Allenismi

"Idea per una storia: un uomo si sveglia e scopre che il suo pappagallo è stato nominato Ministro dell’Agricoltura. E’ roso dalla gelosia e si spara, ma sfortunatamente la pistola è di quelle con la bandierina che esce con sopra la scritta "Bang". La bandierina gli porta via un occhio, e lui sopravvive – un essere umano purificato che, per la prima volta, gode dei semplici piaceri della vita, come accudire una fattoria e stare seduto su una grata d’aerazione".

"Ho deciso di rompere il mio fidanzamento con W. Non capisce i miei scritti e ieri sera ha detto che la mia Critica della realtà metafisica le ricordava Airport. Abbiamo litigato e lei ha di nuovo tirato in ballo l’argomento dei bambini, ma l’ho convinta che sarebbero troppo giovani."

"Pensiero: perchè l’uomo uccide? Uccide per il cibo. E non solo per il cibo: spesso ci dev’essere qualcosa da bere."

"Breve racconto: un uomo si sveglia al mattino e scopre di essersi trasformato nei propri plantari. (Quest’idea può funzionare a vari livelli. Psicologicamente è la quintessenza di Kruger, l’allievo di Freud che scoprì la sessualità nel bacon.)"

"Preso un caffè con Melnick oggi. Mi ha parlato della sua idea di far vestire tutti i funzionari del governo come galline. "

allen sex

"Idea per una storia: alcuni castori requisiscono la Carnegie Hall e vi rappresentano il Wozzeck. (Un tema forte. Quale sarà la struttura?)"

"Credo in Dio? Credevo fino all’incidente di mia madre. E’ caduta su una fettina di carne e questa le ha perforato la milza. E’ rimasta in coma per mesi, incapace di fare alcunchè a parte cantare "Granada" ad una aringa immaginaria. Perchè questa donna nel fiore degli anni è stata così provata? Perchè in gioventù osò sfidare le convenzioni e si sposò con un sacchetto di carta in testa? E come faccio a credere in Dio quando proprio la settimana scorsa mi si è infilata la lingua nel carrello di una macchina da scrivere elettrica? Sono afflitto dai dubbi."

"Idea per una commedia: un personaggio basato su mio padre, ma senza un alluce così prominente. Viene mandato alla Sorbona a studiare l’armonica. Alla fine muore, senza mai realizzare il suo sogno: sedersi fino alla cintola nel sugo. (Vedo un brillante finale per il secondo atto, dove due nani scoprono una testa decapitata in un carico di palloni da pallavolo)."

("Senza Piume", Woody Allen – Edizioni tascabili Bompiani)

“Santuario”

<< Meglio per lei se morisse stanotte, pensò Horace, incamminandosi. E anche per me. Pensò a lei, a Popeye, alla donna, al bambino, a Goodwin, tutti radunati in una stanza, spoglia, letale, immediata e profonda: un unico istante di annientamento fra l’indignazione e la sorpresa. E anch’io; pensando a come quella sarebbe stata la sola soluzione. Rimossi, cauterizzati dall’antico, tragico fianco del mondo. E anch’io, ora che siamo tutti isolati; pensando a un gentile vento oscuro che soffiava nei lunghi corridoi del sonno, e lui disteso sotto un tetto basso e intimo nel lungo rumore della pioggia: il male, l’ingiustizia, le lacrime. All’imbocco di un vicolo c’erano due figure faccia a faccia, ferme, senza toccarsi; l’uomo che a voce bassa, in un mormorio carezzevole, rivolgeva alla donna un epiteto osceno dietro l’altro, lei immobile davanti a lui, rapita, meditabonda, come in preda a un’estasi voluttuosa. Forse è nell’istante in cui ci rendiamo conto, in cui ammettiamo che nel male vi è un disegno logico, è allora che moriamo, pensò, ripensando all’espressione che una volta aveva vista negli occhi di un bambino morto, così come di altri morti: l’indignazione che si raffredda, l’improvvisa disperazione che si attenua, lasciando due globi vuoti nel profondo dei quali, in miniatura, si aggira il mondo immobile. […] La casa era buia, immobile, come fosse stata abbandonata nello spazio dal riflusso del tempo. Gli insetti erano calati in un basso timbro monotono, in tanti posti e in nessuno, esausto, come se il loro suono fosse l’agonia chimica di un mondo lasciato a morire nudo sul limite estremo della marea di quel fluido nel quale viveva e respirava. La luna era lassù, ma senza luce; sotto giaceva la terra, senza oscurità. Aprì la porta e entrò a tentoni nella stanza per cercare la luce. La voce della notte – insetti, quello che fossero – lo aveva seguito in casa; capì d’un tratto che era la frizione della terra sul suo asse mentre si avvicinava il momento in cui doveva decidere se continuare a girare oppure rimanere ferma per sempre: una palla immobile nello spazio raggelante attraverso il quale, come fumo gelido, si avvitava uno spesso odore di caprifoglio. >>

("Santuario", William Faulkner – Biblioteca Adelphi)

Baziniana

<< Come la scomparsa dell’attore è il risultato di un superamento dello stile dell’interpretazione, la scomparsa della messa in scena è ugualmente il frutto di un progresso dialettico nello stile del racconto. Se l’avvenimento basta a sè stesso senza che il regista abbia bisogno di rischiararlo per mezzo delle angolazioni o i partiti presi della macchina da presa, è perchè è appunto arrivato a quella perfetta luminosità che consente all’arte di smascherare una realtà che finalmente le somiglia. […] Niente più attori, niente più storia, niente più messa in scena, cioè finalmente nell’illusione estetica perfetta della realtà: niente più cinema. >>

("Che cosa è il cinema", Andrè Bazin)

“Non è un paese per vecchi”

<<Qualche tempo fa ho letto sul giornale che certi insegnanti avevano ritrovato un sondaggio inviato negli anni Trenta a un certo numero di scuole di tutto il paese. Era stato fatto un questionario sui problemi dell’insegnamento nelle scuole. E loro hanno ritrovato i moduli compilati e spediti da ogni parte del paese, con le risposte alle domande. E i problemi più gravi che venivano fuori erano tipo che gli alunni parlavano in classe o correvano nei corridoi. O masticavano la gomma. O copiavano i compiti. Roba così. E allora avevano preso uno di quei moduli rimasto in bianco, ne avevano stampate un po’ di copie e le avevano mandate alle stesse scuole. Dopo quarant’anni. Be’, ecco le risposte. Stupri, incendi, assassini. Droga. Suicidi. E io ci penso a queste cose.

Perchè il più delle volte, quando dico che il mondo sta andando alla malora, e di corsa, la gente mi fa un mezzo sorriso e mi dice che sono io che sto invecchiando. E che quello è uno dei sintomi. Ma per come la vedo io uno che non sa capire la differenza fra stuprare e ammazzare la gente e masticare la gomma in classe è messo molto peggio di me. E quarant’anni non sono mica così tanti. Magari fra altri quaranta la gente avrà aperto gli occhi. Sempre che non sia troppo tardi.>>

("Non è un paese per vecchi", C. McCarthy)