“La classe”

 la classe

“La classe” è luogo fisico (e insieme tempo della vita) di condivisioni forzate e individualità nascenti. E’ momento di incontro e di conflitto, coacervo ribollente di diversità “costrette” dentro le mura. Frammentato frammento di società, sineddotico rimando ad un corpo sociale ancora in fieri eppure già drammaticamente imploso dentro sé stesso. E’ quindi (o dovrebbe essere) il luogo ideale per imparare la sintassi della comprensione, la grammatica della convivenza, il valore dell’ascolto, il rispetto dei reciproci “colori”. Compito dell’educatore cercare di trarre l’arcobaleno da un’apparente tavolozza di tonalità discromiche, la melodia dall’accostamento di note e “registri” apparentemente dissonanti. Il film Palma d’oro a Cannes nel 2008 riesce nella difficile impresa di raccontare questa realtà (l’unica realtà possibile nella sempre più multietnica banlieue francese) senza facili didascalismi o sbandamenti retorici. Con lucidità, coerenza e sincerità esemplari. Cucendo sulla pelle dei protagonisti uno sguardo costantemente “ad altezza d’uomo”, che guarda dritto negli occhi e negli occhi coglie l’essenza di una comunicazione molto spesso incapace di farsi “parola”. Al centro del “discorso” di Cantet il concetto di regola, di legge, di nomos. Se imparare le regole è la prima regola da imparare, è altrettanto vero che la regola non può trasformarsi in rigido “regolamento” (di conti) tra vittima e carnefice. La norma non può e non deve diventare arma di repressione o di “demolizione” se la sua vera funzione è la “costruzione” delle identità, la valorizzazione delle reciproche differenze. Fondamentale allora l’esigenza di problematizzare, contestualizzare, attagliare il canone (anonimo, asettico, indistinto) all’individualità e alla diversità di ogni “lingua”. Registri, sguardi, percezioni diverse del reale. Volti come grafemi, inscritti nella profondità di campo di un fotogramma.

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