Cronache dalla Laguna/2

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"Arcana" – Giulio Questi (Rassegna speciale "Questi fantasmi")

La visione in sala, a Venezia, di questo folle ed inquietante frammento disperso del cinema italiano è stato per quanto mi riguarda sicuramente uno dei momenti più alti di tutta la kermesse lagunare. Lodi sperticate al grande Tatti Sanguineti e a Sergio Toffetti per aver pensato di inserire anche questo titolo nella preziosa rassegna "Questi fantasmi". Dopo la proiezione a completare l’idillio alcune memorabili esternazioni dello stesso Questi ("un film che io stesso non ricordavo più di aver girato") e l’incommensurabile Enrico Ghezzi che ghezzeggiava fuori-sincrono sul concetto di (s)montaggio nel cinema di Kim Arcalli. Momenti irripetibili. Non potremo non dedicare un post a questa indimenticabile e sconvolgente visione/esperienza.

Voto: 8

"The Burning Plain" – Guillermo Arriaga (Venezia 65 – In concorso)

Una delle più solenni delusioni. Film monocorde, scialbo, statico e vuoto. Probabilmente anche presuntuoso. Una sola idea di sceneggiatura (nemmeno così originale e sviluppata senza troppa convinzione), regia col doppio freno a mano tirato, interpretazioni trattenute. Senso di pesantezza angosciante. Morale della favola: che gli sceneggiatori facciano gli sceneggiatori e i registi facciano i registi. Marco Muller in un fantasioso editoriale ha parlato di "film-treno" e "film-carro-di-campagna". Restando nella metafora dei trasporti questo potrebbe definirsi "film-a-dorso-di-mulo". Si guardava l’orologio ogni 5 minuti.

Voto: 4

"35 Rhums" – Claire Denis (Fuori Concorso)

Un vero peccato che questo piccolo film, delicato e composto, elegante e profondo, non sia stato inserito tra i film in concorso. Splendido nella sua semplicità, racconta una storia di integrazione e (dis)integrazione all’interno di una famiglia di origini congolesi trapiantata a Parigi. Davvero ottima ed intensissima l’interpretazione del protagonista maschile Alex Descas. Regia misurata dal pregevole tocco femminile. Una delle cose migliori viste. Felicissima sorpresa.

Voto: 8,5

“La rabbia di Pasolini” – Pier Paolo Pasolini (Rassegna speciale “Questi fantasmi”)

Ci vorrebbe ben altro spazio (e magari ben altro luogo) per affrontare l’analisi di un film problematico, ostico e spinoso come “La rabbia”. Problematico, ostico e spinoso già nel 1963, all’epoca della sua nascita, quando un manipolo di coraggiosi produttori propose a Pier Paolo Pasolini e Giovanni Guareschi l’idea di realizzare un singolare cine-documentario d’attualità socio-politica. I due registi lavorando su materiale d’archivio e cinegiornali dell’epoca avrebbero dovuto costruire una sorta di contraddittorio per immagini e parole, Pasolini proponendo il suo sguardo “da sinistra” e Guareschi “da destra”. La porzione di film realizzata da Pasolini poi sarebbe stata ulteriormente impreziosita dai commenti della “voce in prosa” di Giorgio Bassani e dalla “voce in poesia” (nonché dai dipinti) di Renato Guttuso. Nei giorni scorsi a Venezia è stata presentata una versione arricchita da frammenti inediti e restaurata della “Rabbia di Pasolini”. Tutto bene ma ,come si intuisce dal nuovo titolo, dal film originario è stata letteralmente espunta la parte che pertineva a Guareschi. Scelta a mio avviso sbagliatissima. Avremmo preferito vederla e farcene un’idea. Peccato.

Voto: s.v.