“Segreti di famiglia”


La famiglia, per Francis Coppola, ha sempre significato molto. A cominciare da Agostino Coppola, il nonno di Francis, emigrato ad inizio Novecento negli States da Bernalda, terra lucana, sud del sud dei santi. Suo padre Carmine, flautista per anni nella NBC Simphony, l’orchestra di Toscanini, e arrangiatore, direttore, interprete, non è mai riuscito ad emergere come compositore, portandosi dentro questo grande cruccio e trasmettendolo ai figli. La madre Italia, figlia del gestore di un cinema di Brooklyn, e la sorella Talia Shire, entrambe attrici. Presto sottratte al mero vincolo di sangue dal potenziamento/investitura offerto della famiglia-cinema. Il fratello maggiore August, professore di letteratura contemporanea, scrittore di racconti. «Volevo più di ogni cosa essere uno scrittore», si lascerà sfuggire il giovane Francis in alcune interviste. Padre e fratello, quindi. Musica e scrittura. Fino ad arrivare alla terza generazione dei Coppola. Quella di Giancarlo, Roman e Sofia. Tutti ancora a vario titolo committed all’interno della famiglia-cinema. Famiglia e cinema per Francis Ford Coppola sono realtà sovrapponibili. I legami di sangue, nella carriera di Coppola, si sono sempre intrecciati e sovrapposti ai legami costruiti dentro il cinema e dietro la macchina da presa. Il suo padre cinematografico (Roger Corman) e i suoi fratelli (Peter Bogdanovich, George Lucas, John Milius) hanno avuto un ruolo ugualmente decisivo nella formazione di un personaggio assolutamente unico all’interno del cinema americano contemporaneo, e determinante per la storia dei suoi ultimi 40 anni. Uomo di cinema a tutto tondo, capace di sintetizzare nell’arco di 40 anni di carriera esigenze artistiche e profitti milionari, apocalittiche sconfitte e clamorose vittorie, successo di pubblico e benevolenza dei critici, tensione “autoriale” e imprenditorialità da consumato business-man.

 
Con “Youth without youth” Francis Coppola ha inaugurato davvero una seconda giovinezza all’interno della sua carriera. Finalmente libero dalla dittatura finanziaria delle grandi majors, ha potuto realizzare il progetto coltivato per una vita: un film sul linguaggio (del cinema, anche) realizzato senza condizionamenti produttivi o espressivi, in totale libertà stilistica. Con “Tetro”, scritto durante il montaggio di “Youth without youth” e frutto della collaborazione con la stessa equipe tecnica (Mihai Milaimare Jr. alla fotografia, Walter Murch al montaggio, Osvaldo Golijov alla composizione della colonna sonora) Coppola compie l’ulteriore passo mancante e mette in scena una sua sceneggiatura. Come ha ricordato lo stesso Francis “Tetro” è il primo film dai tempi della “Conversazione” scritto, diretto e prodotto interamente da lui. Personale e “biografico” come nessuno dei suoi film precedenti. Rispetto al suo immediato predecessore (che rifletteva su questioni alte e universali) molto più marcatamente particulare, familistico, pregno di melodrammatismo meridionale, di affettuosa e nostalgica cinefagia (l’omaggio a Powell e Pressburger), di turgore e sentimentalismo operistico un po’ guascone (il film è girato in Argentina, e secondo Coppola «Gli italiani sono i piu’ imbroglioni al mondo, ma i secondi sono gli argentini, che comunque sono italiani»). Oltre a tutto questo nella storia di Tetro-Coppola e nel zootropio da lui costruito si può leggere il manifesto del cinema come arte di scrivere con la luce. Come fragilissimo momento di sintesi in cui regia e scrittura, frutto della stessa intelligenza creativa e guidate dalla mano dello stesso direttore d’orchestra, diventano una cosa sola. Un unico prodotto d’arte (ossimoro coppoliano per eccellenza) in cui l’inscindibile dicotomia tra parola scritta e immagine filmata è utopicamente, coppolianamente superata.
 
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10 risposte a ““Segreti di famiglia”

  1. "Un unico prodotto d’arte (ossimoro coppoliano per eccellenza) in cui l’inscindibile dicotomia tra parola scritta e immagine filmata è utopicamente, coppolianamente superata".

    Caspita, ma diciamo che c’era da spettarselo. Mi è dispiaciuto molto non essere riuscita a raggiungerti, non solo per il film, ma anche per il nostro mancato incontro. Il film spero di beccarlo o recuperarlo al più presto comunque!!

  2. @Chimy: Grazie, caro. Credo che "Youth without youth" mi abbia colpito in modo più vigoroso, ma anche  questo è sicuramente un gran film.

    @Ale: Peccato sì. Vabè, sarà per una prossima altra visione. Cerca in tutti i modi di non perderlo.

    @Lost: E’ solo in 50 sale.

  3. Cioè… Coppola esce solo in 50 sale.
    E qui da me c’ho 2012 ( che per carità io me lo vedo anche …) in due sale contemporaneamente.

    Ma andate a cagare!

  4. il film è davvero grandioso, e a Coppola si possono perdonare tante cose che ad altri non perdoneremmo mai…

    l’ho visto al Festival di Torino in originale, e meno male perché è in parte parlato in spagnolo e scommetto che il doppiaggio avrà omogeneizzato tutto!

    anche se poi, a quanto leggo, il problema non è in che lingua vederlo, ma proprio vederlo…

    un saluto pick, e sempre complimenti (anche per la resistenza)

    bigolo

  5. @Ale: Lo stesso qui…

    @Bigolo: Thanks. 🙂
    Il doppiaggio è stato reso abbastanza bene, almeno per quanto riguarda la scelta delle voci. Di certo la lingua originale, come sempre, resta l’opzione ideale per tante ragioni. Potendo scegliere. 🙂

  6. Gran bel film e la recensione è della stessa misura.
    Bravi attori e una storia che non annoia, con il colpo di scena finale e terribile.
    Grandissimo l’abbraccio fra padre e figlio, che insieme a Miranda inizieranno una nuova vita.

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