“Il discorso del Re”


 

Albert Frederick Artur George Windsor (Colin Firth) è il figlio minore di Re Giorgio V d’Inghilterra. E’ sposato con Elizabeth (Elena Bonham Carter) e ha due figlie. Una delle due, di lì a  qualche anno, avrebbe cominciato a portare quella corona che ancora oggi è ben salda sulla sua regale testa. Alla morte dell’anziano sovrano, e dopo che suo fratello maggiore Edward a causa della relazione non approvata con l’americana Wallis Simpson è costretto ad abdicare, è sua la pesante responsabilità di condurre l’Inghilterra verso gli anni bui del secondo conflitto mondiale. Albert però ha un grosso problema: serissime difficoltà nell’articolare un discorso in pubblico. Si affida quindi alle cure di Lionel Hogue (un delizioso e bravissimo Geoffrey Rush), logopedista dai metodi abbastanza anticonvenzionali e, soprattutto, egualitari. La prospettiva che della monarchia inglese offre il film di Tom Hooper, omaggiato da una messe di nomination, è questa, ed è assolutamente interessante. E’ quella di un Re che gioca “in trasferta” la sua partita nella studio di Hogue accettandone le regole e che per curare il suo disturbo è costretto a spogliarsi della sua regalità, fino a farsi prima intimo confidente poi sincero amico del suo terapeuta. L’unica possibilità di guarigione sembra passare infatti solo attraverso l’apertura interiore che Albert, impegnato per tutta la vita a incarnare la ragione di stato e il protocollo, forse non ha mai condiviso con qualcuno che gli potesse essere davvero amico. Tutto il film di Tom Hooper è quindi un lungo, coinvolgente e articolato prologo all’ottimo finale, in cui si esplicita e si compie il “miracolo” del discorso del Re del titolo, quello radiofonico di Re Giorgio VI (Bertie per Lionel Hogue) di ingresso dell’Inghilterra nella seconda guerra mondiale. E’ singolare che per fare da contrappunto musicale al fluire del discorso (musicale anch’esso, segnato da accenti e pause come una partitura) Tom Hooper abbia scelto la Sinfonia n.7 in A maggiore di Beethoven: le stesse poderose note aprono anche un recente e importante film, diversissimo da questo, sottolineando un altro potente momento di decisiva, dilatata sospensione temporale. Ad eccezione del finale, di grande portata evocativa in quanto momento storico per il Re e per la patria, “Il discorso del re” è un solidissimo film di attori e di parole, privo di particolari slanci o novità sul piano registico o della sceneggiatura, ma comunque impeccabile ed attento tanto nella ricostruzione storica quanto nella caratterizzazione dei due personaggi principali. In chiave Oscar un avversario molto temibile per tutta la concorrenza.

[*** 1/2]

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