“Il futuro non è scritto”

Joe Strummer è stato un gigante della cultura pop del Novecento. Il suo genio, il suo carisma, le sue straordinarie doti di comunicatore (di “predicatore” secondo alcuni) hanno segnato l’immaginario collettivo di una generazione. Il suo talento musicale, polimorfo e anarchico, e la sua straordinaria persona sono al centro dello splendido “Il futuro non è scritto” film indipendente diretto da Julien Temple (già autore di due lungometraggi dedicati ai Sex Pistols), presentato al Sundance nel 2007, frutto di una collaborazione anglo-irlandese e passato come al solito in sordina nel nostro paese. Ricordo schizofrenico e incalzante, vorticoso e ritmato, di un uomo che non conosceva soste, sempre alla ricerca di nuovi stimoli (“No input, no output” uno dei suo celebri motti), mai fermo. Immagini di repertorio, interviste, spezzoni di film, materiale indedito, bozzetti animati freneticamente instabili. Prima e dopo la grandiosa stagione d’oro dei “Clash”, leggendaria formazione della scena punk londinese anni settanta. Le dinamiche interne alla band, il lento ma inesorabile deteriorarsi dei rapporti di collaborazione tra i musicisti (Mick Jones, Paul Simonon, Topper Headon) e il suo progressivo dissolversi sotto i colpi di un successo troppo grande per non impaurire. Prima Hippy, poi Punk, poi nuovamente Hippy. Infine Techno, impegnato nelle riprese di “Mistery Train” diretto dall’amico Jim Jarmusch, autore di colonne sonore, prigioniero di un contratto-capestro milionario con la Epic. Solitudine, LSD, dipendenze, eccessi. Periodi di crisi interiore, di ricerca, di abbandono, di sconforto. Il pensiero: il pensiero come “cosa più divertente che ci sia”, come la più valida delle ragioni per cui vale la pena svegliarsi ogni mattina. Comunque. Le rinascite, le cadute, i successi, le sconfitte. La più insolita delle reunion, su un palco scalcinato di periferia, a sostegno della protesta per i salari dei vigili del fuoco. Una morte inattesa, causata da una malformazione cardiaca mai diagnosticata. Intorno ad un falò, sulle rive del fiume Hudson in una notte stellata, tutti gli amici di una vita a cercare di catturare l’essenza di Joe Strummer, nell’ombra di una scintilla che rapida si deposita sulla sabbia. I musicisti, gli amici, le testimonianze di Steve Buscemi, Bono, Jim Jarmusch, Johnny Depp, di una Courtney Love in lacrime. La registrazione della voce di Strummer tratta dalle sue trasmissioni radiofoniche che introduce dischi di Bob Dylan e di Woody Guthrie, di Nina Simone e di Harry Belafonte: un fantasma nel buio/vuoto della grande mela del 2007, un fantasma che fa pesare la sua assenza. E poi la musica, tanta musica: dal rockabilly degli esordi alle note potenti e prepotenti di "White riot", "London Calling", "Rock the Casbah", "I fought the law", "Should i stay or should i go". Un denso patrimonio sonoro, di accordi e rime baciate, di parole insanguinate di rabbia, di verità urlate e proteste globali, di autorità contestate, case occupate, vetri infranti. Non solo rock’n roll: la presa di coscienza, necessaria e urgente, che qualcosa si deve fare per  provare a scrivere tutti insieme un futuro diverso. “Il futuro non è scritto”, non lo è mai stato per uno come Joe Strummer, uno che ha respirato la vita fino in fondo e che dalla vita si è lasciato divorare. Visione consigliata (distribuzione permettendo), ovviamente doverosa per ogni fan dei Clash che si rispetti. Per tutti gli altri un validissimo antipasto, prima che Martin Scorsese accenda i riflettori su Mick Jagger e compagni.

[***1/2]

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