“Le rose del deserto”

rose del desertoEstate 1940. L’Italia combatte in Libia la più insulsa e dissennata guerra di occupazione. Mario Monicelli, alla bella età di 91 anni, ce ne racconta le "gloriose miserie" col suo sguardo lucido e disincantato. Tra commedia e dramma. Ispirato da due romanzi ("Il deserto della Libia" di Mario Tobino e "Guerra in Albania" di Giancarlo Fusco), "Le rose del deserto" è un bel film, di una semplicità e di una efficacia assoluta. Lineare, pulito, senza troppe concessioni alla retorica o al patetismo, ma sentitissimo. Monicelli è uno che in Libia ci è stato veramente per imbracciare il fucile. Conosce quindi de visu la faccia sporca di una guerra nel deserto troppo velocemente dimenticata: le tempeste di sabbia, la dissenteria, la sete, i bombardamenti e soprattutto la totale impreparazione di un esercito italiano completamente allo sbando. Proprio in tale contesto sceglie quindi di collocare la sua ennesima "Armata Brancaleone", un’altra finta Grande Guerra, un’altra straordinaria accolita di meravigliosi perdenti (perchè "è la sconfitta la vera dimensione umana, quelli che vincono sono pochi, sono usurpatori, sono degli animali", secondo Monicelli). Tre personaggi principali, in uno sgangherato ospedale da campo della Croce Rossa. Alessandro Haber è un maggiore sognatore ed innamorato, che guarda le stelle e scrive lunghissime lettere d’amore alla sua amata, totalmente inadatto al ruolo che ricopre. Giorgio Pasotti è un giovane medico alle prime armi, armato di macchina fotografica e voglia di rendersi utile alla causa. Michele Placido (il migliore del cast, istrionico e mordace) è un memorabile frate Simeone, picaresco domenicano dai modi spicci ma efficaci, partito alla volta dell’Africa da giovane e mai più tornato indietro. A corollario dei tre una serie di personaggi-soldati, ognuno con il suo dialetto, ognuno con le sue piccole miserie da confessare, ognuno con le sue grandi virtù umane. E proprio nel deserto, sotto le bombe, queste virtù anti-eroiche ed arcaiche (come delle rose) acquistano un senso ed un valore inestimabile. Rose del deserto appunto, scolpite e levigate dal vento.

Voto personale: 8

Vi allego il link ad una bella intervista realizzata a Bari nel Luglio scorso, dove il Maestro ci regala qualche perla della sua infinita saggezza… segue una storica passeggiata per i vicoli di Bari vecchia (dedicata a tutti i pugliesi e baresi in ascolto)…