“Fahrenheit 451”

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Gran bel film tratto da un ancor più riuscito romanzo di Ray Bradbury: la fine dell’era del libro nella civiltà del futuro. Una profezia apocalittica, tuttaltro che assurda, con un finale splendido e memorabile. Unico approdo alla fantascienza, più o meno sociologica (alcuni usano il termine pseudoscientifico di "fantascienza distopica"), per il Truffaut regista. Da segnalare la sua frequentazione del genere davanti alla macchina da presa nel leggendario "Incontri ravvicinati" di Spielberg. Lontano per una volta dalla leggerezza di tocco che gli è tipica nell’affrontare l’analisi dell’animo umano, Truffaut stavolta sembra esprimere con vera angoscia e preoccupazione il suo stato interiore circa le sorti dell’umana specie, aderendo alla visione pessimista dello stesso Bradbury. A tratti, nella asetticità della scenografia e nella rigidità della messa in scena, sembra ricordare Antonioni e la sua poetica dell’incomunicabilità. Mi è capitato di recente di rivederlo, e devo dire che, pur non reggendo il paragone con il libro (che straconsiglio a chi non lo avesse letto) non dispiace affatto. Il principale motivo di interesse sta certamente nel valutare la trasposizione cinematografica (girata da uno dei più grandi registi della storia del cinema) di uno dei migliori romanzi (fantascientifici e non solo) del 900. Comunque un grande e appassionato inno alla libertà di pensiero e una dichiarazione d’amore sincera per la lettura.

                                         

Voto personale: 8+

 

truffaut_r3_c1 "i libri sono oggetti concreti, visibili e palpabili; tutti li conoscono, tutti ne hanno, ne acquistano, ne prendono in prestito. Così uno spettacolo che fa vedere molto da vicino dei libri che bruciano, deve commuovere tutto il mondo.” ( in op. cit. p. 127).

"Non ho mai fatto attività politica, e non sono maoista, più di quanto non sia pompidoliano, perché mi è impossibile nutrire alcun genere di sentimento per un capo dello Stato, chiunque esso sia. Vero è però che amo i libri e i giornali e che sono piuttosto affezionato alla libertà di stampa e all’indipendenza della giustizia. Così com’è vero che ho girato un film intitolato Fahrenheit 451 che descriveva, con l’intento di stigmatizzarla, una società immaginaria in cui il potere brucia sistematicamente tutti i libri; ho dunque voluto far coincidere le mie idee di cineasta con le mie idee di cittadino francese.”
( in F. Truffaut, Autoritratto, trad. it. Torino 1989, p. 190).

 «Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche»

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