“Redacted”

La verità, in "Redacted", è un feto ritenuto dentro il cadavere di una donna. Un continente  completamente inaccessibile, una materia manipolabile e deformabile come plastilina, una illusione persino concettuale. Rimozione, cancellazione, omissione. “Ci sono cose che non vanno viste”. Quella di De Palma è una riflessione acuta e totalmente pessimistica sulle possibilità che ha il mezzo-cinema (e allargando il discorso "i media") di isolare, catturare e diffondere frammenti di verità. Possibilità ridotte allo zero, sembra voler suggerire il regista, perché ridotte in frantumi almeno su tre livelli teorici diversi. La realtà fattuale è innanzitutto sistematicamente intrappolata dentro i monitor dei cosiddetti "nuovi mezzi di comunicazione". Già questa prima diversità di rappresentazione (la videocamera del soldato, le telecamere a circuito chiuso, i video su internet) racchiude in sè una fondamentale affermazione di "soggettività coatta" conseguente al mezzo scelto per la divulgazione. Non esiste mai una sola verità: la pelle della verità sembra cambiare di volta in volta, in virtù del mezzo tecnico scelto per declinarla. L’esplosione di una mina vista con gli occhi/videocamera di un soldato NON è lo stesso evento rispetto a quando lo vediamo rappresentato in un video su youtube. La stessa realtà subisce quindi una prima metamorfosi già in rapporto al  “mezzo tecnico” utilizzato per tentare di catturarne l’essenza. La seconda, fondamentale, “revisione/manipolazione” è inevitabilmente operata dalle forze esterne che gestiscono questi mezzi. Le riprese di una videocamera possono con facilità disarmante essere tagliate, rimontate, o del tutto cancellate premendo un semplice tasto. I verbali delle testimonianze dei soldati possono altrettanto facilmente venire stravolti da matite compiacenti che riportano verità altre (meno scomode) e da macchie di inchiostro che nascondono confessioni troppo atroci per essere vere. La stessa identica videocamera (quella del soldato Salazar) è significativamente usata per filmare due diverse verità nel corso del film. E persino le fotografie di fatti di guerra, di corpi dilaniati dalle bombe, di volti sfigurati dalla violenza, possono subire una “manipolazione” nel momento stesso in cui gli occhi delle vittime vengono oscurati. In quell’apparentemente innocuo atto di “protezione di una identità” si può leggere anche una “cancellazione” dell’identità stessa, una violenza perpetrata ai danni di corpi giù uccisi/mutilati da altra violenza.

 

Le stesse premesse teoriche denunciate da De Palma sono valide ovviamente anche per il suo stesso film: un film ambientato in Iraq ma girato in Giordania, per esempio. “Redacted” nell’affermare l’utopia di una rappresentazione scevra da condizionamenti esterni, rende palese e rafforza l’impossibilità di rinunciare a questa utopia nel momento stesso in cui viene girato. Quella del regista-demiurgo De Palma è per forza di cosa materia plasmata (quindi già lontana dalla nuda realtà dei fatti). La volontà di rendere in qualche modo evidente questa necessità mi è parsa chiara soprattutto nell’uso (a mio avviso volontario e consapevole) di una colonna sonora tendente a ottenere una (esasperata) compartecipazione emotiva da parte dello spettatore. E’ la palese negazione di una realtà fattuale (vera, perché fondata sulla verità dei fatti) in favore  di una realtà fictionale (falsa, perché fondata sulla menzogna del cinema).

Una terza, fondamentale, opera di “deformazione” del contenuto si potrebbe identificare nella soggettiva (e ogni volta diversa) percezione del filmico che sperimenta ogni singolo spettatore. Ne è la prova il vivace dibattito scaturito intorno a questo film, con tante posizioni diverse e tante profonde riflessioni da esso ispirate. La verità in “Redacted” non è mai dove ci si aspetta di trovarla. E’ un fantasma a lungo inseguito e sempre sfuggito di mano, un corpo di donna continuamente sottoposto a stupro, uno scheletro scarnificato e offeso da un fuoco di cieca ferocia. L’impossibilità di “recepire” correttamente i segni è evidente. Il posto di blocco del fotogramma respinge ogni assalto. La telecamera dice sempre bugie. La verità è altrove. Forse soltanto negli occhi dei soldati che l’hanno vista.

 

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