“Decalogo” (episodi 6-10)

DECALOGO 6: "Non commettere atti impuri"
E’ la storia di un diciottenne che trova un metodo singolare per riempire una vita vuota e priva di affetti: spiare con un binocolo rubato la disinibita vicina di casa dalla finestra della sua camera da letto. Desidererà conoscerla, confidarle il segreto e confessarle il suo amore per lei. La ragazza con il suo vissuto disincanto sgretolerà l’ingenua psiche del giovane, fino a spingerlo al suicidio.
Ma il ragazzo si salverà, mentre lei sicuramente non si libererà facilmente del senso di colpa.
Debitore della "Rear window" hitchcockiana.

DECALOGO 7: "Non rubare"
L’oggetto del furto è una bimba, nata dall’amore clandestino e scandaloso tra una giovane ragazza e il suo professore. Per appagare il suo rapace senso di possesso, la madre della ragazza ha plasmato a figlia quella che in realtà è sua nipote. La bambina, così, chiama madre quella che in realtà è sua nonna e chiama sorella quella che in realtà è sua madre. Infiammata da un impeto di legittimo orgoglio, la vera madre prende con sè sua figlia e ricatta sua madre. L’anziana donna riuscirà a riabbracciare la bambina, ma, quasi per contrappasso, perderà la sua vera figlia.

DECALOGO 8: "Non dire falsa testimonianza"
Durante la seconda guerra mondiale, a Varsavia una famiglia cattolica ha rifiutato di salvare dall’olocausto una bimba ebrea battezzandola. Si è trincerata dietro la volontà di non "dire falsa testimonianza", ma il vero motivo del gesto è da ricercarsi nella paura di ritorsioni da parte del regime. A distanza di anni, per i superstiti di quella famiglia verrà il momento di fare i conti con l’angoscioso passato.
E’ giusto rifiutarsi di mentire quando la "falsa testimonianza" può salvare una vita umana?

DECALOGO 9: "Non desiderare la donna d’altri"
La serenità di un consolidato rapporto di coppia è minata alle fondamenta dall’impotenza di lui.
Obnubilato da una morbosa gelosia, il marito arriverà a scoprire con i propri occhi che la moglie trova in un giovane studente di fisica quello che il marito non può più darle. Cercherà di chiudere con l’autodistruzione il suo doloroso percorso esistenziale, ma una salvifica telefonata della moglie lo solleverà dal baratro.

DECALOGO 10: "Non desiderare la roba d’altri"
Due figli ereditano dal padre, che conoscevano appena, una straordinaria collezione di francobolli.
Attirati dalla possibilità di ottenere infinite ricchezze da quel lascito, rinnegheranno la loro stessa dignità (fino alla vendita di un organo) accecati dalla bramosia di denaro. Non riusciranno nel loro intento, forse perchè non hanno minimamente considerato il grande valore affettivo che la raccolta aveva per il loro padre.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
E ora dopo aver a lungo discettatto sulle trame dei film, che pure rappresentano il vero punto di forza di quest’opera (grandissimo è il merito dello sceneggiatore Piesevic), passiamo ad analizzare i numerosi elementi di raccordo che fanno considerare i 10 episodi come un film solo.
1)La rete di interazioni tra i personaggi
Accade spesso che un personaggio protagonista di un episodio appaia sfuggevolmente (mentre attraversa la strada, mentre apre la porta dell’ascensore, mentre sale le scale) in un altro episodio. Ancora più singolare è il fatto che in episodio si faccia riferimento alla storia raccontata in un altro episodio. Accade anche questo. Il tutto è favorito da una sostanziale unità di luogo: tutte le storie si ambientano in uno squallido e grigio caseggiato alla periferia di Varsavia, emblema di una umanità decaduta e corrotta.
2)La dualità come centro propulsore delle vicende
In ogni episodio (ad eccezione forse del solo quinto episodio, dove i protagonisti sono 3) la storia è rigidamente racchiusa nella relazione tra due personaggi principali.
3)Il finale aperto
Ognuno dei dieci segmenti, lascia lo spettatore senza una apparente "morale della favola". In realtà ai due autori non interesse giudicare, nè tantomeno catechizzare lo spettatore con manicheismi o rigidi precetti morali. Lo scopo ultimo del film è testimoniare il decadimento della condizione umana e insitillare nello spettatore il dubbio di coscienza.
4)Le finestre e il guardare
La finestra è spesso al centro della visione del regista. E’ proprio il guardare, il registrare l’ambivalenza dell’animo umano (capace di slanci e cadute) quello che interessa al regista.
5)I "segni" nascosti
Molti episodi racchiudono nello sviluppo della vicenda, segni intangibili di una volontà superiore: il versarsi improvviso dell’inchiostro nel primo episodio, la vespa nel bicchiere del secondo episodio (vedere Bunuel, "Viridiana"),il latte versato nel sesto episodio, il quadro storto nell’ottavo episodio. Senza contare la misteriosa presenza di un personaggio muto che compare in ben 8 episodi su 10 nel momento di massima tensione narrativa: alter-ego del regista? presenza angelica?.

Per conlcudere, l’opera più importante di Kieslovski si segnala soprattutto per le doti di una grande sceneggiatura: con pochi tratti, ogni film riesce a sconvolgere le più ovvie prospettive di interpretazione e a scuotere fortemente la coscienza dello spettatore. La regia è sobria, ben calibrata, fortemente incentrata sui primi piani. La recitazione è di altissimo livello espressivo.
Opera unica nel suo genere e per questo vivamente consigliata.

Voto complessivo: 10

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“Decalogo” (episodi 1-5)

decalogueINTRODUZIONE
Pochi film nella storia del cinema hanno saputo esplorare in modo efficace il rapporto tre l’uomo e Dio. Ovviamente il pensiero corre alle laceranti questioni esistenziali analizzate nel cinema di Bergman e di Bresson, allo sguardo disincantato e anticonvenzionale (e pur religiosissimo) di Bunuel, alla frenesia febbricitante dell’uomo-Dio in Herzog, alla ieraticità del Kubrick di 2001.
E tuttavia, nessuno come Kieslowski è riuscito a scandagliare così in profondità il misterioso legame che unisce l’uomo-materia-anima con l’assoluto e le sue leggi.
Cinema (quasi) giudiziario in forma di ciclo girato per la televisione polacca: 10 film, ognuno ispirato ad uno dei dieci comandamenti, ognuno di circa 55 minuti. E’ l’occasione, per il regista e per lo sceneggiatore (un uomo di legge, difensore di molti oppositori del regime comunista polacco e acceso sostenitore del movimento di Solidarnosc, Krzystof Piesevic), di verificare quante volte e in quanti modi diversi la nostra società contemporanea trasgredisce (più o meno coscientemente) ai dettami dell’etica, prima che della religione. Gli autori vogliono in un certo senso "ricostruire" quello che il comunismo ha distrutto, tornando a parlare di morale, in un cinema peraltro ormai rattrappito e inaridito, come quello della fine degli anni ’80. Ogni storia racchiude una colpa, ma mai dove è più facile cercarla: quella di Kieslowski è una visione altamente problematica, che non si conclude mai con una assoluzione o con una condanna, che stupisce di continuo per i suoi repentini cambi di prospettiva. "Gialli della mente e del cuore",ha suggerito Pino Farinotti, con un occhio a Bergman e uno a Hitchcock. In realtà tutta l’opera nel suo complesso è caratterizzata da una grande originalità, non tanto nello stile di regia (secco, diligente, pur con qualche lampo di autentica arte) quanto nella scrittura delle storie. La forza di Decalogo, è sicuramente nelle storie/storia che racconta.

DECALOGO 1: "Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me"
Un uomo e un bambino, padre e figlio. Alle domande del bimbo sulla morte, sull’anima, su Dio, il padre ammette di avere un solo vero dio: la scienza. Un buon computer è perfettamente in grado, ad esempio, di calcolare il peso che può sopportare una lastra di ghiaccio senza rompersi. Presto fatto, l’oracolo ha dato risposta affermativa: il bambino può provare i suoi nuovi pattini sul laghetto ghiacciato sotto casa senza alcun rischio. Ma il ghiaccio non regge, il bambino è vittima innocente della superbia intellettuale del padre e le certezze dell’uomo vacillano difronte ad un quadro della Vergine.

DECALOGO 2: "Non nominare il nome di Dio invano"
Una donna è in attesa del suo primo figlio, suo marito è in fin di vita in ospedale per una grave forma di tumore, ma il padre del bambino non è l’uomo che sta morendo. La donna ha fatto una scelta netta: se il marito sopravvive alla malattia, ella dovrà abortire. Altrimenti, potrà tenere il bambino. Il dilemma si proietta sulla figura di un anziano medico, tormentato dal ricordo di antichi lutti familiari, il quale troverà la soluzione migliore:pur resosi conto di una miracolosa guarigione dell’uomo, ingannerà la donna facendole credere un peggioramento della malattia. Così facendo salverà la vita del nascituro.

DECALOGO 3: "Ricordati di santificare le feste"
E’ la vigilia di Natale. Un uomo trascorre ore di letizia con la famiglia, ma la rassicurante normalità è scossa dall’apparire inatteso di una vecchia amante dell’uomo. La ragazza costringe con un pretesto lui a starle vicino per tutta la notte, in una squallida e desolante Varsavia, e ,una volta riuscita nella sua impresa, abbandona propositi di suicidio ispirati dalla tremanda solitudine che la affligge.
Chi ha "santificato" la festa? Forse proprio l’uomo salvando con la sua vicinanza la ragazza dalla morte.

DECALOGO 4: "Onora il padre e la madre"
Marito e moglie (almeno così pare), sorpresi in atteggiamenti di serena intimità. La realtà, però, si chiarisce: si tratta di padre e figlia, legati da un rapporto ambiguo e sfuggente. L’uomo parte per un viaggio, la ragazza, sola in casa, è tormentata dal desiderio di aprire una busta da lettere scoperta in un cassetto. La ragazza la apre (forse…), vi scorge le parole della madre, morta di parto: l’uomo che lei crede suo padre, in realtà non lo è. Solo dopo questa rivelazione possono esprimersi liberamente le attrazioni carnali che hanno sempre legato i due personaggi, e che erano sempre state soffocate dall’abominio dell’incesto. Ma forse la ragazza non ha letto davvero quella lettera…

DECALOGO 5: "Non uccidere"
La telecamera, in una fotografia dominata dalle tonalità del giallo-verde, segue i movimenti di 2 personaggi: un giovane difficile,che si aggira senza meta per la città, e uno squallido tassista dai comportamenti fastidiosi e volgari. Il giovane in un raptus di violenza ferina uccide barbaramente il tassista a scopo di rapina. Sarà a sua volta "ucciso" dalla legge del suo paese, condannato all’impiccagione. Sullo sfondo la storia amara di un giovane avvocato, strenuo oppositore della pena di morte. Chi commette il peccato in questione?