“Là dove scende il fiume”

Anthony Mann è il cinema western. L’uso inimitabile degli scenari naturalistici coniugato ad una profondissima analisi introspettiva dei personaggi fanno dei suoi film, ancora oggi, qualcosa davanti ai quali è possibile provare un sano stupore ed una sconfinata ammirazione. "Là dove scende il fiume" ("Bend of the River", nel titolo originale) è una delle sue opere più complete. James Stewart, qui forse al massimo della sua capacità interpretativa, ne è il magnifico protagonista. Stewart impersona un malvivente deciso a cambiare vita, pronto ad attraversare quel confine ideale che funge da spartiacque tra passato (la corruzione) e futuro (il rinnovamento). Il passato è una cicatrice sul collo da cancellare, frutto degli errori in cui ogni uomo può fatalmente incorrere lungo la sua parabola esistenziale. Il futuro è una terra promessa lussureggiante e carica di frutti, una nuova dimensione che mette in primo piano il valore e la dignità di ogni essere umano, a discapito di ogni logica utilitaristica. In mezzo, per dirla con Redford, scorre il fiume: il fiume del pregiudizio, del tatuaggio indelebile che ogni ladrone si porta dietro per tutta la vita e che con fatica tenta di cancellare nel mare mai troppo pulito della convivenza sociale. Stewart-McLyntock è deciso a perseguire fino in fondo il suo percorso di "redenzione". Sul fiume, in mezzo al fiume, la sua vittoria. Film epocale, diretto con una maestria senza pari e scritto con acume e gran senso della narrazione (la sceneggiatura è firmata dal grande Borden Chase). Dominato cromaticamente dai colori dell’azzurro (i cieli di Mann sono qualcosa di sublime), del verde (dei boschi, della wilderness) e da varie tonalità di marrone (la terra, elemento fondamentale per la poetica del regista, con tutto il suo carico di significati simbolici). Ottima la squadra di attori, che oltre a Stewart, si compone anche di Arthur Kennedy, Julie Adams e Rock Hudson. Fulgido esempio di western classico (ma già profondamente innovativo) nella sua più alta accezione. Una immortale lezione di cinema…

«Dal western, soprattutto, nasce il mito ed è il mito che dà il miglior cinema. […] Libera tutto ciò che i personaggi hanno al fondo di loro stessi, li fa ridiventare primitivi, parenti dei Greci: in essi ritroviamo Edipo, o Antigone. Il mito riappare» Anthony Mann

Qui potete leggere un interessante approfondimento sul cinema western di Mann: si tratta di una breve recensione al libro "Il western di Anthony Mann" di Matteo Pollone… lettura consigliata agli amanti del genere…

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