival: il primo mi dà l'idea di essere davvero un capolavoro (forse il top del cinema "zombizzato" di romero insieme a il giorno degli zombi), una pellicola geniale e critica, che dimostra come romero sia al passo coi tempi e sia sempre capace di descrivere e criticare la società americana contemporanea. Survival of the dead è (e qui sono diretto ed esplicito) una boiata pazzesca, non so come abbia potuto fare due film così diversi, uno splendido l'altro da buttare.

  10. @Monsier: E qui, su "Survival", si riapre una questione che lacerò l'anima di tutti noi 14 mesi fa, quando vedemmo il film a Venezia. Io fui tra quelli rimasti profondamente delusi dal film e dalla sua esibita pochezza. Subito però altri osservatori veneziani (illustri) sollevarono il dubbio/ipotesi che si potesse trattare di apposite, calibrate scelte di linguaggio da parte di Romero, magari polemiche nei confronti dell'establishment economico-finanziario  necessario per girare un film in america oggi. Il dibattito è apertissimo. Segnalo che il film è uscito direttamente in DVD da un paio di mesi.
    Su "Diary" invece siamo d'accordo. Perfetta prosecuzione-aggiornamento dei discorsi sulla società americana che Romero ha portato avanti nei precedenti 4 episodi della serie.

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