“Funny Games”

Che l’atto masturbatorio sia una pratica utile e sacrosanta è fuori discussione. Recenti ricerche sostengono che tale buona abitudine ridurrebbe di molto l’incidenza dei tumori alla prostata nell’uomo e che addirittura estenderebbe i suoi benefici effetti agendo anche sull’apparato-cardiocircolatorio (oltre che, ovviamente, sul tono dell’umore). Che questo tipo di pratica (solitaria a dir poco, per non dire solipsistica) possa però risultare altrettanto utile al cinema, quando si tenta di riversare su schermo bianco ossessioni di carne che possano però in una qualche misura essere con-divise insieme allo spettatore, è tutto da vedere. Soprattutto bisogna essere parecchio bravi e originali per riuscire nell’impresa. Il recente "Funny Games" di Micheal Haneke è un film che volutamente e ossessivamente, sin dal lancio pubblicitario, si auto-proclama "cattivissimo", efferato, crudele. Addirittura arriva a costruirsi addosso lo statuto di ideale erede di un film come "Arancia Meccanica". Paragoni pesanti. Che alla prova dei fatti si dissolvono come neve al sole, visto che tra l’altro la tanto reclamizzata "violenza" alla fine viene quasi sempre lasciata fuori campo. Insieme alle idee. Lo sgomento assume poi proporzioni più inquietanti quando si viene a sapere che lo stesso regista ha già realizzato lo stesso film (proprio lo stesso, ma con un cast diverso) la bellezza di 11 anni orsono. Aspetto che inizia a gettare una luce sinistra sul personaggio Haneke e su questo bizzarro progetto, in palese odore di onanismo.

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Da queste parti il film non è piaciuto per nulla, credo lo si sia intuito dal piccato preambolo. La sensazione percepita dal sottoscritto al termine della visione del film è stata monoliticamente una e una sola: glaciale freddezza, obitoriale freddezza. Al di là della bella fotografia di Darius Khondji e delle buone performance di Naomi Watts e Tim Roth praticamente nulla. Tanto per cominciare i "games" sono tutt’altro che "Funny", spesso addirittura scivolano nella deriva del "Silly". Davvero troviamo "Funny" un giochino che si chiama "Il gatto nel sacco" in cui un povero bambinetto con la testa in una federa rischia l’asfissia? è questo il massimo dell’originalità o del "funny" a cui è lecito aspirare? abbastanza penoso: per il bimbo e per noi. La vetta del ridicolo credo comunque si tocchi in altri attimi di svergognato auto-compiacimento "autoriale" che non anticipo per non rovinare la sorpresa a quanti non hanno ancora avuto la (s)fortuna di vederlo. Insomma il vuoto pneumatico. Non mi dilungo oltre. Rischierei di prendere una mazza da golf e ferire qualcuno.

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