And the Oscar goes to…

Mai come quest'anno la corsa alle statuette dorate si preannuncia combattuta e avvincente. A fare da contorno al duello in (ex) famiglia Bigelow-Cameron ci sono in gara cineasti come Quentin Tarantino e i fratelli Coen. E per la statuetta per il miglior film sono in lizza ben 10 pellicole, come non accadeva da decenni. La redazione di Cinedrome ha provato a lanciarsi in un divertente gioco dei pronostici. Una via di mezzo tra l'auspicio personale e la ragionevole previsione. Dite la vostra, vediamo chi riesce a beccarne di più. Qui la lista completa di tutti i nominati.

MIGLIOR FILM: The Hurt Locker

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: Sandra Bullock per The Blind Side

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: Morgan Freeman per Invictus

MIGLIOR REGISTA: Kathryn Bigelow per The Hurt Locker

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Ethan Coen e Joel Coen per A Serious Man

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: Nick Hornby per An Education

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Christoph Waltz per Bastardi senza gloria

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Penélope Cruz per Nine

MIGLIOR CANZONE: Randy Neman, "Down in New Orleans" per La principessa e il ranocchio

MIGLIOR COLONNA SONORA: James Horner per Avatar

MIGLIOR FILM STRANIERO: Il nastro bianco (Germania)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE: Up

MIGLIORI EFFETTI VISIVI: Joe Letteri, Stephen Rosenbaum, Richard Baneham e Andrew R. Jones per Avatar

MIGLIORE SCENOGRAFIA: Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair per Avatar

MIGLIOR MONTAGGIO: Bob Murawski e Chris Innis per The Hurt Locker

MIGLIOR FOTOGRAFIA: Barry Ackroyd per The Hurt Locker

MIGLIORI COSTUMI: Monique Prudhomme per Parnassus: l'uomo che voleva ingannare il diavolo

MIGLIOR TRUCCO: Aldo Signoretti e Vittorio Sodano per Il Divo

MIGLIOR SONORO: Christopher Boyes, Gary Summers, Andy Nelson e Tony Johnson per Avatar

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Don’t look twice, it’s alright

Sondaggio-dibattito domenicale, frutto di una aguzza e squisitamente inutile dissertazione epistemologico-filosofica del sabato sera. Si parlava di "fruizione" di film. Di quante volte si è soliti vedere un film, per la precisione e banalizzando la questione. Il buon Okram sosteneva la tesi della "seconda visione necessaria", per apprezzare ogni particolare di un film  (ma estendendo il concetto, potremmo fare lo stesso discorso per un libro ad esempio). Pickpocket controbatteva supportando la necessità fondamentale di "una sola visione ma buona". Il momento della verità sarebbe collocabile (almeno secondo me) proprio alla prima visione, al primo contatto con un’opera: l’elaborazione migliore, più attendibile e più "definitiva" di un giudizio discenderebbe da quell’istante lì. La seconda visione in qualche modo porterebbe ad una qualche deformazione inevitabile del giudizio su un film. Questa valutazione, aggiunta alla curiosità e al desiderio di affrontare sempre cose nuove (perchè "tempus fugit"), mi porta a non rivedere (quasi) mai due volte lo stesso film. Con le dovute (poche) eccezioni. Voi che ne pensate? siete per la visione "one-shot" o per la "re-visione"? discussione interessante …