“Il ragazzo con la bicicletta”

Cyril è un ragazzino alla ricerca, disperata e ostinata, di suo padre. Ogni sua energia fisica e mentale è investita in questa missione esistenziale, nel tentativo di colmare un vuoto che la solitudine di un riformatorio minorile riesce solo ad acuire. Una donna si imbatte nel suo irrequieto pedalare di bicicletta, e ne rimane colpita, decidendo di offrire sostegno ed aiuto al piccolo. Il pedalare all’unisono cementerà la loro intesa e, forse, guarirà le ferite sulla loro pelle. L’ultimo film dei fratelli Dardenne, tra i cineasti più intransigenti e rispettati di tutto il cinema europeo, è però un meccanismo che non “gira” come ci si sarebbe aspettato. Qualche ingranaggio sembra girare a vuoto e la costruzione narrativa soffre la presenza di qualche movimento centripeto di troppo. I Dardenne con capolavori assoluti di essenzialità e rigore come “Rosetta” o “Il figlio” ci hanno abituati ad una radicalità (di sguardo e di sintassi) che in questo film è un po’ diluita. La costruzione della suspance, meccanismo caro ai fratelli Dardenne, che hanno dimostrato più volte di saper costruire la tensione con pochissimo, è spezzata dalla agnizione figlio-padre collocata già a circa un terzo del film. La figura di Cyril non è così “centrale” (o centrata) dentro il film come poteva esserlo la giovane Rosetta, vero fulcro magnetico di tutta la messa in scena. Il pedinamento dei personaggi sembra fermarsi due passi più indietro, smorzando non di poco anche la carica emotiva che il film riesce ad esprimere. Tra le cose più belle e memorabili una prolungata ripresa in movimento di Cyril in bici, notturna. Parossistica persistenza dinamica di un fotogramma in moto perpetuo.
 
[*** 1/2]

7 risposte a ““Il ragazzo con la bicicletta”

  1. sarà un po' più tradizionalista (e bisogna dire che ingrana anche con un po' di fatica all'inizio), però è sempre un bel vedere. specie il finale in stile-truffaut.

  2. E' comunque sempre un bel vedere, ma questa volta mi è parso un vedere meno "intenso" rispetto ai loro film precedenti. Saluti e grazie per la visita,  caro Noodles.

  3. Purtroppo non sono riuscito ancora a vederlo, ma spero in una delle tante rassegne estive. Immagino che non sia all'altezza di grandi film quali sono Rosetta e il figlio. Evidentemente i Dardenne ci hanno abituato bene. Ma sono comunque incuriosito.

  4. @Luciano: E' un film da vedere. Nei commenti circolati dopo il Festival di Cannes sembra passato un po' troppo sotto silenzio, mentre credo comunque meriti uno sguardo attento. "Il figlio" per me è il loro film più grande, seguito da "Rosetta". Non siamo su quei livelli, ma ai Dardenne, dopo una serie ininterrotta di grandissimi film, si può anche concedere l'attenuante generica di una piccola "pausa" dai capolavori. Un carissimo saluto, Luciano!

  5. a me è piaciuto, in modo diverso dai precedenti.
    quelli sono film terribili, in cui speranza è una parola straniera, in questo speranza è una parola conosciuta, la vita non è facile, ma forse, un giorno…
    sembra un film "peggiore" degli altri, ma solo perchè gli altri sono da 10 e questo solo da 9 .
    hai ragione, la corsa di notte in bici vale davvero molto.

  6. @Fmmasala: Dici bene, questo film si conclude con una prospettiva ed una possibilità diversa. Grazie per la visita!

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