“La principessa e il ranocchio”

 
Una delle prime decisioni di John Lasseter, dopo aver assunto il timone di comando della nuova Pixar assemblatasi con i pezzi della vecchia Disney, è stata quella di ricominciare a puntare con decisione, negli studios della Disney, sulla animazione tradizionale. Scelta saggia, di diversificazione delle tecniche e forse anche delle fasce di pubblico. Se la Pixar con i suoi ultimi capolavori ha dimostrato di poter esercitare notevole interesse su fette di pubblico molto ampie, la Disney attraverso il suo consolidato mix di animazione, buoni sentimenti e musica mira a rilanciarsi nel ruolo di catalizzatrice dell’attenzione soprattutto dei più piccoli. “The princess and the frog”, presentata lo scorso Settembre in una piccola anteprima nel corso della cerimonia veneziana di consegna del Leone d’oro alla carriera alla Pixar, non si discosta dalla più che collaudata formula che ha contraddistinto l’animazione disneyana degli ultimi anni. L’elemento grafico però sembra animato da una ritrovata freschezza, imbevuto nei colori caldi e nelle atmosfere della New Orleans del Jazz e del Woodoo. Anche la colonna sonora, ravvivata dalle note di Randy Newman e dalle esecuzione del grande Dr. John, fa segnare un netto passo in avanti rispetto agli ultimissimi film Disney. Si è dovuti tuttavia arrivare alle soglie del 2010 per riuscire a vedere protagonisti di un film disneyano dei personaggi di colore. Per decenni la popolazione di colore negli Stati Uniti, proprio attraverso i cartoon, è stata vittima di una subdola campagna di vera e propria discriminazione razziale. Lunghissima e articolata la serie dei famigerati “Banned cartoons”, black-list di svariati cartoni animati, usciti dalla penna di animatori come Tex Avery, Chuck Jones o Friz Freleng che negli anni ha veicolato nelle case di milioni di americani tanti pericolosi stereotipi razziali. In anni più recenti personaggi come Woopy Goldberg e Spike Lee hanno provato a fare luce su questa bruttissima pagina di storia, ancora troppo misconosciuta. La Disney per anni non ha preso posizione sull’argomento, improntando comunque tutta la sua produzione ad una linea fermamente e costantemente “wasp”. Nel Natale 2009 la Disney sforna il suo primo lungometraggio in cui per la prima volta a vestire i panni di eroi positivi sono uomini (e soprattutto donne) di colore. Sull’onda lunga dell’entusiasmo obamiano. Un importante segno dei tempi. Forse fuori tempo massimo.

[*** 1/2]

451 gradi Fahrenheit

Nota della redazione : vista l’ormai incipiente fase calante estiva della stagione cinematografica, nelle prossime settimane sulle pagine di Cinedrome in questa e in altre nuove rubriche troveranno spazio post dedicati alla carta stampata, al fumetto, e a varie altre policrome forme di creatività umana degne di considerazione. Ne vedrete di tutti i colori. Per adesso abbiamo deciso di cominciare con il nero. Buona lettura.

"Camerata Topolino", Alessandro Barbera – Edizioni Stampa Alternativa

Se come il sottoscritto siete cresciuti a pane e Topolino, se finora per voi l’universo Disneyano ha rappresentato una specie di caldo rifugio uterino, se come Ezra Pound pensate che Mickey Mouse sia la più importante figura letteraria del Novecento beh… la lettura di questo brillante saggio di Alessandro Barbera non potrà non turbarvi nell’intimo. In sostanza due le domande a cui l’autore cerca di dare una risposta nell’arco di una ottantina di divertentissime e sagaci pagine. Domanda numero uno: Esiste un elemento "politico" unificatore identificabile all’interno dell’opera disneyana? (e, di riflesso, in che modo la critica nostrana prevalentemente di matrice marxista ha letto questo elemento?). Domanda numero due: E’ possibile individuare in certi segmenti della sterminata produzione disneyana (fumettistica, cinematografica, televisiva) alcuni significati subliminali, nascosti o più propriamente esoterici?

La prima domanda presuppone una risposta ben chiara ad ogni buon conoscitore del personaggio Walt Disney. Disney era un conservatore, un uomo di destra, di estrema destra. Amico e sostenitore di Mussolini nel periodo pre-bellico. Affascinato dagli elementi magico-esoterici del nazional-socialismo. Grande elettore Reaganiano. Interessanti e succosi gli aneddoti storici a questo proposito riportati nel testo. Gli incontri avvenuti a Roma (1932 e 1937) tra Disney e Mussolini ad esempio, in cui il secondo ebbe modo di esprimere al primo tutta la sua entusiastica ammirazione per l’elemento dinamico, marinettiano, giovanile e avventuroso dei fumetti Disney (nonchè per "il loro valore artistico e per la sostanziale moralità"): posizioni che permisero, miracolosamente, a Topolino (e solo a Topolino) di sfuggire alle rigide censure autarchiche del Minculpop. Le sognanti e ammirate dichiarazioni di Goebbels su "Biancaneve e i sette nani" ("Alto godimento artistico"). Le simpatiche preferenze del Duce, a cui, pare, piacesse da matti "I tre porcellini" (tanto da farselo proiettare a Villa Torlonia in privato con cadenza periodica e da attirare spesso l’attenzione fischiettandone gaio il motivetto per casa). A fronte di questa ben chiara e inequivocabile posizione politica, è oltremodo divertente analizzare l’atteggiamento e i toni della critica italiana militante nei suoi confronti, toni quasi sempre divisi tra il massimamente iroso, l’offeso sdegnato e il facile denigratorio. Molti critici (in pagine che, lette oggi a distanza di anni, rappresentano dei piccoli capolavori di humor ,spesso involontario) si sono soffermati ad esempio su analisi dell’ambito sessuale nell’universo disneyano, arrivando a sostenere tesi a dir poco bizzarre. Acutamente qualcuno ha osservato come nel mondo disneyano non ci siano quasi mai figli, ma solo nipoti. In più "le giovani donne di Walt Disney sono quasi sempre e soltanto fidanzate, nel senso cameratesco e colleggiale del termine". Insomma l’eros sarebbe "bruciato, distrutto, assente" (Antonini). Sempre dello stesso autore il meraviglioso ritratto di un personaggio interessante seppure non centrale come Nonna Papera: "La grande madre. Vi sarebbe in lei la frigida, affettuosa-possessiva-dominatrice forza della virago del vecchio West pionieristico e intrepido, archetipo di figura materna totalmente de-sessualizzata". Non solo torte di mele, quindi. Di tutt’altro segno in questa sfera l’analisi (strepitosa) di Oreste De Fornari riportata nel saggio. La migliore attrattiva di Paperino sarebbe "il suo sedere", lo si potrebbe accusare di "stupro" (per lo "stupro grafico" su Aurora Miranda in I tre caballeros) e persino immaginarlo come un essere ermafrodito: figura priva di sesso eppure in cui " l’idea del fallo, protesi aggressiva e concentrato di potenza vitale, va a stabilirsi molto più in alto: nel becco, elemento che in sè conterrebbe anche due labbra voraci e prominenti". Notazioni semplicemente sconvolgenti. Direi pure traumatizzanti. Non è finita. Sempre De Fornari: "Il fatto che Biancaneve non dorma nella stessa stanza dei nani sarebbe una chiara caratteristica delle commedie musicali a sfondo sessuale. In Bambi si noterebbe l’insorgere improvviso e irrefrenabile dell’istinto sessuale nel coniglio e nella puzzola. in Peter Pan ci vengono elargite persino le curve e le nudità di alcune pin-up (Trilly e le sirene). In Fantasia nel brano dedicato a La Pastorale vi sarebbe un’atmosfera da casa di piacere, grazie a cupidi premurosi come Maitresses. In Saludos Amigos spetterebbe al pennello attivare fantasmi erotici". Straordinario.

Ben più destabilizzanti però le osservazioni dell’autore contenute nell’ultima parte del saggio, demartinianamente intitolata "Il mondo magico". Secondo Barbera all’interno della produzione cinematografica disneyana di lungometraggi (e in particolare in alcuni di essi, prodotti prima della morte di Walt Disney, come "Biancaneve", "Fantasia", "La spada nella roccia" e soprattutto "La bella addormentata nel bosco") sarebbe rintracciabile un filo conduttore magico-esoterico, intessuto di sotterranee contrapposizioni tra magia bianca e magia nera, di risvolti mistico-leggendari spesso ispirati direttamente dalle mitologie nordiche e di celati rimando all’occultismo, fino a sostenere la scioccante tesi del "nazismo magico" disneyano. Chi crede ancora che tutto questo sia soltanto "roba per bambini" si sbaglia di grosso.