“The Producers”

Apriamo questo 2008 cinefilo in gaiezza con una scoppiettante, travolgente, frizzante incursione nel territorio del musical! Il film di Capodanno di Pickpocket è stato "The Producers", versione cinematografica del fortunatissimo musical andato in scena a Broadway con un numero infinito di repliche. Il musical (e quindi anche questo film del 2005) trae il soggetto da un altro film del lontano 1968, diretto da quel geniaccio deforme di Mel Brooks. Il film si chiamava "Per favore non toccate le vecchiette" e annoverava tra i suoi interpreti il mitico Gene Wilder. A distanza di anni, il buon vecchio Mel ha messo mano alla stesura di un adattamento teatrale di quel film, scrivendone lui stesso addirittura testi e musica (!!!). Rispetto alla versione teatrale il film conserva buona parte del cast originario (Lane e Broderick), e anche per quanto riguarda gli altri attori, bisogna dirlo, si tratta di un gran bel cast: ben assortito e spumeggiante. Nei panni dello squattrinato produttore che rastrella assegni da arzille vecchiette in cambio di profferte sessuali c’è quel turbine di Nathan Lane, poco conosciuto in Italia ma amatissimo negli States. Il sempre sottovalutato Matthew Broderick è invece un grigio e nevrotico contabile che realizza il sogno di una vita indossando il cappello di produttore sotto le insegne luminose di Times Square. A completare il cast uno strampalatissimo Will Ferrel, folle neonazista tirolese che parla con i piccioni viaggiatori, e una magnifica Uma Thurman in versione sexy, bollente nell’attillato vestito bianco di una svedese svampita e dal nome impronunciabile. Ritmo forsennato, diverse belle canzoni, una piacevole atmosfera anni ’50 e dosi massicce di humor melbrooksiano: sberleffi a ripetizione, audaci sfide al buon gusto, neonazismi, ninfomanie, tic e gayismi assortiti. Insomma tutto quello che serve per confezionare due ore di ottimo intrattenimento. Memorabile la coreografia di Nathan Lane seguito da uno stuolo di vogliose vecchiette in girello lungo i viali di Central Park. Una bottiglia di champagne con tante bollicine, offerta dalla premiata cantina "Mel Brooks". Consigliatissimo: ideale per concedersi un po’ di (in)sana divagazione all’insegna del politicamente scorretto.

Voto personale: 7,5

“La pazza storia del mondo – parte I”

pazza storiaDopo Allen, continuo non senza un certo piacere a dilettarmi/dilettarvi con il filone della cosiddetta scuola comica "ebraica newyorkese", passando attraverso la mente bucherellata di un folle come Mel Brooks. "La pazza storia del mondo – parte I" è il film più ambizioso, complesso e divertente (comunque lontanissimo dai livelli assoluti raggiunti da un film come "Frankenstein Junior") che il vecchio Mel, in quasi 30 anni di carriera, abbia portato sugli schermi. Si tratta di una sgangherata e bizzarra cavalcata attraverso i secoli, popolata da personaggi assurdi e venata di goliardia e comicità non-sense. Si parte con una macchiettistica ricostruzione della grama esistenza dell’uomo delle caverne (con un ottimo Sid Ceasar), che si apre con una strizzatina d’occhio allo storico esordio di "2001: odissea nello spazio". Si procede con alcune citazioni veterotestamentarie, su tutte la meravigliosa gag di Mosè che distrattamente manda in frantumi una delle tavole dei 15 comandamenti. Poi si passa ad un lungo segmento centrale ambientato nell’antica Roma: tra vestali ed eunuchi spicca la gigantesca figura di Dom DeLuise, imperatore obeso volgare e dissennato. A seguire un gustoso intermezzo musicale "revisionista" dedicato all’inquisizione spagnola e al losco Torquemada. L’ultima sequenza del film ci conduce in una poverissima Parigi, nei giorni decisivi della rivoluzione francese e del Terrore. Nel finale ci vengono proposte alcune assurde anticipazioni circa il contenuto del fantomatico secondo capitolo della saga (in realtà mai uscito). Film godibile a sprazzi. Lo stile di Mel Brooks, per quanti non lo conoscessero, si è sempre fondato sulla fusione di più livelli e sfumature comiche, che vanno dalla volgarità più triviale al rimando per il pubblico colto. In questo film questa dicotomia si avverte più del solito. Alla fine comunque, magari rinunciando a qualche dose di eleganza e di finezza, si ride di pancia in parecchie scene. Mel interpreta quattro ruoli da protagonista, e la voce narrante nella versione originale è , incredibile dictu, quella di Orson Welles.

Voto personale: 6 e 1/2