“The mist”

Periodo denso di uscite estremamente interessanti questo. Proprio nella dimensione della "densità" (contrapponibile alla diluizione) si colloca anche l’ottimo lavoro firmato Darabont e intitolato "The mist". Da molti considerato il migliore adattamento di un romanzo di Stephen King dai tempi di "Shining". Non scopriamo di certo adesso le virtù di un grande cineasta, capace di scrivere/adattare/dirigere due film belli e importanti come "Le ali della libertà" e "Il miglio verde". Con "The mist" una virata di genere ma non di sostanza. Ancora una pugnalata politicamente scomoda alle verità rivelate, al pericolo dei fondamentalismi, al militarismo aggressivo e non rispettoso degli equilibri, agli effetti devastanti della paura (innata o indotta) sull’uomo del terzo millennio. All’interno della cornice/loculo di un "genere" forse definitivamente morto e sepolto come l’horror quindi, la rivitalizzante sferzata della polemica sociologica. Uno schiaffo al Leviatano partorito dalla (in)coscienza degli individui, un colpo di pistola suicida e paradossalmente inevitabile, un monstrum che si palesa in tutto il suo tragico orrore proprio quando the fog sembra diradarsi. La notte delle coscienze partorisce mostri. E mette in luce la vera natura dell’animo umano. Quella biga alata capace allo stesso tempo di innalzarsi al cielo come creatura angelicata e, in un attimo (nella frazione di secondo necessaria per premere un grilletto) di precipitare nell’abisso del male più profondo. "Lezione" morale (mai moralistica) diretta ed essenziale anche nelle scelte stilistiche e di linguaggio. Dalla quasi totale assenza di contrappunto musicale al continuo, ossessivo ricorrere allo zoom, associato spessissimo alla mobilità quasi parkinsoniana della camera. Spasmo visivo, messa a fuoco difficoltosa, disorientamento dello/nello sguardo difronte alla catastrofe imminente.

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