“The Hurt Locker”

La guerra di Kathryn Bigelow è una allucinata decomposizione di sensi e distanze. E' l'idea della distanza (del percorrere uno spazio, del colmare un vuoto di presenza) al centro dello sguardo costantemente agitato, schizoide, elettrificato dentro cui siamo come in ostaggio durante l'intera visione/esperienza di "The Hurt Locker". La prima "distanza" percorsa è quella dell'obiettivo della macchina da presa di Kathryn Bigelow, per tutto il film arretrato e avvicinato all'oggetto ripreso lungo il binario impazzito di uno zoom/contro-zoom compulsivo e parossistico. Le altre (innumerevoli) distanze colmate nel film sono quelle che separano i proiettili dai loro bersagli, le cariche inesplose sepolte sotto la sabbia dai corpi degli artificieri chiamati a disinnescarle, le vite dei soldati dalle loro improvvise deflagrazioni.
Lo spazio è quello assolato, polveroso, materico, sudato di un Iraq che è più un luogo della mente che una coordinata geografica su un planisfero. L'incrocio di traiettorie (di pallottole, sguardi, schegge) produce nel (magnifico) film della Bigelow (vale la pena di ribadirlo: una delle più grandi donne con la macchina da presa) un potentissimo effetto di distorsione percettiva e teleologica. Perso di vista il quadro d'insieme (quello che, per capirci, interessava a De Palma nel suo "Redacted"), catapultati in pieno campo minato, superate di slancio tutte le distanze di sicurezza, a dominare sulla comprensione è la partecipazione. Sensoriale in primis. Tutto il resto (la disamina delle ragioni di morte della guerra e il tentativo di denunciare quel "game over") viene consapevolmente lasciato fuori campo. Ad essere messo "a fuoco" è il bio-feedback distorto della dipendenza dal dolore fisico, dal rischio (possibile, e passibile) di annullamento totale ed istantaneo. 

Come sempre nel cinema di Kathryn Bigelow, la pellicola riesce a transustanziarsi in sincopato elettroencefalogramma per immagini, action-painting neuro-sensoriale, ipercinetica esplosione di colori, movimenti, suoni, segni. Supportato dalla ottima fotografia di Barry Ackroyd (curiosamente passato negli scorsi anni anche attraverso un cinema così antitetico a quello della Bigelow come quello di Ken Loach), il film riesce perfettamente nello scopo di trasferire la pienezza sensoriale di un violento conflitto di corpi dentro un torrido contrasto di luci. E colori: i colori primari (rosso, verde) dei fili dei detonatori, il rosso dei corpi-bomba insanguinati, l'ocra del deserto, l'arancio delle fiamme. L'impressionante esplosione all'inizio del film è stata ripresa utilizzando una speciale macchina da presa in grado di catturare 50000 fotogrammi al secondo. Ennesimo impetus di frammentazione infinitesimale, ennesimo punto di rottura che partorisce schegge incandescenti capaci di penetrare occhi, stomaci, cervelli. Innescando il loop perverso di una Storia che, fuori da ogni logica, si riavvolge su sè stessa come un nastro di Moebius alla nitroglicerina.

[**** 1/2]

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And the Oscar goes to…

Mai come quest'anno la corsa alle statuette dorate si preannuncia combattuta e avvincente. A fare da contorno al duello in (ex) famiglia Bigelow-Cameron ci sono in gara cineasti come Quentin Tarantino e i fratelli Coen. E per la statuetta per il miglior film sono in lizza ben 10 pellicole, come non accadeva da decenni. La redazione di Cinedrome ha provato a lanciarsi in un divertente gioco dei pronostici. Una via di mezzo tra l'auspicio personale e la ragionevole previsione. Dite la vostra, vediamo chi riesce a beccarne di più. Qui la lista completa di tutti i nominati.

MIGLIOR FILM: The Hurt Locker

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: Sandra Bullock per The Blind Side

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: Morgan Freeman per Invictus

MIGLIOR REGISTA: Kathryn Bigelow per The Hurt Locker

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Ethan Coen e Joel Coen per A Serious Man

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: Nick Hornby per An Education

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Christoph Waltz per Bastardi senza gloria

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Penélope Cruz per Nine

MIGLIOR CANZONE: Randy Neman, "Down in New Orleans" per La principessa e il ranocchio

MIGLIOR COLONNA SONORA: James Horner per Avatar

MIGLIOR FILM STRANIERO: Il nastro bianco (Germania)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE: Up

MIGLIORI EFFETTI VISIVI: Joe Letteri, Stephen Rosenbaum, Richard Baneham e Andrew R. Jones per Avatar

MIGLIORE SCENOGRAFIA: Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair per Avatar

MIGLIOR MONTAGGIO: Bob Murawski e Chris Innis per The Hurt Locker

MIGLIOR FOTOGRAFIA: Barry Ackroyd per The Hurt Locker

MIGLIORI COSTUMI: Monique Prudhomme per Parnassus: l'uomo che voleva ingannare il diavolo

MIGLIOR TRUCCO: Aldo Signoretti e Vittorio Sodano per Il Divo

MIGLIOR SONORO: Christopher Boyes, Gary Summers, Andy Nelson e Tony Johnson per Avatar