“Shutter island”

« Notte poi partorì l’odioso Moros e Ker nera
e Thanatos generò il Sonno, generò la stirpe dei Sogni;
non giacendo con alcuno li generò la dea Notte oscura;
e le Esperidi che, al di là dell’inclito Oceano, dei pomi
aurei e belli hanno cura e degli alberi che il frutto ne portano;
e le Moire e le Kere generò spietate nel dar le pene:
Cloto e Lachesi e Atropo, che ai mortali
quando son nati danno da avere il bene e il male,
che di uomini e dei i delitti perseguono;
né mai le dee cessano dalla terribile ira
prima d’aver inflitto terribile pena, a chiunque abbia peccato. »

(Teogonia, Esiodo, vv. 211-222)
 
Nella mitologia greca le Moire, figlie di Zeus e Temi, sono tre divinità depositarie del destino dell’uomo, dalla sua nascita alla sua dipartita terrena. Cloto, deputata a “filare” lo stame della vita, assemblandone i minuti filamenti. Lachesi, a cui è assegnato l’incarico di avvolgere quel nastro intorno ad un fuso. Atropo, dalle lunghe forbici: colei incaricata del compito più gravoso, quello di recidere il filo della vita quando il destino di un uomo giunge al suo compimento. Nella storia del cinema molti grandi film hanno disegnato complesse parabole esistenziali avvolgendole e inscrivendole sul nastro della pellicola. Le forbici del montaggio a rappresentare la possibilità di essere veri “plasmatori” della vita che scorre in quei fotogrammi. David Lynch in “Strade perdute” ha sancito la definitiva subalternità delle logiche narrative del testo filmico nei confronti dell’impero della mente, saldando nello stesso personaggio addirittura due (o più) identità psico-fisiche convergenti e sovrapposte. Martin Scorsese in “Shutter Island” esplora le potenzialità del cinema nella stessa direzione, forzandone la bidimensionalità dello spazio-tempo per espanderne la polisemia. Le forbici del montaggio di Thelma Schoonmaker, in “Shutter Island”, assurgono ad una sorta di devastante e decisiva Moira nell’assemblaggio del girato scorsesiano. Sul piano della costruzione temporale il filmato assorbe e concentra in sè anni (anni?) di vissuto nello spazio di due ore. Su quello della costruzione spaziale, il continuo rimbalzare della esperienza “fisica” dei ricordi dentro l'orizzonte percettivo del protagonista crea infiniti trompe l’oeil di sceneggiatura, e riporta continuamente lo spettatore dentro due contesti di memorie (differenti ma analoghi: uno Storico e uno personale, uno europeo e uno americano) in cui il protagonista del film sente di aver mancato l’occasione/necessità di arrivare in tempo. Thrauma, traum, dream, sogno. Labirintici detour kafkiani si mescolano ad atmosfere densamente cinefile, figlie dei grandi film di registi che Scorsese ama e conosce molto bene: Lang, Fuller, Tourneur, Preminger. La discesa in the mouth of madness di Teddy Daniels non può non ricordare un’altra, intensissima, esperienza di follia contagiosa, come quella del protagonista del fulleriano “Shock Corridor”. O tornando alla filmografia del regista italo-americano, con qualche differenza e alcune interessanti similitudini, il delirio newyorkese e notturno di un film come “Fuori Orario”. O la follia compulsiva e totale di Howard Hughes. O, ancora, la possibilità di un destino altro, ribaltato e sconvolgente, come quello narrato nel finale dell' “Ultima Tentazione di Cristo”. In "Shutter Island" il volto del Cristo sofferente appare per qualche secondo in forma di tatuaggio sulla schiena di un attore, a segnalare, forse, il legame profondo che credo leghi “Shutter Island” al film a lui più simile (a livello di atmosfere e suggestioni) tra quelli del Martin Scorsese degli ultimi 20 anni: quel “Cape Fear” in qualche modo figlio degli stessi padri di celluloide. Cinema maiuscolo e potente, di cupa e feroce bellezza.
 
[**** ½]

10 risposte a ““Shutter island”

  1. Bellissimo post che fa riflettere su tutte le "connessioni" che è possibile ravvisare in questo straordinario film. Questa settimana andrò a rivedermelo e non vedo l'ora. Stasera tra l'altro mi sono anche rivista Gangs of New York. Sono in periodo pienamente scorsesiano!

  2. Pick, che dirti.
    Geniale introduzione mitologica e straordinario finale che "svela" il legame di "Shutter island" con tutta la gigantesca ed eccelsa filmografia scorsesiana.
    Personalmente approvo la visione di un film come questo, molto ben costruito ed eccellente nella messa in scena.
    Anche se, la cosa più penalizzante è una: pur essendo la prima volta di Scorsese in questo campo, per lo spettatore un pò abituato a certi intrecci, il film non genera nulla di nuovo.
    Fortunatamente con questo non dico che "Shutter island" sia una delusione. Anzi. E' un grande film.

  3. @Al: Per me è un gran film, per fortuna nemmeno lontanamente una delusione. Dopo Eastwood e Burton, un'altra pure con Scorsese sarebbe stata esiziale. 🙂

  4. Non dico di essere rimasto deluso come per il film di Burton, ma confesso che qualcosina mi è sembrata mancare al film. Un inizio a mio parere folgorante, un viaggio nella follia e nell'orrore umano, interpreti tutti grandissimi, e tantissime possibili connessioni ai temi e ai luoghi tipi di scorsese (e, come fai notare tu, ai maestri che lo hanno influenzato); però i flashback sono un pò appesantiti da alcune lungaggini (in particolare l'ultimo, a mio parere inutile) e da scelte che non mi hanno convinto (la molgie defunta di Daniels che si tarsforma in cenere). Un gran film comunque, e una grande recensione la tua.

  5. @MonsierVerdoux: Ti ringrazio, gentilissimo. :)Io non vedo l'ora di vederlo di nuovo in dvd. Appartiene alla schiera di quei film che, conoscendomi, so che non mi stancherei di vedere e rivedere più e più volte. Non ho trovato difetti nella sceneggiatura, e mi è molto piaciuto il finale. L'ho apprezzato nettamente di più di "The Aviator" e quanto "The Departed" che, pur diversissimo da questo, avevo molto amato.

  6. bel post, al solito! E anche il film questa volta mi è decisamente piaciuto, il primo della coppia Scorsese – Di Caprio a non farmi pensare "sìsì, ormai Scorsese s'è rincoglionito"…c'ha messo un po' ma con quest'ultimo Martin sembra essersi riconquistato i miei piaceri!

  7. @Zenn: No, no…. Martin è ancora molto lontano dal rincoglionimento senile. :)) Felice che anche tu abbia apprezzato questo gran film.

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