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“Onora il padre e la madre”

E’ senza dubbio un periodo fertilissimo per il cinema americano. Come tutti i "periodi di transizione" ha suggerito qualcuno: può darsi. Lo conferma questo felice ritorno alla regia di un veterano come Sidney Lumet. La dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i leoni di razza sono capaci di ruggire anche alla bella età di 84 anni. Ancora una nerissima tragedia americana in "Onora il padre e la madre" ("Before the Devil knows you’re dead" nel titolo originale), una storia di figli che ammazzano padri che ammazzano figli, un incubo tremendamente reale perchè immerso nel peggiore dei mondi possibili: un deserto senza Dio e senza Uomini. Ancora un cupo e disperato affresco di anime alla deriva alla ricerca del filo di Arianna delle loro esistenze.   Sceneggiatura quasi perfetta, partorita dalla penna della giovane Kelly Masterson, e costruita su una reiterazione di flash-back "in soggettiva" che come in un caleidoscopio tendono a frammentare gli eventi narrati e a ricomporli secondo un ordine tutto "interno alle coscienze". Con un uso interessante delle tecniche di montaggio e posizionando ogni tassello al posto giusto, Lumet costruisce un racconto teso, serrato, con solo qualche piccolo calo di ritmo e che forse soltanto nel finale indulge ad un patetismo un po’ troppo "turgido" (almeno per i miei gusti). Lumet si conferma comunque come uno dei più abili narratori di storie che il cinema abbia mai conosciuto. Davvero ottima anche la prova del terzetto di attori protagonisti. Il fatto che Philip Seymour Hoffman sia uno dei migliori (se non il migliore) della nuova leva è una evidenza che appare sempre più palese di film in film. Molto buone anche le interpretazione di Ethan Hawke, a tratti sorprendente, e del grande Albert Finney. Purtroppo non giova a questo film essere uscito nelle sale dopo una vera e propria raffica di capolavori, e soprattutto alla fine di una lunga serie di laceranti (e violentissimi) drammi esistenziali tutti profondamente e radicalmente americani. Per una singolare coincidenza di tempi e (probabilmente) di umori, il film di Lumet ha per esempio parecchi punti di contatto con l’ultima opera di un altro Grande del cinema americano come Woody Allen: un altro "Detour" in chiave moderna, un’altra storia di famiglie fatte a pezzi, un’altro apologo su fratelli di sangue con le mani insanguinate, un’altra discesa agli inferi con biglietto di sola andata.

 

[***1/2]