“India Matri Bhumi”

"E' un film che amo molto perchè, come ho detto, è quì che ho cercato di fare un tentativo di rinnovamento nel campo della conoscenza, dell'informazione: una informazione che non sia strettamente scientifica o statistica ma che sia anche una certa documentazione dei sentimenti e del modo di comportarsi degli uomini. Se si vuole, in un certo senso, un film etnologico". Così Roberto Rossellini introduceva al pubblico, nel 1959, una delle sue opere meno incasellabili e più misteriose e sfuggenti: India Matri Bhumi, India humus della terra. Cronaca di viaggio e di incontri, proiezione e filtro di "trame" di realtà, sintesi impossibile di un grande paese e della sua cultura lungo il sentiero di quattro episodi: un giovane conducente di elefanti che si sposa; un tecnico che ha lavorato per sette anni alla costruzione della gigantesca diga di Irakud; un contadino che vive una vita contemplativa in simbiosi con la giungla e salva una tigre da una morte causata dal "progresso"; una scimmietta ammaestrata che perso il suo padrone non smarrisce identità e senso del lavoro.

Ripercorrendo la stessa struttura ad episodi già utilizzata in Paisa', Rossellini fa sua la lezione del grande documentario antropologico di Flaherty apportando un personalissimo contributo in termini di calore empatico, umana condivisione, partecipazione talvolta idealizzata al destino di un intero popolo. La sua meta è una risposta trovata nel genius loci di un maieutico disorientamento consapevole, lo stesso cercato dai Fratelli di Francesco per decidere la direzione da seguire. Nei colori e nei suoni dell'India catturata dalla sua macchina da presa Rossellini, in una fase decisiva e travagliata del suo percorso artistico, trova quel sedimento che gli sarà prezioso per affrontare la sfida di una rinnovata adesione all'espressione cinematografica. Film cerniera tra il periodo bergmaniano ed i prodromi del grande cinema didattico rosselliniano, India è un film rimasto a lungo invisibile per intere generazioni di spettatori. Cinecittà Luce, il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca nazionale, Cineteca di Bologna e il Coproduction Office, lo hanno presentato nel contesto del "Progetto Rossellini", un articolato piano di restauro e recupero di 12 opere del regista, come evento speciale durante la 68esima Mostra del Cinema di Venezia. Un accuratissimo restauro filologico in digitale, realizzato dal Laboratorio Immagine Ritrovata di Bologna, ha permesso di ammirarlo forse per la prima volta nei colori "giusti" , splendidamente esaltati dalla fotografia di Aldo Tonti. E' il primo magnifico e sorprendente omaggio a quelli che Marco Muller ha definito i "contemporanei maggiori", grandi ispiratori di questa Mostra: Nicholas Ray e Roberto Rossellini.

Pubblicato anche su Paper Street
   

2 risposte a ““India Matri Bhumi”

  1. Credo proprio di sì, caro Luciano. La prima tappa del Progetto Rossellini ha affrontato il restauro di un altro suo film disperso, "La macchina ammazzacattivi", presentato allo scorso festival di Cannes, e di cui è prevista l'uscita in dvd in Italia per fine Ottobre. Credo e spero nella versione restaurata. Lo stesso prevedo succederà per "India".

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