“Il Conformista”

Proseguendo nel solco "Vintage ma non solo" oggi è il momento di un doveroso, seppur modestissimo, omaggio al Leone d’Oro del 75° compleanno della Mostra: Bernardo Bertolucci, portabandiera della nostra arte cinematografica davanti alle platee di tutto il mondo. Tra i film di Bertolucci che ho visto quello che più mi ha preso, coinvolto, sedotto (e non abbandonato) è senza ombra di dubbio uno dei suoi primi film, lo splendido "Il Conformista", tratto da un romanzo di Moravia. Storia di formazione/deformazione lungo l’arco del Ventennio fascista, ricostruito tra l’altro in modo sopraffino ed elegantissimo. Marcello Clerici (Jean-Lous Trintignant) è un trentaquattrenne professore di filosofia, proveniente da una famiglia disfatta e decadente (padre rinchiuso in manicomio, madre tossicomane con amante-autista al seguito). Il giovane si porta dentro fin dall’infanzia un tremendo senso di colpa connesso ad un trauma subito. Per cercare di eluderlo decide di costruirsi arbitrariamente una "vita normale": si converte per opportunismo alla religione di stato, si sforza di mantenere una "regolarità" nella sfera sessuale, si sposa con una ragazza dalla mentalità gretta e meschina (una divertente e divertita Stefania Sandrelli), decide di mettersi alle dipende dell’Ovra (la polizia politica fascista). Il Clerici, giunto all’estremo del suo tentativo di conformarsi all’ambiente, decide persino di accettare l’incarico di uccidere un suo vecchio professore di filosofia, emigrato a Parigi come dissidente politico. Sviluppi drammatici e memorabile finale. Grande e caleidoscopico film-waltzer, da cui traspare per intero l’immenso amore di Bertolucci per il cinema, in tutte le sue forme ed in tutte le sue infinite sfaccettature. Girato e fotografato (Vittorio Storaro da 10 e lode) in modo magnifico, è un film da amare e da vivere intensamente, all’insegna dell’ amour fou cinefilo, bruciando insieme alle luci dei boulevard parigini e lasciandosi travolgere dal suo grande senso del movimento. Pregnante parabola sull’umanissimo desiderio di adegaursi al sistema,sul bisogno di trovare una identificazione rassicurante e protettiva con "la maggioranza", e ovviamente su tutte le aberrazioni e i pericoli che una simile (im)posizione comporta. Valutazione inevitabilmente altissima e film stra-consigliato.

Voto personale: 9

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