Double Beat Takeshi

In attesa del ritorno in laguna del grande “Beat” Takeshi Kitano con il suo “Achille e la tartaruga” una essenziale rispolverata a due suoi piccoli (grandi) capolavori scolpiti in immobilità e silenzi, intrecciati tra loro dal filo conduttore comune del mare. Abisso di solitudini e di morte, luogo di autodistruzione e palingenesi. “Il silenzio sul mare” è appunto la pellicola che per prima ha fatto conoscere lo straordinario talento visivo di Kitano al pubblico dei Festival internazionali. Opera di rarefatta bellezza, racconta un’assenza di comunicazione verbale in grado di caricare di senso e di necessità ogni gesto e ogni sguardo. Azione sublimata attraverso la bressoniana fissità dell’immagine in puro distillato di emozione. La stessa compostezza, la stessa delicatezza di tocco quasi naif si ritrova, insanguinata da improvvisi scoppi di brutale violenza ed erosa da un cupo senso di morte, in “Sonatine”. Uno dei migliori gangster movie del cinema di tutti i tempi, in bilico sullo stretto cordone che separa la tragedia dalla commedia come molta parte del cinema di questo cineasta. Una inesorabile, composta marcia di avvicinamento alla morte, non priva di momenti di spiazzante humor nero e impreziosita da alcune geniali “Kitanate”. Forse in questi due film (e nei di poco successivi “Hana-Bi” e “L’estate di Kikujiro”) l’apice di una filmografia che a detta di molti negli ultimi tempi sembra essersi un pochino persa per strada alla ricerca di nuove vie. Noi comunque da queste parti siamo fiduciosi: un paradosso di Zenone in salsa Beat difficilmente potrà lasciarci indifferenti. Ne siamo certi. Con tale fervida speranza nel cuore “Cinedrome” si ferma per una settimana. Settimana lagunare e con tutta probabilità intensamente cinefila. Non promettiamo aggiornamenti in tempo reale circa le cronache festivaliere, per i quali invece rimando i lettori di Cinedrome interessati qui e qui. La redazione di questo blog sarà a tutti gli effetti in vacanza per almeno sette giorni, ma al ritorno di certo ci sarà tempo e modo per lanciarsi in appassionate riflessioni circa la selezione lagunare. “Estote parati”. Saluti, e ci rivediamo a Settembre.

Masters of light/ IV

Gabriel Figueroa

  • Que viva Mexico!, Sergei Eisenstein (1932)
  • La croce di fuoco, John Ford (1947)
  • I figli della violenza, Luis Bunuel (1950)
  • El, Luis Bunuel (1953)
  • Nazarin, Luis Bunuel (1959)
  • L’angelo sterminatore, Luis Bunuel (1962)
  • La notte dell’iguana, John Huston (1964)
  • Simon del deserto, Luis Bunuel (1965)
  • Sotto il vulcano, John Huston (1984)<!–

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  • Masters of light/ III

    Giuseppe Rotunno

    Masters of light/ II

    "Everybody deserves a little light, don’t they? "

    Conrad L. Hall

  • I morituri, Bernhard Wicki (1965)
  • Detective’s story, Jack Smight (1966)
  • I professionisti, Richard Brooks (1966)
  • Nick mano fredda, Stuart Rosenberg (1967)
  • A sangue freddo, Richard Brooks (1967)
  • Butch Cassidy, George Roy Hill (1969)
  • Fat city – città amara, John Huston (1972)
  • Il giorno della locusta, John Schlesinger (1975)
  • Il maratoneta, John Schlesinger (1976)
  • American Beauty, Sam Mendes (1999)
  • Era mio padre, Sam Mendes (2002)