Only Lovers Left Alive

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Non è facile per uno zombie scrivere di “Only Lovers Left Alive”, ultimo sontuoso regalo di Jim Jarmusch al cinema del terzo millennio. Un regalo che forse non meritiamo, ma di cui abbiamo disperato bisogno. Tutto quello che Adam e Eva, straordinari protagonisti del film, sono ci ricorda quello che noi eravamo prima della cacciata dal paradiso terrestre. Siamo diventati morti viventi che hanno perso la capacità di godere della bellezza, della natura e della creatività umana. Bellezza che sembra scivolarci via, sfuggire ai nostri sensi distratti dalla filigrana delle banconote. Loro, invece, sono degli autentici, eroici sopravvissuti, ultima notturna forma di resistenza in una civiltà al collasso, contaminata fin nel suo stesso sangue. Hanno attraversato i secoli da protagonisti mancati della Storia, costretti dalla loro diversità-superiorità a contribuire nell’anonimato al successo di (presunti?) geni come Schubert o Shakespeare. Ghost writer spaventati dal contatto fisico con l’umanità ma tanto generosi da donarle il frutto del proprio genio senza pretendere nulla in cambio. Nel loro umbratile peregrinare attraverso le strade di Detroit e Tangeri, due avamposti della decadenza speculari nel loro rimandare ad opposti paradigmi culturali (americano e europeo-mediterraneo) ugualmente corrotti, Adam e Eva sfiorano solo tangenzialmente luoghi che sono stati abitati dal cinema. Eppure il loro colto dissertare si muove lungo 3 direttrici che del cinema costituiscono le fondamenta: tecnologia, letteratura e musica. Come nel precedente “The Limits of Control”, gli eroici esponenti della resistenza Jarmuschana sono corpi portatori di risonanze lontane, strumenti di rifrazione che preservano il prezioso eco (memoria) di un sapere prossimo all’oblio che è urgente trasmettere. Ecco spiegata l’eccezionale capacità di Adam e Eva di identificare e datare al semplice tatto ogni materiale, tessuto o manufatto, e di collocare nella tassonomia linneana ogni pianta o animale. Sembreremmo, tutti, spacciati. Noi, zombie senza qualità, sempre più inabissati in un grigio presente senza passato e senza futuro. Loro, meravigliosi bohemienne ematofagi, dopo secoli ad un passo dalla definitiva estinzione per carenza di cibo. Eppure un modo per salvarci, tutti, c’è. Riuscite a immaginarlo?

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