“Ponyo sulla scogliera”

E’ difficilissimo scrivere un post su un film di Miyazaki. Si rischia di frantumare o quantomeno scalfire con le parole la bellezza (e la magia) racchiusa in ogni singolo fotogramma dei suoi film. E "Ponyo" è forse, tra gli ultimi suoi (capo)lavori, proprio il più piccolo e delicato. In questo più vicino a "Totoro" che ai più grandi  e complessi "Il castello errante di Howl" e "La città incantata". Intriso di dolcezza e amore, per la natura e per l’equilibrio tra forme e identità in essa mirabilmente custodito, "Ponyo" (dopo una accoglienza più che festosa nella scorsa Mostra del cinema di Venezia) arriva nelle sale italiane il 20 di Marzo, equinozio di Primavera. Risveglio della natura e giorno di perfetto equilibrio tra giorno e notte, tra luce e ombra. Equilibrio (e miracolo di semplicità) che nel meraviglioso film d’animazione di Miyazaki diventa sintesi "per immagini" tra mondi e realtà diverse. Tra uomini e pesci, terra e acqua, piccoli e grandi. Mondi fatalmente destinati a parlare lingue diverse. E a comprendersi/abbracciarsi soltanto nello sguardo (libero, sincero, costantemente pervaso dallo stupore) dei bambini. Il loro è l’unico sguardo possibile, l’unico strumento veramente indispensabile per poter "captare" l’anima invisibile degli elementi e per riuscire a vedere con gli occhi del cuore lo spirito che abita e riscalda ogni forma di vita. Mare e foresta, che una divinità irata con un violento tsunami ha reso una cosa sola, tornano ad essere mondi distinti (eppure comunicanti, perchè animati dai pastelli della stessa, splendida "tavolozza") nel momento in cui dalla scoperta della differenza  germoglia la promessa di un amore. E dal rinnovato equilibrio di cuori ed ecosistemi fiorisce la speranza di una nuova, attesa Primavera. Un sogno molto più che consigliato: necessario.

[**** 1/2]

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