“L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford”

Mitopoiesi e de-composizione (di corpi, di immagini, di storie). Archetipi deformati in una visione indistinta e sfilacciata, filtrata attraverso lo spessore di un vetro smerigliato. Nel bel mezzo di un campo di grano, all’ombra del campanile di una chiesetta di campagna o sopra un lago ghiacciato: ogni luogo diventa palcoscenico ideale per celebrare il solenne funerale di un’epoca/giovinezza/innocenza perduta, e il successivo inevitabile passaggio all’età adulta. Età delle illusioni in frantumi, in cui credere ancora a Babbo Natale/Jesse James può rivelarsi la peggiore delle condanne.

 

Magnifica ricostruzione di una delle leggende più note e affascinanti del Lontano West, “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” è ,più che un western, un riuscitissimo studio introspettivo su due uomini e sulle loro complesse personalità. Da una parte Jesse James (un istrionico Brad Pitt, davvero in grande spolvero): l’incarnazione del Mito. Cinico e consapevole che la fine della sua epoca è prossima, più o meno (in)consciamente cercherà , quando tutto sarà ormai coperto dalla polvere, di “procurarsi” una bella morte, ultimo e definitivo lasciapassare per l’eternità del ricordo, per quella mnème, come la definivano i greci, unica sicura forma di sopravvivenza oltre la vita terrena in cui all’uomo è dato di poter sperare. Il suo assassinio è quindi paradossalmente la più grande delle sue vittorie, quella che gli permetterà di sopravvivere, disteso su un cumulo di ghiaccio, nell’immaginario collettivo di una nazione. Dall’altro lato, il codardo Robert Ford (splendidamente impersonato da un grandissimo Casey Affleck), vero protagonista del film. Ucciderà il suo mito/padre (fratello) perché desideroso di assumerne l’identità (“Vuoi essere come me, o vuoi essere me?”), quella identità che fin da piccolo aveva cominciato ad amare leggendo i giornaletti pieni di aneddoti agiografici sulla vita di Jesse James. Questa la motivazione che freudianamente potrebbe discendere dall’ "Io" di Robert Ford. Ma a mio avviso c’è un altro perchè, un’altra ragione più profonda e subconscia dietro quel colpo di pistola: un colpo di pistola che scaturisce direttamente dall’ "Es" di Robert Ford. Ford ucciderà Jesse James perché James, con le armi del disincanto, si era permesso proprio davanti ai suoi occhi ancora “bambini” di mandare in frantumi il suo stesso mito, cosa inaccettabile e dolorosissima per chi nell’adorazione di quel mito era cresciuto. Lo ucciderà quindi per riaffermare ancora una volta, con forza, il valore e l’importanza estrema di “quel” Mito, arrivando a tributargli il più grande dono d’amore concepibile: l’immortalità. Una immortalità che a lui resterà invece sempre preclusa: per tutti Bob Ford rimarrà semplicemente  “The man who shot Jesse James”. Un nessuno. O al massimo, un codardo. Uccidendo l’uomo in cui aveva sempre voluto identificarsi, Robert Ford aveva ucciso sé stesso.

jessejames

Un delicato ed elegante canto del cigno, una favola cupa, una raffinata tela d’autore. Fortemente “interiore” senza cadere nel retorico, dalle cadenza ampie e solenni e dal sapore decadente e disfatto, inanella una serie di sequenze memorabili per intensità espressiva e per sublime, pittorica bellezza formale. Tra elegia ed epitaffio: capolavoro assoluto o poco ci manca. Ricorda nell’afflato epico certi film di Cimino, nella potenza “panica” e nel  radicale senso della natura il cinema di Terrence Malick, nell’efficacia e nella profondità dello scavo psicologico sui personaggi alcuni western “psicanalitici” di Arthur Penn, nella struggente ed evocativa bellezza di alcune immagini lo sguardo di mostri sacri come Ford e Peckinpah. Se film così vengono visti nelle condizioni interiori ideali (ovvero semplicemente abbandonandosi come bambini in culla al “flusso” di fotogrammi del film) a mio avviso possono regalare qualche anno di vita. Fotografia e regia da standing ovation, davvero oltre ogni più rosea aspettativa. Qualcuno mi dica chi è e dove abita questo Andrew Dominick: voglio andare a ringraziarlo di persona!

 

Voto personale: 9+


P.S. Si ringrazia il Tranello per il fondamentale supporto tecnico fornito

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