“Kamasutra”

Dal Tibet all’India il passo è breve. Decidiamo di farci un salto aiutati dallo sguardo di una "donna regista" tra le più importanti di tutto il cinema contemporaneo: Mira Nair, vera matriarca del cinema nato sulle rive del Gange. Il suo "Kamasutra" è la ricostruzione fedele ed appassionata di un lontano XVI secolo, epoca di giovani vergini promesse spose, di principi crapuloni e di inebrianti fumerie d’oppio. Nel "Libro dell’amore" è racchiusa l’arte dell’uso del corpo per ottenere la seduzione e la soddisfazione psico-fisica del partner. Eros e carnalità quindi, ma orientati alla scoperta dell’amore vero e alla piena maturazione dell’essere. La splendida Maya, protagonista del film (e sicuramente la cosa che più "colpisce" di tutta la pellicola) ha compreso queste fondamentali verità e cerca di mettere in pratica gli insegnamenti della ars amatoria trasmessigli dalla sua insegnante, donna avveduta e profonda conoscitrice della vita in tutte le sue sfumature. Sulla sua strada incontrerà l’amore, sotto le fattezze di uno scultore dai nobili natali. Ma la potenza devastante della "carne" sarà usata dalla giovane protagonista anche come chiave di riscatto sociale e di derisione nei confronti di un potere sempre più disfatto e decaduto. La ragazza cercherà di sfruttare le armi in suo possesso per ottenere una vittoria sulle rigide gerarchie sessiste e oligarchiche del suo paese. A prezzo anche di alcune dolorose rinunce.

kamasutra

Melò policromo e di elegantissima fattura, dominato dai colori caldi delle stoffe orientali (ocra, arancio, rosso, azzurro) e imbevuto delle fragranze conturbanti di oli ed incensi pregiati. Un film tutto al femminile “su donne forti che non hanno paura di celebrare la propria sessualità e che hanno trovato una strada all’amore completo”, come affermato dalla stessa regista. Splendida la ricostruzione storica e scenografica: tutto, dai magnifici costumi alle sfarzose location, contribuisce a rendere piacevole e suadente la visione di questo raffinato "affresco mogul". Purtroppo diverse sono le carenza di sceneggiatura: storia dall’andamento abbastanza prevedibile, personaggi "di contorno" un po’ monodimensionali (si pensi al Principe, individuo in preda ad uno stato di eccitazione sessuale continua) e nel complesso ritmo un po’ sottotono. Comunque consigliato: occasione da non perdere per chi fosse interessato a viaggiare su un “tappeto volante” fatto di celluloide verso mete di esotica e fascinosa bellezza.

[***1/2]