“Killer Joe”

Il bene e il male hanno spesso gli stessi occhi. Occhi che fanno male, che tagliano come lame gelide o bruciano come tizzoni ardenti. La violenta irruzione di Killer Joe, ultimo strepitoso detour del leggendario William Friedkin (Il braccio violento della legge, L’esorcista,Vivere e morire a Los Angeles) tratto da una fortunata piece teatrale di Tracy Letts, in Sala Grande (davanti ad un pubblico di notabili in abito da sera) ed in concorso nella affollatissima competizione veneziana di quest’anno, ce lo ricorda e spezza una volta di più l’incantesimo della manichea distinzione tra redenti e dannati, raccontando la discesa all’inferno di un magnifico bifronte di celluloide. Killer Joe (un eccellente Matthew McConaughey in odore di Coppa Volpi), uomo di legge di giorno e brutale sicario di notte, sintesi ambulante di tutto il conflitto/antitesi che agita il cinema di Friedkin diviso da sempre tra legge dei codici (e delle unifomi) e giustizia degli uomini, è però’ qualcosa di più di una semplice fuga nel pulp. Come Friedkin ha dichiarato “Killer Joe è la storia di Cenerentola, con la differenza che il suo principe azzurro è un sicario. Ed è anche uno sceriffo del Dipartimento di polizia di Dallas. Il titolo e la trama possono dare l’idea di un soggetto cupo e oscuro, io in realtà lo trovo decisamente divertente”. Humor nerissino quindi, ma anche sesso, violenza, ritmi serrati nei meccanismi di una sceneggiatura affilatissima. Una regia di grande impatto visivo e dal taglio netto e deciso, come sempre in Friedkin protesa a palpare la materia tangibile del reale/male. Un’ottima colonna sonora che rilegge lo spartito dei grandi western americani, con toni tra il semiparodistico e il nostalgico. Ed un Texas ritrovato in Louisiana, a New Orleans, illuminato dai lampi di un violento temporale (il castigo degli Dei che si prepara?) e da qualche fiamma inestinguibile che brucia nella notte anche sotto il diluvio. Ingredienti che hanno decretato l’immediato successo del film presso il pubblico più giovane della Mostra. E che rischiano di complicare non poco la sua circolazione nelle sale. Il film non ha ancora superato alcun vaglio di censura e la sua distribuzione mondiale è stata già programmata addirittura per l’autunno 2013. Ci sarà da aspettare, incrociamo le dita. Nel frattempo gli assegniamo il titolo ufficiale di bad-ass movie della Mostra del 2011. Una salutare boccata d’aria fresca e di grande cinema, antidoto alla appiccicosa melassa buonista che ammorba soprattutto il cinema di casa nostra. Il ruggito di un vecchio leone che non ha nessuna intenzione di smettere di divertirsi. Con un anno di anticipo e Tarantino in giuria avrebbe avuto forse più possibilità di vincere un premio importante.

[**** 1/2]

Pubblicato anche su Paper Street

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