Copie conformi e libertà negate

             

 

L’edizione di quest’anno del Festival di Cannes sta sollevando, meritoriamente, una certa attenzione mediatica intorno al gravissimo problema delle limitazioni della libertà di espressione in Iran. La cerimonia di inaugurazione, con un presidente di Giuria come Tim Burton ad officiare il triste rituale di evocazione per una presenza “assente” come quella di Jafar Panahi, ha gettato un po’ di luce su una vicenda troppo spesso relegata alla marginalità. Un illustre connazionale di Panahi, Abbas Kiarostami, amatissimo da chi scrive su queste pagine virtuali, presenta questo stesso anno a Cannes una pellicola in concorso. Dopo l’estremo “teorico” assoluto toccato con “Shirin” presentato a Venezia due anni fa e da allora mai più circolato, Kiarostami ha girato “Copia conforme”, un film ambientato in Toscana con una protagonista d’eccezione come Juliette Binoche. Di “Copia conforme” si comincia a vociferare in termini molto positivi, tanto da convincere molti osservatori che il film di Kiarostami possa seriamente ambire alla Palma d’Oro. L’auspicio, sulla fiducia, è che Kiarostami possa vincere il premio più ambito, che il suo film possa avere una adeguata distribuzione sul suolo italico e che, magari, a Kiarostami, di solito non troppo avvezzo a prese di posizione dirette sul tema, possa sfuggire di bocca un appello per la liberazione immediata di Panahi. Sognare, ogni tanto, di vivere nel migliore dei mondi possibili non costa niente.