“La Passione” / “La pecora nera”

    

La rappresentanza italiana in concorso alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia aveva suscitato, ancora prima che la rassegna lagunare aprisse i battenti, accese polemiche tra gli addetti ai lavori. Di certo a Marco Muller non è mancata l’originalità nella designazione di 4 film italiani firmati da altrettanti registi abbastanza fuori dal “giro” cinematografaro tricolore: un esordiente (Celestini), due autori relativamente low-profile come Mazzacurati e Martone, e una (forse inevitabile) smaccata concessione agli interessi commerciali Medusa con “La solitudine dei numeri primi”. Premettendo che il film di Martone alla redazione di Cinedrome è sfuggito (più o meno volutamente, vista anche la ciclopica durata e in previsione di una più tranquilla visione in DVD) e che “La solitudine dei numeri primi” è stato dalla suddetta redazione scientemente disertato, tra i due film italiani visti (“La passione” e “La pecora nera”) è sicuramente quello di Mazzacurati ad aver convinto di più. Non solo perché nel film di Celestini si avverte ancora l’inevitabile peso di una scrittura teatrale (il monologo) molto poco incline a farsi immagine in movimento. Anche, e soprattutto, per il calore che il film di Mazzacurati promana. In tempi di ristrettezze economiche diffuse anche il cinema fa i conti con le difficoltà logistiche e organizzative di una “arte” collettiva, che coinvolge tante individualità e professionalità diverse. Una rappresentazione artigianale del testo sacro per eccellenza, la passione di Cristo, nel film di Mazzacurati sintetizza tutto quello che il cinema (soprattutto in Italia) dovrebbe continuare a fare se vuole riprendersi il ruolo che gli compete dentro lo scenario culturale nazionale: parlare al cuore dei suoi spettatori in modo sincero e diretto, evitando l’artefatto e la posticcia sofisticazione esterofila. Sorretto da un ottimo cast e da un bravissimo Silvio Orlando (ancora una volta nei panni di cineasta alla deriva), Mazzacurati centra l’obiettivo di far sorridere e riflettere il pubblico italiano sullo stato di salute dell’industria cinematografica italiana, sempre più omogeneizzata ai canoni della produzione televisiva e (questo lo aggiunge la redazione di Cinedrome) sempre più stritolata dentro la asfissiante morsa delle produzioni simil-fiction di marca RAI-Medusa. Di contro il film di Ascanio Celestini, sicuramente sincero, sicuramente onesto, eccede nella parola e nel logorarsi del detto, laddove avrebbe forse dovuto dare contemporanea sostanza anche all’immagine, la quale resta sempre più di un passo indietro (in termini di potenza e pregnanza semantica) rispetto al registro narrativo del parlato. Così facendo, e scivolando a tratti in una notevole ridondanza verbale, il film di Celestini si uniforma ad un certo grigiore registico e perde un po’ di impatto emozionale, vista anche la (questa sì, positiva) scelta di tenersi abbastanza lontano dai tanti facili clichè del cinema sulla follia in cui sarebbe stato possibile cadere. Un esordio un po’ acerbo, non certo folgorante, ma che autorizza comunque qualche legittima speranza per il futuro.

"La passione" [***]

"La pecora nera" [** ½]

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10 risposte a ““La Passione” / “La pecora nera”

  1. Mi interessano molto entrambi questi film. Su "La solitudine dei numeri primi" ormai mi avete fatto perdere tutti le speranze. Ho deciso che non lo recupererò più.

  2. @Ale: Segui l'istinto. E se ti dice di stare alla larga dal film di Costanzo, fidati di lui. :)Questi invece, se riesci, cerca di recuperarli entrambi.

  3. Hm, hm, hm. Io ho visto La passione, La solitudine dei numeri primi e La pecora nera e, nonostante sia perfettamente d'accordo sulla teatralità di quest'ultimo credo che fosse il migliore. Più ispirato, più onesto, più ricco e più capace di parlare allo spettatore. La passione ha un inizio divertente, promette moltissimo, ma poi si perde nei buoni sentimenti sbiadendo in una rappresentazione autoreferenziale che lascia ben poco al pubblico. La solitudine dei numeri primi (sì, lui è figlio di Costanzo, sì, lo produce Medusa, ma santoddio cerchiamo di uscire da questi snobismi vandeani molto italici) è un film tecnicamente ben fatto, con una sceneggiatura con poco mordente e un linguaggio poco adatto al soggetto originale. "Noi credevamo" dubito che lo recupererò con urgenza, mettiamola così.

  4. @Lilith: Allora…1) Su "La solitudine dei numeri primi". Attenzione: qui non si tratta di snobismo, ma di legittima (e credo imprescindibile per tutti, necessaria è dire poco) facoltà di scelta dello spettatore. Mi sono solo permesso di esplicitarla nel post. Il film non aveva, per me, nessun valido motivo di interesse (regista, cast, romanzo da cui è tratto, altro) che mi invogliasse a vederlo. A ciò aggiungiamo l'aver sentito da persone (in particolare una) di cui mi fido in pieno pareri direi atroci sul film. :)2) Su "La pecora nera". Comprendo il tuo punto di vista ma mantengo le mie riserve. Tra l'altro non ho alcuna conoscenza approfondita del personaggio teatrale (e televisivo) Celestini, e forse questo in qualche modo rende più parziale e soggettivo il mio giudizio.3) Su "La passione". Io non credo non parli al pubblico… anzi.4) Su "Noi credevamo". Conto sul serio di recuperarlo in DVD. Con una visione di certo seriale, a puntate.Saluti. 🙂

  5. "La passione" e  "La pecora nera" sono entrambi la storia di una passione, e hanno molte cose belle entrambi, coraggio e originalità di sicuro.Il film di Celestini è tratto da un suo libro, bello, ed essendo un uomo di teatro non si può pretendere che alla prima prova al cinema cambi del tutto pelle. E' giovane e molto bravo e anche al cinema si farà.I due film hanno anche un'altra cosa in comune, Ascanio quando parla con Marinella nell'ipermercato dice: "non so come dire", come Silvio Orlando.

  6. Perfettamente d'accordo con te sul fatto che il nostro cinema sembra sempre più andare a braccetto con la produzione televisiva e i suoi schemi.E' la pecca più grande che probabilmente noterai alla visione dell'infinito film di Martone. E' una miniserie e non un'epopea.I film da te "criticati" invece: Celestini lo vorrei vedere, mentre Mazzacurati l'ho visto.Ci troviamo quasi su una lunghezza d'onda simile. Calcolando che quest'anno abbiamo avuto diverse gioie dal nostro cinema (mi spiace per i snob, come si diceva per il film di Costanzo), non posso forse dire che è il migliore in assoluto, ma FRA i migliori certamente.E' da capire bene se al film manca un pò di quel coraggio spavaldamente blasfemo di altri film che narravano la rappresentazione della Passione, ma non è nemmeno questo gran problema, vista la lucidità della pellicola e la sua riuscita.Non avendo mai visto nulla di Mazzacurati prima di questo "La passione", è un buon modo per iniziare a recuperarlo.Un saluto Pick.

  7. @Al: Mi fa piacere trovarti concorde sul film di Mazzacurati. Quello che mi dici su Martone invece mi inquieta non poco… Il film di Costanzo  lo hai visto?Saluti e grazie per la visita. 🙂

  8. No, il film di Costanzo l'ho evitato dopo averne letto piuttosto male un pò dappertutto. Preferivo recuperare gli altri italiani a dispetto di quello che sembrava (come hai scritto anche tu) il film più commerciale a Venezia.
    Il film di Martone credimi, come mi dicesti tu una volta (il termine), è una "chianca" 😉 Dura tantissimi e figurati che l'ho visto con Martone vicino! Non potevo neanche dormire un pò 😀

    Un saluto a te Pick, è un piacere passare su queste pagine.

  9. Vedo che hai acquisito anche tu questo simpatico lemma della parlata barese. Dovevi rendere partecipe Martone delle qualità ipnagogiche del suo "mattone", allora. 😀
    Alla prossima.
     

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