“World Trade Center”

Premetto che Oliver Stone per il sottoscritto non è un regista di culto, volendo usare un garbato eufemismo. Mi sono spesso risultati indigesti i suoi polpettoni grondanti montaggi iper-realisti e trasudanti bollori ideologici. Tra l’altro da qualche anno a questa parte Stone passa con disinvoltura dai documentari sulla Cuba di Fidel Castro ai blockbuster-peplum trans-gender computerizzati: una linea di condotta artistica a dir poco singolare, per un regista che si è sempre definito "impegnato". Fatte queste doverose e dolorose premesse, giungo al controverso "World Trade Center". Ho rimandato più volte la visione sostanzialmente per il timore di vedere un film idiota (o peggio "politico") su un evento che, nei fatti, ha cambiato il corso della storia contemporanea. Invece, devo ammetterlo, ho visto un film scevro da pericolose dietrologie. Un film che si concentra solo e soltanto su quello che è avvenuto quel giorno, lasciando da parte il prima e il dopo. Un film che trasporta lo spettatore dentro, anzi sotto le macerie di quell’ecatombe. Certo si può discutere poi sulla opportunità di girare un film su un evento del genere (qualcuno ha gridato alla pornografia), soprattutto se lo si gira a meno di 5 anni di distanza da tale evento, quando l’onda lunga della catastrofe è tutt’altro che placata. E’ indubbiamente una scelta controversa, e di certo non del tutto condivisibile. Forse sarebbe stato meglio lasciar sedimentare ancora per qualche anno la cenere di quei ricordi. O forse sarebbe stato giusto che il cinema, nel suo innegabile essere effimero e nella sua spesso dimenticata (e secondo me non superabile) superficialità, facesse un bel passo indietro, o magari due, rinunciando completamente a raccontare quello che è successo quel giorno. All’insegna di un pudore del ricordo oggi messo sistematicamente da parte, in favore delle piazzate, delle emorragie televisive di sentimenti, della melassa mediatica che tutto inghiotte e tutto vomita. O forse no. Forse è stato giusto raccontare quegli eventi. Forse è stato persino necessario. Una specie di monito: guardate cosa è stato capace di produrre la stupidità umana. 2749 vittime, di 130 nazionalità diverse. Una ferita planetaria. Vittime dei fondamentalismi, del buio della ragione, della totale assenza di senso, della assoluta mancanza di rispetto per la dignità umana. Dinanzi ad un simile spettacolo e ad un dilemma del genere, francamente non so dare ancora una risposta.

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