“La magnifica preda”

Prendete le labbra morbide e sensuali di una come Marilyn Monroe…prendete la faccia da schiaffi di uno come Robert Mitchum… mettete le due cose insieme nel cinemascope d’alta classe di Otto Preminger. Ne otterrete una specie di bizzarra favola western, con qualche scena d’azione, un bambino e vari momenti musicali. Turgido romanticismo e pistolettate, polverosi saloon e baldanzosi gamblers. "La magnifica preda" (1954), inattesa incursione di Preminger nel western, è un film atipico, per molti versi non riuscito. La sceneggiatura ha le sue debolezze in certe lungaggini, in certi raccordi narrativi tirati per i capelli, in un grondare un po’ melenso di buoni sentimenti ed in un finale risolto in modo frettoloso alquanto. La mano del regista, poi, (lo si avverte) non è che sia proprio a suo agio nel manovrare il genere (del tutto nuovo, e mai più frequentato successivamente dal regista austriaco)…forse anche la componente musicale, nell’economia del film, appare un pochino eccessiva. Però però però: non capita certo tutti i giorni di vedere due così nella stessa inquadratura. Due Mostri con la M maiuscola (come quello di Dusseldorf): Mitchum & Monroe…Il piacere che nasce da certi scambi di battute, di sguardi, di allusioni tra quei due lì vale almeno quanto una inquadratura fatta bene, quanto una scelta azzeccata di fotografia, quanto una trovata ingegnosa di sceneggiatura…E poi Marilyn che canta "Love is a traveller on the River of no return" non è certo roba da poco…

“Carmen Jones”

Carmen JonesMusical tra i più singolari per svariati motivi è sicuramente il poco conosciuto, ma godibilissimo, "Carmen Jones" del lontano 1954. Il primo motivo che rende "Carmen Jones" una pellicola a dir poco speciale è il seguente: si tratta di una versione americanizzata (i puristi sono avvisati), ambientata durante la seconda guerra mondiale, della straordinaria "Carmen" di Georges Bizet. Le partiture usate furono in gran parte le stesse dell’opera originale ed i testi in lingua inglese furono scritti per la versione teatrale di Broadway dallo storico paroliere Oscar Hammerstein II. La seconda ragione che potrebbe portarvi a scegliere di vedere questo film sta nell’utilizzo esclusivo di attori di colore, per quello che fu definito il primo "all black" musical della storia del cinema. E per essere nel 1954, mi pare si sia trattato di una gran bella conquista per la comunità afro-americana. I due personaggi protagonisti, al centro di una fiammeggiante storia di passione e tradimento, sono interpretati da Harry Belafonte e dalla sensuale Dorothy Dandrige, completano il cast Olga James e una serie di ottimi caratteristi. Il terzo motivo (last but not least, come si dice) sta nel fatto che in cabina di regia, per questa singolarissima produzione, ritroviamo un nome ben conosciuto al pubblico cinefilo di tutto il mondo: il grandissimo Otto Preminger, regista di capolavori immortali ("Anatomia di un omicidio", "Vertigine", "L’uomo dal braccio d’oro"), l’ultimo regista al mondo che avremmo potuto associare ad un film del genere (!). Davvero una filmografia ricchissima e molto eterogenea quella di Preminger, che quindi può annoverare anche un musical nel suo palmares. La mano del grande regista comunque si vede in qualche bel passaggio e soprattutto nell’uso mirabile del cinemascope e del technicolor (dai colori vividi e brillanti come non mai). Una insolita vena eversiva e provocatoria , poi, innescata dal conturbante erotismo della protagonista pervade tutto il film, rendendolo certamente in anticipo rispetto ai tempi. Ci sono attacchi (nemmeno troppo velati) all’esercito, all’istituzione familiare e al ruolo di sottomissione della donna nella società americana. Tutto poi per bocca, detto (e cantato) , da personaggi di colore. Non piacque alle istituzioni, i critici lo stroncarono, il pubblico ne sancì l’immediato successo. Ritmato, focoso, divertente. Un bell’esempio di contaminazione tra generi e tra "livelli" di comunicazione diversi. Raccomandato. Titoli di testa di Saul Bass, da non perdere.

Voto personale: 8